Dalla “bottarella al governo” al “genocidio”. Bestiario dell’assemblea dell'Anm

La vittoria del No al referendum? È stata “una bottarella al governo”, che ora va fermato sulla Corte dei conti. “I voti del Sì? “Frutto di carenza di educazione civica”. E anche un pensiero al “genocidio in corso in Palestina”. Le incredibili esternazioni delle toghe all'assemblea generale dell'Associazione nazionale magistrati

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19 MAY 26
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Foto LaPresse

La vittoria del No al referendum sulla giustizia? E’ stata “una bottarella al governo”, che ora va fermato “sull’attuazione della riforma della Corte dei conti”. “Ci siamo difesi, ma ora serve un cambio di passo”. I voti del Sì? “Frutto di carenza di educazione civica”. Il futuro? “Un’altra orda di Unni si presenterà alla nostra grande muraglia costituzionale”. E anche un pensiero al “genocidio in corso da oltre 75 anni in Palestina”. Sono solo alcune delle esternazioni espresse dalle toghe all’assemblea generale dell’Associazione nazionale magistrati svoltasi lo scorso fine settimana a Roma. L’incontro ha visto la partecipazione di decine di magistrati provenienti da tutta Italia, molti dei quali si sono lasciati andare a considerazioni discutibili, passate inosservate a causa della lunga durata dell’evento (più di otto ore).
Il leitmotiv dell’assemblea è stato la soddisfazione per aver “sventato l’attacco all’indipendenza della magistratura” con la vittoria del No al referendum di marzo sulla riforma Nordio. Ma c’è chi si è spinto oltre. L’ex presidente Anm, Giuseppe Santalucia, per esempio ha auspicato un intervento ancora più incisivo delle toghe sul piano politico: “Sono 35 anni che ci esercitiamo nella difesa della cittadella assediata. Ora occorre un cambio di passo. Ora dobbiamo avere il coraggio di essere motore culturale per riscrivere la cornice politica in cui collocare riforme necessarie”.
Giovanni Bachelet, figlio di Vittorio Bachelet e presidente del Comitato “Società civile per il No”, è stato ancora più chiaro: “Sarebbe importante convogliare qualche energia sulla riforma della Corte dei conti, che è stata approvata con una legge delega in corso di attuazione. Forse dopo questa bottarella del referendum è più resistibile o rallentabile la sua attuazione di quanto lo fosse prima”. Insomma, un invito ai magistrati a vanificare l’attuazione di una legge approvata dal Parlamento.
La prospettiva della “cittadella assediata”, da difendere dagli attacchi della politica, è stata ripresa anche dal giudice Umberto Ausiello: “Il referendum non ci consente di cullarci sugli allori – ha detto –. Il referendum ci dà una responsabilità perché fra pochi anni un’altra orda di Unni si presenterà alla nostra grande muraglia costituzionale”. Dove ovviamente gli “Unni” sarebbero i politici brutti e cattivi.
Singolare la lettura del referendum da parte di Maria Teresa Pesca, giudice al tribunale di Lanciano, secondo cui “una delle cause del gran numero di voti favorevoli alla riforma può essere individuata nella generalizzata carenza di educazione civica, nonché nell’assenza di piena consapevolezza sul funzionamento dello stato in generale e dell’amministrazione della giustizia civile e penale”. Come a dire che chi ha votato Sì, in sostanza, lo ha fatto solo perché ignorante (e menomale che la giudice in questione fa parte del gruppo “Giovani magistrati”).
C’è poi chi, come Annamaria Frustaci (pm alla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro), ha ringraziato pubblicamente il procuratore di Napoli Nicola Gratteri: “Un ringraziamento dovuto”, ha detto Frustaci riferendosi all’impegno profuso da Gratteri nella campagna referendaria, per poi aggiungere però: “Noi tutti abbiamo dovuto compiere un’operazione di verità”. Un’affermazione paradossale se si considera che durante la campagna referendaria proprio Gratteri ha letto in diretta televisiva un’intervista falsa in cui Giovanni Falcone nel 1992 si sarebbe dichiarato contrario alla separazione delle carriere dei magistrati.
Sempre sul piano dei rapporti tra politica e magistratura Michele Ciambellini, ex consigliere del Csm e presidente della corrente Unicost, si è spinto a dire: “Non voglio più assistere a posizioni di opacità di persone che si occupano delle questioni della giustizia”. “Non voglio più sapere di un sottosegretario che ha dei rapporti che non riesce a chiarire e che lo costringono a prendere delle responsabilità politiche”, ha aggiunto riferendosi al caso dell’ex sottosegretario Andrea Delmastro. “Non mi interessa l’accertamento giurisdizionale, mi interessa che questa cosa non si deve più verificare perché genera un clima di grave insicurezza nei magistrati italiani e si riflette sull’autorevolezza della giurisdizione”, ha proseguito, ergendosi a giudice morale della politica.
Infine c’è pure chi, come il magistrato in tirocinio Giovanni Dore, ha rivolto “un deferente pensiero a tutte le vittime del genocidio che viene perpetrato da più di 75 anni in Palestina”.
Più che un’assemblea, un circo. Con tratti inquietanti.