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L’“analisi criminologica” dei Carabinieri su Andrea Sempio è il trionfo surreale delle congetture
Cosa non va nell'analisi del profilo criminologico di Sempio, redatta dal colonnello dei Carabinieri Anna Bonifazi e basata sull’esame delle interviste televisive di Sempio, dei suoi “soliloqui” in auto, di alcuni suoi appunti e di alcuni messaggi da lui pubblicati su forum online
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13 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 05:37 PM

Un insieme di congetture e suggestioni, ammantate da un’aura di scientificità inesistente e scritte anche in un italiano zoppicante. A questo si riduce, nei fatti, “l’analisi criminologica” della personalità di Andrea Sempio elaborata dai Carabinieri di Milano, che tanto risalto ha avuto nei giorni scorsi sugli organi di informazione che si stanno occupando del caso Garlasco. Da Sempio “risposte da copione”, “ghigno dissonante”, “zero emozioni”, è stato riportato, rafforzando la tesi della colpevolezza dell’indagato. Ma la lettura integrale della relazione restituisce una realtà ben diversa.
L’analisi del profilo criminologico di Sempio, redatta dal colonnello dei Carabinieri Anna Bonifazi e basata sull’esame delle interviste televisive di Sempio, dei suoi “soliloqui” in auto, di alcuni suoi appunti e di alcuni messaggi da lui pubblicati su forum online, risulta grottesca. A parte gli innumerevoli errori grammaticali (come le virgole tra soggetto e verbo e i congiuntivi dimenticati), a colpire sono le conclusioni suggestive e allusive elaborate dall’esperta, che, pur presentando le proprie conclusioni come frutto di un metodo rigoroso e quasi scientifico, non a caso fa un continuo uso di espressioni meramente speculative (come “può essere letto come”, “potrebbero far riferimento”, “potrebbero rispondere alla necessità”, eccetera).
Ma cominciamo. L’esperta scrive: “Analizzando la comunicazione verbale, paraverbale e non verbale, gli atteggiamenti e l’eloquio di Andrea Sempio durante le interviste, è emerso che l’uomo – in linea generale – abbia sempre mantenuto un assetto controllato, rigido e senza evidenziare scostamenti di ‘colore’ emotivo. Tale compostezza è stata mantenuta anche durante la trasmissione ‘in diretta’ Quarto Grado mentre venivano proiettate immagini ad altissimo impatto emotivo raffiguranti le pozze di sangue sulla scena del crimine, le foto della povera Chiara Poggi, i vari ambienti della casa teatro dell’efferato omicidio e così via”. Insomma, il fatto che a distanza di 18 anni dall’omicidio Sempio non si sia impressionato di fronte alle immagini della scena del crimine sarebbe il segno di una “compostezza” sospetta.
Proseguiamo: “Le risposte fornite sono sempre state del medesimo tenore e contenuto, come se lo stesso abbia messo in atto una sorta di ‘copione’ accuratamente preparato in precedenza. Questo aspetto viene evidenziato dal fatto che, frequentemente, prima di rispondere ad alcune domande (legate ai temi focus dell’indagine) Sempio abbia alzato lo sguardo, come per recuperare informazioni dalla memoria che gli permettessero di rispondere in modo adeguato, evidenziando l’importante carico cognitivo che le domande stesse, elicitavano”. A parte l’italiano zoppicante, qui scopriamo che alzare lo sguardo prima di rispondere è un altro segnale che rafforza l’immagine di assassino.
L’esperta sottolinea poi che “alcune risposte sono state accompagnate da un inopportuno e dissonante sorriso tipo ‘ghigno’”, che “è apparso più come un segnale di forte disagio emotivo e di inquietudine interiore, piuttosto che un segnale di impassibilità”. Inopportuno secondo quali canoni? Apparso a chi? Non si comprende.
“Per quanto riguarda [le] gestualità di Sempio durante le varie interviste, in linea generale, si è notato che, nei video di Mediaset essa è apparsa molto coartata, mentre nei video di Sky è sembrata più sciolta e con movimenti più accentuati”, nota il colonnello del Racis (forse gli studi Sky hanno una temperatura più accogliente per gli ospiti?), che contesta a Sempio anche il riferirsi all’omicidio con espressioni come “la vicenda”, “il fatto”: “Utilizzare termini neutrali e sostantivi generici, riferiti ad un evento ad elevato impatto emotivo, può essere letto come un tentativo difensivo interno e inconsapevole che ha la finalità di allontanare da sé il fatto stesso, cercando di depotenziarlo nella sua gravità e antisocialità giungendo anche ad abbassare il senso di angoscia che potrebbe, invece, provocare una definizione più diretta, negativa e pregna di significato mortifero e mostruoso”.
L’apice viene raggiunto nella parte dedicata ai “soliloqui” di Sempio in auto: “Solitamente i contenuti del narrato, prodotti in un siffatto contesto (in solitudine, lontano da stimoli stressogeni, in un ambiente che contiene e protegge come l’abitacolo di un’autovettura e così via), potrebbero far riferimento a eventi effettivamente vissuti che vengono, quindi, rievocati nel dialogo tra sé e sé in un momento riflessivo e/o meditativo”, sottolinea l’esperta. “Tali rievocazioni, interne ma a voce alta, potrebbero rispondere alla necessità di abbassare il livello di stressor che i ricordi sollecitano. Il ripercorrere degli eventi mira a trovare una spiegazione o giustificazione al proprio agito con il conseguente lenimento dello stato di attivazione stressogena”.
E’ chiaro ormai che si è di fronte al libero sfogo della fantasia, più che a un’analisi criminologica (se mai questa possa esistere). E anche a un avvertimento per tutti: non parlate da soli in auto, altrimenti vi danno l’ergastolo.
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Classe 1991, abruzzese d’origine e romano d’adozione. E’ giornalista di giudiziaria e studioso della magistratura. Ha scritto "I dannati della gogna" (Liberilibri, 2021), "La repubblica giudiziaria" (Marsilio, 2023), "Massacro giudiziario" (Liberilibri, 2026). Su Twitter è @ErmesAntonucci. Per segnalazioni: [email protected]