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L'inquisizione su Garlasco non risparmia neanche la famiglia Poggi
Non bastava riaprire le ferite di un dolore indicibile. La procura di Pavia arriva a rappresentare la famiglia della vittima come complice del presunto assassino (Sempio). Il tritacarne non risparmia nessuno
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13 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 09:39 AM

Giuseppe e Rita Poggi, genitori di Chiara (foto Ansa)
C’è un dato che colpisce dalla lettura delle 310 pagine dell’informativa dei Carabinieri di Milano che è alla base della riapertura, da parte della procura di Pavia, dell’indagine nei confronti di Andrea Sempio per il delitto di Garlasco. Ben 40 pagine su 310, infatti, sono dedicate ai contatti tra i famigliari della vittima, Chiara Poggi, anche loro sottoposti a intercettazioni telefoniche e ambientali, e colui che viene ritenuto il vero presunto assassino della ragazza. A colpire è soprattutto il contenuto di queste pagine: i Carabinieri concentrano la loro attenzione sulle presunte contraddizioni emerse nelle testimonianze rese dai parenti di Chiara Poggi, sottolineano la presunta scarsa aderenza tra quanto da loro riferito e le risultanze investigative, si soffermano sui contenuti delle conversazioni intercettate tra i Poggi ed enfatizzano “l’atteggiamento oppositivo” mostrato dalla famiglia Poggi nei confronti degli inquirenti in seguito all’apertura dell’indagine contro Sempio. L’immagine che emerge dall’analisi dei Carabinieri è quella di una famiglia che sa qualcosa sul presunto assassino (Sempio), ma non vuole dirlo, lo protegge per ragioni non ancora comprese, e si lancia in quella che viene definita addirittura una “difesa d’ufficio” di Sempio. Tanto che al termine della lettura dell’informativa ci si chiede come mai i genitori di Chiara (Giuseppe Poggi e Rita Preda) e suo fratello Marco non siano stati indagati dai pm per favoreggiamento dell’omicidio che sarebbe stato commesso da Sempio (sarà questo il prossimo passo dei magistrati?). Insomma, l’animo inquisitorio che avvolge l’indagine della procura di Pavia su Sempio finisce per avvolgere, e triturare, persino i famigliari della vittima stessa, visti come dei complici dell’assassino.
I Carabinieri si soffermano in primo luogo sulla figura di Marco Poggi, fratello di Chiara, contestandogli “una modificazione del contenuto delle testimonianze rese nell’arco di 18 anni”. La colpa sarebbe degli avvocati che da sempre assistono la famiglia Poggi. I Carabinieri sottolineano che il 19 maggio 2025, il giorno prima di essere ascoltato in procura, Marco Poggi si recò nello studio legale Campagna. Qui parte l’affondo dei Carabinieri contro i legali, accusati nella sostanza di aver influenzato la testimonianza di Marco Poggi: “L’incontro con gli storici legali di parte civile ha un’immediata proiezione nella dinamica dell’assunzione testimoniale del giorno 20 maggio: la trascrizione integrale mostra un atteggiamento di Marco Poggi assolutamente differente da quello avuto nel corso degli anni, e addirittura poche settimane prima”.
L’informativa dei Carabinieri prosegue: “A lunghi tratti (Marco Poggi, ndr) mostra non solo – come è ovvio che sia – di conoscere nel dettaglio elementi della lunga vicenda giudiziaria, ma li utilizza per contestare gli inquirenti. Le parole testuali, del resto, evidenziano un atteggiamento oppositivo con il quale il teste più che a rispondere in maniera circostanziata alle domande che gli venivano poste, le contesta in una costante difesa d’ufficio di Andrea Sempio”.
Lo stesso avviene con i genitori di Chiara Poggi, ai quali i Carabinieri contestano di aver dichiarato in un’intervista che “nel 2007 Marco e i suoi amici, tra i quali ovviamente Andrea Sempio, scendevano anche in cantina per poter prendere dei giochi di società, delle vecchie consolle e dei giochi per il computer con cui giocare al piano terra: circostanza mai emersa in 18 anni di dichiarazioni e interviste”. Per gli investigatori, anche i genitori di Chiara Poggi si lanciano in una “difesa apodittica di Andrea Sempio e della sua totale estraneità alla dinamica omicidiaria”.
In realtà, ciò che emerge dalle conversazioni intercettate tra Giuseppe Poggi e Rita Preda è una legittima sfiducia nei confronti della nuova indagine pavese contro Sempio. Una prospettiva legittima se si prova a calarsi nei panni di due genitori che, a distanza di 18 anni dall’omicidio della propria figlia, si ritrovano di nuovo al centro di un grande circo mediatico-giudiziario, segnato dalla diffusione delle fotografie del cadavere di Chiara, immagini della scena del delitto, ennesime voci sui video porno girati col fidanzato Alberto Stasi, presunti segreti e relazioni parallele di Chiara e quant’altro la fantasia umana possa generare.
Non bastava riaprire le ferite di un dolore indicibile. Per la procura di Pavia bisognava arrivare al punto da rappresentare la famiglia della vittima come complice del presunto assassino. Il tritacarne non risparmia nessuno.
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Classe 1991, abruzzese d’origine e romano d’adozione. E’ giornalista di giudiziaria e studioso della magistratura. Ha scritto "I dannati della gogna" (Liberilibri, 2021), "La repubblica giudiziaria" (Marsilio, 2023), "Massacro giudiziario" (Liberilibri, 2026). Su Twitter è @ErmesAntonucci. Per segnalazioni: [email protected]