Il dominio dell’algoritmo che ci riguarda da vicino

6 MAG 19
Ultimo aggiornamento: 00:13 | 7 MAG 19
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S i sente dire di frequente : il nostro mondo è dominato dall’algoritmo. E’ una di quelle frasi che possono raccogliere significati eccezionali, ma che senza un contesto non vogliono dire niente. Già è difficile immaginare cos’è “l’algoritmo”, grande e incompresa metafora dello strapotere tecnologico; se in più si associa l’algoritmo alla dominazione mondiale, allora diventa difficile raccapezzarsi. “Hello World”, libro della matematica Hannah Fry da poco pubblicato da Bollati Boringhieri, ha il pregio di trasformare il fantomatico “dominio dell’algoritmo” in esperienze tangibili, e spiegate in maniera così semplice da essere a prova di ogni età e istruzione formale. Per esempio, in alcuni paesi come gli Stati Uniti, ormai sono gli algoritmi a decidere in buona parte la pena che dovranno scontare i condannati. Molti tribunali, infatti, si avvalgono di sistemi automatizzati che calcolano la possibilità di recidiva di ciascun condannato in base a parametri come la fedina penale, il sesso, l’età, la classe sociale di appartenenza (ci sono state molte proteste sul fatto che più povero sei meno possibilità hai di ottenere i domiciliari). Gli algoritmi prendono molte decisioni che riguardano direttamente gli esseri umani anche in campi come la sanità e il fisco, e ne prenderanno sempre di più mano a mano che la società diventerà connessa.
Per ora, la reazione dei cittadini non è di diffidenza, come ci si aspetterebbe, ma di estrema fiducia. Hannah Fry racconta il caso esemplare di un uomo che ha rischiato di cadere in un burrone con la sua auto perché così diceva il navigatore satellitare.