Rosanna Natoli (foto dal sito del Csm)

retroscena

Natoli non molla la poltrona al Csm (che le toglie qualsiasi compenso)

Ermes Antonucci

La consigliera laica eletta in quota FdI, sospesa a settembre dopo lo scandalo sul suo incontro privato con una giudice sotto procedimento disciplinare, non si dimette. Così il Csm le ha sospeso ogni compenso. Per una volta non si è costretti ad assistere al paradosso di una funzionaria pubblica pagata per non fare niente

Sospesa dal Consiglio superiore della magistratura da sette mesi, senza percepire un euro. E’ questa la condizione in cui si trova dallo scorso settembre la consigliera laica del Csm Rosanna Natoli (eletta dal Parlamento in quota FdI), travolta da uno scandalo con al centro la registrazione audio di un suo incontro privato in cui elargisce suggerimenti a una giudice incolpata davanti alla sezione disciplinare del Csm, di cui Natoli faceva parte, e in cui vìola per sua stessa ammissione il segreto della camera di consiglio. Un comportamento evidentemente incompatibile con la permanenza al Csm, ma Natoli (nei cui confronti è stata aperta un’indagine per rivelazione di segreto d’ufficio) ha rifiutato qualsiasi invito a dimettersi, costringendo i colleghi a sospenderla. Secondo quanto appreso dal Foglio, dopo la sospensione della consigliera (senza precedenti) gli uffici amministrativi del Csm – d’accordo con il comitato di presidenza e, si sussurra, anche con il favore del capo dello stato, che è presidente del Csm – hanno deciso non solo di sospendere a Natoli l’elargizione della retribuzione e delle indennità, ma anche di non riconoscerle alcun assegno alimentare. Da settembre, dunque, Natoli si ritrova sospesa senza percepire alcun compenso. Una linea che può apparire scontata ma non lo è.

 

Basti pensare che ai magistrati che vengono sospesi dall’attività in seguito a una sanzione disciplinare viene comunque riconosciuto un assegno alimentare che, paradossalmente, spesso ammonta anche a migliaia di euro. E’ il caso, tanto per citare un esempio, dell’ex pm di Trani Michele Ruggiero, condannato in via definitiva per tentata violenza privata su testimoni, e sospeso per due anni dal lavoro dal Csm. Un anno fa la corte di Cassazione ha confermato la sanzione, rendendola esecutiva. Da allora Ruggiero non svolge l’attività di magistrato ma, come previsto dalla legge, percepisce un assegno alimentare di circa 4.500 euro al mese. Per non fare niente. 

 

La decisione del Csm di sospendere qualsiasi retribuzione a una consigliera che di fatto non sta svolgendo alcuna attività è dunque da accogliere positivamente. Per una volta non si è costretti ad assistere al paradosso di una funzionaria pubblica che viene pagata per non fare niente. Intanto l’indagine per rivelazione di segreto d’ufficio, aperta a Roma, è stata trasferita a Catania per competenza territoriale.

 

Natoli è vicinissima al presidente del Senato Ignazio La Russa. Semi-sconosciuta avvocata penalista, Natoli è stata assessora e consigliera comunale a Paternò (città natale di La Russa) e per due anni coordinatrice del circolo “Nino La Russa”, intitolato al padre di Ignazio. La vicinanza tra i due è tale che dopo lo scandalo in molti hanno ipotizzato che fosse stato proprio La Russa a suggerire a Natoli di non dimettersi e di mantenere con ostinazione l’incarico. A fine settembre, però, di fronte alle continue domande dei giornalisti, anche La Russa ha “scaricato” Natoli, dicendo che “avrebbe dovuto dimettersi”. L’avvocata di Paternò è così rimasta sola nella sua battaglia, almeno in apparenza. 

 

Lo scorso dicembre il Tar del Lazio ha confermato la legittimità della sospensione di Natoli da parte del Csm, definendo la decisione della consigliera laica di incontrare un magistrato sottoposto a procedimento disciplinare “frontalmente contrastante con il doveroso esercizio della funzione di giudice disciplinare”. Per i giudici, la condotta di Natoli è stata “scriteriata e come tale inopportuna”, facendo emergere “una malintesa comprensione dell'importanza del ruolo e, dunque, della delicatezza delle funzioni da assolvere quale componente del Consiglio superiore della magistratura”.

 

A dispetto delle voci circolate a Palazzo Bachelet negli ultimi mesi, Natoli non ha impugnato la sentenza al Consiglio di stato, come conferma il suo difensore, l’avvocato Vittorio Lo Presti. La consigliera sospesa resta quindi in attesa di sviluppi sul piano penale, costringendo un organo di rilevanza costituzionale come il Csm a lavorare con un componente in meno (e mandando su tutte le furie il centrodestra, a cui spetta quel seggio). 
 

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  • Ermes Antonucci
  • Classe 1991, abruzzese d’origine e romano d’adozione. E’ giornalista di cronaca giudiziaria e studioso della magistratura. Ha scritto "I dannati della gogna" (Liberilibri, 2021) e "La repubblica giudiziaria" (Marsilio, 2023). Su Twitter è @ErmesAntonucci. Per segnalazioni: [email protected]