Garlasco è l’immagine perfetta dei guai della giustizia italiana

Le indagini e le controindagini dimostrano tutti i difetti del nostro sistema giudiziario. Il futuro di Alberto Stasi e Andrea Sempio è incerto. Lo stato di diritto in Italia lo è ancora di più

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8 MAY 26
Immagine di Garlasco è l’immagine perfetta dei guai della giustizia italiana

Foto LaPresse

Un garantista che provi a osservare con distacco la triste evoluzione del romanzo di Garlasco non può non riconoscere che comunque andrà a finire l’ultimo capitolo della saga giudiziaria vi è un’unica certezza in questa storia, oltre alla morte di Chiara Poggi avvenuta la bellezza di diciannove anni fa: lo sfregio ripetuto, sistematico e reiterato di uno stato di diritto incapace di liberarsi dalle catene del processo mediatico.
Confessiamo che invidiamo molto le tifoserie che in queste ore si stanno eccitando per l’evoluzione delle indagini su Andrea Sempio. E confessiamo che invidiamo molto anche le tifoserie che in queste ore si stanno eccitando individuando pochi elementi validi per ribaltare l’indagine su Stasi. Invidiamo entrambe le categorie perché pur con tutta la buona volontà è davvero difficile individuare nel romanzo di Garlasco un elemento positivo per la giustizia italiana. Se è vera l’ipotesi che sia stato Andrea Sempio a uccidere Chiara Poggi, significa che Alberto Stasi ha passato anni in carcere da innocente. Se non è vera l’ipotesi che Andrea Sempio abbia ucciso Chiara Poggi, la forza del processo mediatico che in queste ore ha trasformato Sempio in un assassino fino a prova contraria renderà ingiusta qualunque decisione verrà presa dalla giustizia nei suoi confronti. Se è vero che Alberto Stasi resterà invece l’unico responsabile dell’omicidio di Chiara Poggi, non si potrà non notare che un paese in cui un cittadino viene condannato dopo essere stato assolto per due volte è un paese in cui l’incertezza del diritto governa le nostre esistenze più di quanto non lo faccia la certezza del diritto.
Ci piacerebbe molto avere i gagliardetti di una delle tifoserie eccitate per la riapertura del caso Poggi – le pistole fumanti a carico di Sempio ancora non si vedono, perché non basta un po’ di Dna tra le unghie di una vittima a decretare la colpevolezza di un sospettato e non basta un soliloquio in macchina per poter considerare qualcuno colpevole fino a prova contraria – ma l’unica certezza che vi è nel romanzo triste di Garlasco è la sistematicità con cui il sistema mediatico mostrifica i sospettati, la sistematicità con cui nel corso di un processo chi sbaglia non paga mai e la sistematicità con cui il sistema giudiziario riesce con disinvoltura a muoversi senza rispettare il principio del ragionevole dubbio, ovvero considerare colpevole qualcuno solo in assenza di ogni ragionevole dubbio.
In attesa di capire se il caso Garlasco potrà davvero essere riaperto oppure no – il rischio di ritrovarsi con un’assassinata senza assassini non è un semplice gioco di parole: ieri i pm di Pavia hanno inviato gli atti al procuratore generale di Milano per sollecitare la revisione del processo a Stasi – quello che sappiamo è che le indagini, il processo e le controindagini sulla morte di Chiara Poggi sono lo specchio perfetto di tutto ciò che non funziona nella giustizia italiana: intercettazioni utilizzate più come strumento di sputtanamento dell’indagato che come elemento indiziario, conflitto fra procure e fra magistrati che diventa motore delle dispute giudiziarie, prevalenza dell’ipotesi investigativa sui riscontri probatori, verità mediatiche che valgono più di quelle processuali, pubblici ministeri che in assenza di prove cercano una sponda dei media per affermare le proprie verità, l’illusione che la riapertura di un’indagine sia sempre sinonimo di giustizia, mostrificazione di ogni indagato trasformato sistematicamente in un mostro fino a prova contraria. Se le nuove indagini avranno un senso, significherà che le indagini del primo processo sono state fatte male. Se le indagini del primo processo dimostreranno di essere state valide, significherà che le nuove indagini sono state fatte male. In entrambi i casi, però, ci sarà qualche pubblico ministero che ha sbagliato. E a prescindere da quale sia il pubblico ministero che avrà sbagliato qualcosa, la certezza è che chiunque avrà sbagliato non pagherà per i suoi errori. Il futuro di Stasi e Sempio è incerto. Lo stato di diritto in Italia lo è ancora di più.