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Sequestro delle chat e pesca a strascico: il nuovo metodo della procura di Milano
Da tempo la procura retta da Viola ha deciso di incentrare le sue indagini sul sequestro di smartphone ed estrazione di migliaia di chat ed email, anche nei confronti di persone non indagate. Ma i casi Mediobanca e Malangone dimostrano che i pm hanno perso di vista i limiti stabiliti dalla legge
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7 MAY 26

Il procuratore di Milano Marcello Viola (foto LaPresse)
Da tempo la procura di Milano ha deciso di incentrare le sue indagini sul sequestro di smartphone e dispositivi informatici con conseguente estrazione di migliaia di chat ed email. Questo avviene spesso anche nei confronti di persone non indagate, seguendo una sorta di metodo della pesca a strascico. La procura diretta da Marcello Viola, però, sembra aver perso di vista i limiti previsti dalla legge, come dimostrano due vicende. La prima: con un’iniziativa davvero singolare, la procura milanese, che indaga sulla scalata a Mediobanca, ha inviato una lettera ai presidenti di Camera e Senato, chiedendo una sorta di pre-autorizzazione a visionare le chat tra l’ex direttore generale del ministero dell’Economia, Marcello Sala, non indagato, e nove parlamentari, fra cui due ministri (Giancarlo Giorgetti e Matteo Salvini), che lui stesso ha indicato come suoi interlocutori negli scambi di messaggi. L’idea dei pm (Gaglio, Polizzi e Pellicano) sarebbe quella di verificare l’eventuale presenza di messaggi di rilevanza processuale e, qualora ciò avvenisse, chiedere al Parlamento l’autorizzazione a utilizzare le comunicazioni, in ossequio all’articolo 68 della Costituzione.
La contraddizione della richiesta avanzata dai pm milanesi è evidente: prima di valutare la rilevanza penale o meno dei messaggi, questi andrebbero letti. Peccato, però, che questa pratica sia in contrasto con quanto stabilito dalla Corte costituzionale (a partire dalla sentenza n. 170 del 2023), che ha equiparato a corrispondenza le chat e le email dei parlamentari contenute in dispositivi elettronici di terzi. Di conseguenza, i magistrati possono sequestrare i telefonini di terze persone (come Sala), ma nel momento in cui incappano in una chat che coinvolge un parlamentare devono fermarsi e chiedere subito l’autorizzazione al Parlamento. Non si tratta di un privilegio di casta ma, come ha ricordato la Consulta, di una “prerogativa strumentale alla salvaguardia delle funzioni parlamentari”.
Non è la prima volta che la procura di Milano forza la mano sul sequestro di chat che coinvolgono parlamentari. Lo scorso agosto, nell’ambito di uno dei tanti filoni sull’urbanistica, i pm sequestrarono il telefonino del costruttore Manfredi Catella e da questo estrapolarono anche alcune chat che coinvolgevano Pierfrancesco Maran, ai tempi in cui era parlamentare europeo (e dunque godeva delle stesse immunità previste per i parlamentari italiani). Soltanto dopo l’articolo del Foglio in cui si denunciava la violazione della giurisprudenza costituzionale, i pm decisero di espungere dagli atti di indagine le chat tra Catella e Maran.
La seconda vicenda vede per protagonista Christian Malangone, direttore generale del comune e braccio destro del sindaco Beppe Sala, indagato nell’inchiesta sulla vendita dello stadio di San Siro a Inter e Milan. I pm milanesi (Cavalleri, Filippini e Polizzi) hanno sequestrato il suo smartphone e vorrebbero estrarre tutti i messaggi e le email sulla base di un elenco di 140 parole chiave. Il punto è che tra queste ci sono anche l’indirizzo email di Malangone e il suo nome e cognome: in altre parole, come ha evidenziato il suo legale, l’avvocato Domenico Aiello, con questi criteri gli investigatori avrebbero accesso al 98,36 per cento delle email presenti nella casella di Malangone. E poiché l’arco temporale indicato è ampissimo (sette anni), i pm arriverebbero ad acquisire quasi 400 mila comunicazioni. Alla faccia del principio di proporzionalità. Il tribunale del Riesame per ora ha dato ragione alla procura, ma Malangone ricorrerà in Cassazione. E, comunque vada, non sembra intenzionato a fornire agli inquirenti la password per sbloccare il suo smartphone Apple.
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Classe 1991, abruzzese d’origine e romano d’adozione. E’ giornalista di giudiziaria e studioso della magistratura. Ha scritto "I dannati della gogna" (Liberilibri, 2021), "La repubblica giudiziaria" (Marsilio, 2023), "Massacro giudiziario" (Liberilibri, 2026). Su Twitter è @ErmesAntonucci. Per segnalazioni: [email protected]