
l'intervista
“Sì al sorteggio, unica soluzione al correntismo”. Parla Andrea Mirenda (Csm)
Il membro del Csm: "Solo un Consiglio di sorteggiati è in grado di assicurare la reciproca indipendenza dei consiglieri. La magistratura associata non ha mai formulato la benché minima proposta riformista per chiuderla con il correntismo"
“Si dice che il sorteggio per l’elezione dei consiglieri togati al Csm sarebbe incostituzionale ma mi domando cosa ci sia di più democratico e inclusivo che riconoscere a ogni singolo magistrato, espressione di un’élite distinta al suo interno solo per funzioni, l’astratta possibilità di essere chiamato al governo autonomo senza prima doversi genuflettere a una corrente”. Lo dichiara al Foglio il consigliere del Csm Andrea Mirenda, riferendosi a uno dei punti cruciali della riforma costituzionale della magistratura in corso di approvazione in Parlamento: il sorteggio per l’elezione dei togati al Consiglio superiore della magistratura. Nel 2022 Mirenda venne eletto dai suoi colleghi al Csm proprio dopo essere stato sorteggiato come candidato, come era previsto dalla legge Cartabia qualora non si fosse raggiunto un numero sufficiente di candidati. Insomma, è il primo consigliere sorteggiato nella storia del Csm. Eppure il metodo del sorteggio è fortemente criticato dai magistrati e dall’Anm. “Per come stanno le cose, solo un Consiglio di sorteggiati sembra in grado di assicurare la reciproca indipendenza dei consiglieri, conformemente al dettato del Codice etico dei Consigli di giustizia europei”, replica Mirenda.
Nei giorni scorsi l’ex pm Gherardo Colombo ha affermato polemicamente: “Come si fa a pensare che lo svolgimento di una funzione che richiede competenze particolari sia determinata per sorteggio?”. E’ così, consigliere Mirenda? “Vede, se davvero fossero necessarie ‘competenze particolari’, allora dovremmo attenderci un esame volto a verificarle preventivamente. Esame di cui, tuttavia, non v’è ombra né mai è stato fatto dalle correnti ‘designatrici’, in tutt’altre faccende affaccendate”, risponde Mirenda. “Escludo, poi, per la prestigiosa storia del dott. Colombo, che egli possa aver pensato alle turpitudini lottizzatorie che, almeno dal 2006, hanno segnato duramente la vita del governo autonomo della magistratura. Storie di marcata ‘modestia etica’, come le definì il presidente della Repubblica. Storie a cui va ascritta la caduta verticale di prestigio del corpo giudiziario”.
Come si è trovato a svolgere l’attività di consigliere dopo essere stato scelto proprio tramite un sorteggio temperato? “Per esperienza ‘sul campo’, posso dire che per assolvere con onore alle funzioni di Alta amministrazione del Consiglio, anche nelle rare ipotesi caratterizzate da discrezionalità tecnica (da esercitarsi pur sempre nel perimetro della legge), bastano e avanzano la cultura della legalità e la specifica competenza giuridica di ogni magistrato, senza necessità di chissà quali visioni programmatiche, riservate invece alla funzione politica”.
Nei giorni scorsi il senatore Pd Alfredo Bazoli ha criticato il sorteggio ricordando che nel 1971 a tentare di introdurlo fu Giorgio Almirante. “Di fronte a queste argomentazioni provo disappunto e profondo dispiacere. L’argomento ‘ad personam’ tradisce sempre, come è noto, la resa della ragione. Quando si attacca la persona e non ciò che essa dice, si confessa implicitamente la propria debolezza dialettica. E così non va bene. Voglio, allora, ricordare al senatore Bazoli come assai dopo il leader missino, e precisamente nel 2020, Magistratura indipendente – nei cui ranghi milita l’odierno presidente dell’Associazione nazionale magistrati – avesse indicato proprio nel sorteggio l’unico rimedio decisivo per stroncare la deriva lottizzatoria delle correnti. Mi aspetterei, a questo punto, altra risposta ‘ad personam’ del senatore Bazzoli. Temo, tuttavia, che il suo compito non sarà agevole…”.
“Diciamolo chiaro – prosegue Mirenda – il sorteggio è, né più né meno, che la conseguenza dell’ostinato rifiuto della magistratura associata di formulare la benché minima proposta riformista per chiuderla con il correntismo. Troppo comodo pensare di aver risolto la questione etica con la defenestrazione di Palamara: lui non creò nulla né fece tutto da solo. Chi afferma il contrario offende l’intelligenza propria e altrui”.
Cosa pensa della separazione delle carriere, elemento centrale della riforma Nordio? “In tutta sincerità, il tema non mi appassiona più di tanto. Ancora una volta, e qui convengo con il procuratore Giovanni Melillo, si tratta del frutto del prolungato arroccamento difensivo della magistratura, sorda a ogni forma di confronto. Ed è massima di comune esperienza che chi non sa riformarsi… viene riformato. Ciò detto, non sono pregiudizialmente contrario alla separazione delle carriere, a condizione che siano preservati, come del resto emerge dai disegni di revisione costituzionale in corso d’opera, i capisaldi dell’indipendenza del pubblico ministero e dell’obbligatorietà dell’azione penale, magari anche con l’apprezzabile atto indirizzo parlamentare a maggioranza qualificata”, dice Mirenda.
“Per come la vedo io, ma posso sbagliare, la separazione – lungi dall’essere la paventata Fine del Mondo o, tutt’all’opposto, l’agognato Natale della Giustizia Giusta – mi pare operazione di prevalente natura estetica, un make-up coerente, sul piano dogmatico, con la vigente ‘separazione delle funzioni’. Sarà danneggiata la giustizia? Non credo. Ne verrà migliorata l’efficienza? Neppure, essendo purtroppo ben note le diverse ed endemiche cause della sua disfunzionalità”, conclude Mirenda.