Il ministro del cuore di Kirchner è bello, giovane e molto statalista
L’ha girato la figlia aspirante regista il videomessaggio con cui Cristina Fernández de Kirchner, presidenta dell’Argentina, annunciava il suo ritorno alla politica dopo sei settimane di convalescenza da un’operazione al cervello. Seduta su un divano color panna, Kirchner teneva in braccio un cucciolo bianco. “E’ il cagnolino che mi aveva promesso Hugo Chávez”, “me lo ha portato suo fratello, spero che non mi faccia la pipì addosso”, raccontava radiosa.

L’ha girato la figlia aspirante regista il videomessaggio con cui Cristina Fernández de Kirchner, presidenta dell’Argentina, annunciava il suo ritorno alla politica dopo sei settimane di convalescenza da un’operazione al cervello. Seduta su un divano color panna, Kirchner teneva in braccio un cucciolo bianco. “E’ il cagnolino che mi aveva promesso Hugo Chávez”, “me lo ha portato suo fratello, spero che non mi faccia la pipì addosso”, raccontava radiosa. “E’ stato un momento difficile”, d’altronde “la capocha es la capocha”, ha detto, usando un italianismo che esiste solo nell’italianizzata Argentina. Su internet il video della presidenta è già materia di “listicle”, elenchi ironici dei momenti più divertenti. Il preferito è il siparietto con il cagnolino Simon (come Bolívar), che non la smetteva di muoversi: “Basta Simon, che poi dicono che i chavisti sono cattivi”.
Kirchner è tornata al potere in un momento di burrasca. Venti giorni fa alle elezioni legislative e locali i partiti governativi hanno deluso tutte le aspettative, hanno ottenuto una maggioranza risicata (che riduce le possibilità di Kirchner di ottenere la modifica costituzionale necessaria a un terzo mandato nel 2015) e perso alcune province chiave, tra cui quella di Buenos Aires. Mentre ancora la presidenta si riprendeva dall’operazione i media avevano iniziato a parlare di “fine del kirchnerismo”. Per questo, pochi istanti dopo la pubblicazione del video su divano color panna, la Casa Rosada ha diramato un comunicato con cui si annunciava un rimpasto di governo. Dentro Jorge Capitanich, ex governatore della provincia di Chaco e da mercoledì capo del gabinetto di governo, promosso Axel Kicillof, pupillo della presidenta, da vice a ministro dell’Economia, fuori (a volere la sua testa, si vocifera, sarebbe stato proprio Kicillof) il potente ministro del Commercio, Guillermo Moreno, spedito (è in arrivo tra pochi giorni) a Roma come funzionario economico dell’ambasciata argentina – un esilio nemmeno troppo dorato per l’uomo che dal 2006 ha avuto l’ultima parola su ogni aspetto dell’economia, che ha falsificato i dati spaventosi dell’inflazione, che in modo sospetto ha moltiplicato il suo patrimonio personale negli anni al ministero, che fino all’ultimo ha tentato di manipolare i prezzi dei beni per ingraziarsi gli elettori. Cambi sono stati annunciati anche al ministero dell’Agricoltura e alla Banca centrale.
Gli uomini forti del governo, ora, sono Capitanich e Kicillof. Dei due quello che ha attirato l’attenzione dei media è il secondo, quarantenne adorato dalla presidenta, occhi azzurri, look da ragazzino, il contrario del baffetto fuori moda di Moreno. Economista appassionato di Marx, tesi di dottorato su Keynes, Kicillof è visto dai giornali di opposizione (recentemente bastonati da una legge sui media al limite del regime censorio) come il “secondo stadio del morenismo”, come l’uomo che renderà definitiva la morsa dello stato (e del clan Kirchner, Kicillof è grande amico del figlio di Cristina) sull’economia del paese. E’ quello che il giovane ministro fa dall’inizio della sua carriera. Era tra i dirigenti della compagnia aerea argentina quando questa fu nazionalizzata nel 2008, nel 2012 è diventato famoso (con tanto di copertina su Vanity Fair in costume da bagno, moglie e figlio neonato al seguito) dopo aver guidato il processo di nazionalizzazione (la “riconquista”) delle risorse petrolifere argentine a danno della spagnola Repsol. Da allora si è guadagnato un pass d’ingresso privilegiato nella residenza presidenziale e ha convinto la presidenta, se ce ne fosse stato bisogno, che la pianificazione statale “è l’unica che funziona sul lungo e medio periodo”. E’ un classico del peronismo. E quando si parla di peronismo, a Cristina si illuminano gli occhi.