La giustizia impazzita che condanna senza certezze e sputtana senza prove è solo uno dei tanti tentacoli del mostro incredibile
che da diciannove anni cresce attorno a Garlasco. La vergogna delle indagini fatte in modo approssimativo, dei magistrati che indagano in modo superficiale e dei giudici che condannano senza tenere conto del ragionevole dubbio è certamente un elemento osceno della saga di Garlasco, ma non è un elemento meno osceno rispetto a un’altra mostruosità che si sta manifestando da giorni attorno all’indagine più pazza d’Italia:
le ferite al garantismo create dai finti sostenitori dello stato di diritto. Il fronte mediatico che in queste ore si sta visibilmente eccitando dinanzi alla possibilità che le indagini su Andrea Sempio possano riaprire il caso della condanna di Alberto Stasi è un fronte che negli anni ha dubitato con buone ragioni che l’ex fidanzato di Chiara Poggi fosse colpevole oltre ogni ragionevole dubbio. Stasi è stato assolto in primo grado e poi in appello, la condanna è arrivata solo nel giudizio d’appello bis, dopo l’annullamento con rinvio della Cassazione, ed è stata confermata nel 2015. La stessa Cassazione, pur confermando la condanna, ha riconosciuto che l’indagine ebbe un andamento “non limpido”, con errori e superficialità.
E la stessa condanna a Stasi non si fonda su confessione, arma del delitto, testimone oculare, traccia biologica inequivoca sulla scena dell’aggressione. Si fonda su una lettura congiunta di elementi vari: orari, scarpe, bici, dispenser, racconto del ritrovamento, assenza di sangue sulle scarpe (se l’opinione pubblica italiana dedicasse un decimo dell’attenzione prestata negli ultimi diciannove anni a Garlasco a temi che riguardano il destino dell’Italia, avremmo forse meno plastici di Garlasco in tv e più visione sul futuro). Evidentemente, ci sono molte ragioni garantiste per sospettare che non vi siano prove sufficienti per ritenere Stasi colpevole dell’omicidio di Chiara Poggi oltre ogni ragionevole dubbio. Ma tra coloro che in questi anni hanno portato avanti una battaglia garantista per difendere Stasi si sta diffondendo un morbo antigarantista micidiale, che sta spingendo Andrea Sempio nello stesso tunnel infernale in cui venne infilato Stasi all’inizio dell’indagine.