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Rete giudiziaria in tilt in tutt'Italia. Colpito anche il ministero
Nella mattinata di mercoledì il sistema informatico della Giustizia ha subito un’interruzione che ha colpito tutti gli uffici del territorio nazionale e quelli del ministero centrale, con gravissime ripercussioni sull’attività istituzionale. Non si escludono attacchi hacker. Le preoccupazioni del sindacato dei Dirigenti giustizia
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6 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 03:19 PM

ANSA
Secondo quanto verificato dal Foglio, nella mattinata di mercoledì 6 maggio la rete giudiziaria italiana ha subito un’interruzione generalizzata che ha colpito indiscriminatamente tutti gli uffici giudiziari del territorio nazionale e gli stessi uffici del ministero centrale, con gravissime ripercussioni sull’attività istituzionale. Secondo le comunicazioni ufficiali il disservizio – risolto soltanto verso l’ora di pranzo – sarebbe riconducibile a “problematiche relative al fornitore di rete”. Non è chiaro se l’interruzione sia stata causa da attacchi hacker.
Subito dopo l’interruzione della rete giudiziaria, il sindacato Dirigenti Giustizia CIDA Funzioni Centrali ha inviato una comunicazione al capo di gabinetto del ministero della Giustizia, Antonio Mura, e al capo dipartimento per l’Innovazione tecnologica, Antonella Ciriello, per esprimere le proprie preoccupazioni e richiedere risposte concrete e urgenti su più fronti.
“Un’interruzione di tale portata – che ha paralizzato simultaneamente tutti i nodi della rete, compresi gli uffici centrali del ministero – non può essere liquidata come un ordinario ‘calo di corrente’. La natura sistemica e l’estensione geografica dell’evento configurano un incidente critico di infrastruttura che impone un’analisi approfondita”, si legge nella comunicazione inviata dal sindacato presieduto da Dario Quintavalle.
“Riteniamo necessario chiarire con urgenza: se l’evento sia ascrivibile a un attacco informatico (ransomware, DDoS o altra forma di intrusione), ovvero a un guasto tecnico del fornitore; se siano state effettuate le notifiche prescritte all’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN), ai sensi del Decreto di recepimento della Direttiva NIS 2 (D.Lgs. 4 settembre 2024, n. 138) e dei relativi obblighi di segnalazione degli incidenti significativi da parte di soggetti essenziali; quali misure di contenimento e di ripristino siano state immediatamente attivate e con quali tempi di risposta; quali siano le misure di Disaster Recovery e Business Continuity che il Ministero ha elaborato per la prevenzione di disservizi di entità simile a quella in oggetto o superiore”.
“L’evento – prosegue la lettera del sindacato nazionale Dirigenti Giustizia – ha dimostrato plasticamente ciò che questa organizzazione sindacale ha più volte segnalato: l’architettura attuale della Rete Giustizia non prevede adeguati compartimenti stagni. Il cedimento di un singolo punto – che sia il fornitore di rete, un nodo cloud o un servizio esterno – provoca il collasso dell’intera infrastruttura. Rileviamo altresì che la scelta di affidare la totalità dell’infrastruttura Cloud a un’unica soluzione proprietaria (Microsoft) espone il sistema della Giustizia a un rischio di dipendenza tecnologica inaccettabile, in controtendenza rispetto alle scelte di sovranità digitale adottate da altri governi europei, che stanno progressivamente migrando verso soluzioni cloud continentali e interoperabili. Ribadiamo inoltre la nostra posizione critica riguardo all’utilizzo dei dispositivi personali dei dipendenti per l’accesso alla rete – pratica che oltre a rappresentare un’ingiustificata usurpazione della proprietà privata, introduce variabili di sicurezza non controllabili dall’Amministrazione”.
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Classe 1991, abruzzese d’origine e romano d’adozione. E’ giornalista di giudiziaria e studioso della magistratura. Ha scritto "I dannati della gogna" (Liberilibri, 2021), "La repubblica giudiziaria" (Marsilio, 2023), "Massacro giudiziario" (Liberilibri, 2026). Su Twitter è @ErmesAntonucci. Per segnalazioni: [email protected]