Il duetto psichedelico Sannino-Tescaroli per evitare di ammettere che l’inchiesta stragi era fuffa

Nel pensiero del procuratore, il responso di un referendum dovrebbe servire per validare ex post un’inchiesta indiziaria e insistita oltre ogni ragionevole motivo. Un crescendo degno del miglior rock sinfonico, che riga dopo riga si allontana dalla banale realtà del fatto per passare a considerazioni politiche di nessuna pertinenza

6 GIU 26
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Foto Ansa

Voi non ve li ricordate, ma i Delirium erano un gruppo progressive all’italiana di alcuni decenni fa: più o meno tanti decenni quanti sono durate le millemila inchieste su Dell’Utri e Berlusconi per le “stragi del ’93”. Ora su Repubblica Conchita Sannino e il procuratore di Prato Luca Tescaroli si sono esibiti in una lunga suite psichedelica ispirata all’archiviazione decretata dal gip di Firenze dell’ultima versione (sei inchieste ma forse anche di più, ha spiegato Ermes Antonucci) della trentennale inchiesta. Conchita Sannino, prima firma della giudiziaria, evidentemente cresciuta alla scuola della Nuova Oggettività e del suo distaccato realismo, prende subito la nota più alta: “Procuratore Tescaroli, la destra è insofferente, vuole riscrivere la storia del suo federatore?”. L’oggettività vorrebbe che sia stato un giudice, e non “la destra”, a stabilire un’archiviazione tombale, ma Tescaroli non si fa scappare l’accordo.
“Un problema esiste. Siamo ancora qui, dopo un trentennio, ad attendere che ci sia il rispetto dell’azione e delle verifiche che prima i pm e poi i giudici hanno il dovere di compiere”. Ripetiamo: lo ha stabilito il gip; ma il procuratore è baritonale: “La politica non accetta il sindacato che la magistratura deve svolgere quando di mezzo ci sono figure che esercitano un grande potere”.
Le decisioni, pure dei gip, si possono commentare (anche se farlo in qualità di procuratore aggiunto di Firenze che aveva aperto l’inchiesta ora bocciata è un poco irrituale), e ai magistrati che commentano la politica siamo purtroppo abituati dai tempi in cui Ivano Fossati cantava Jesahel. Si può persino scrivere come Lirio Abbate (stesso giornale) che “le stragi del 1993 continuano a produrre una domanda che la magistratura non è mai riuscita a chiudere” – in realtà per almeno sei volte la magistratura ha chiuso una domanda perché era priva di riscontro o mal posta, visto che ha riguardato due e due sole “figure che esercitano un grande potere”, per usare la circonlocuzione di Tescaroli. Si può addirittura insistere sullo stesso spartito come fa Attilio Bolzoni, veterano della Grande Armée mafiologica ora di stanza al Domani, il quale Berlusconi non lo nomina nemmeno, usa direttamente il “lui” dell’antonomasia. Ma da lì a scavalcare del tutto il problema posto dalla gip Patrizia Martucci, “mancano elementi concreti su contatti/rapporti diretti tra Cosa nostra e Silvio Berlusconi e quindi Marcello Dell’Utri”, il salto di tastiera è spericolato. Ma l’ensemble Sannino-Tescaroli non perde il ritmo: “Vede un’onda di revisionismo per Berlusconi grande vittima?”. Il famoso revisionismo del gip. E il procuratore: “Posso solo dire che eravamo abituati, ma l’intolleranza sta crescendo a dismisura, lo abbiamo visto anche durante la campagna referendaria, con le offese, la sistematica volontà di demolire la credibilità dei magistrati”. Cosa c’entrino il revisionismo e l’intolleranza – verso i magistrati, si evince: o non sarà invece solo la legittima critica a inchieste trentennali senza costrutto ed esito? – è difficile capire, siamo alla psichedelia piena di azzardati acuti: “E’ come se il responso dei cittadini, con la vittoria del No, non fosse stato accettato fino in fondo...”.
Dunque, nel pensiero del procuratore capo di Prato, il responso di un referendum dovrebbe servire per validare ex post (post tre decenni) un’inchiesta indiziaria e insistita oltre ogni ragionevole motivo. Un crescendo degno del miglior rock sinfonico, che riga dopo riga si allontana dalla banale realtà del fatto – un’inchiesta politica figlia di una lunga collana di inchieste identiche è stata giudicata priva di fondamento – per passare a considerazioni, o speculazioni, politiche di nessuna pertinenza. Sannino: “Il clima è peggiore di quello aperto da Berlusconi contro i pm?”. (Ma che c’entra?). “Sì, ravviso un differenziale non positivo. Oggi siamo in una campagna continuativa, direi senza tregua. Ogni giorno c’è un atto di delegittimazione… Un periodo di tale perdurante aggressività non lo ricordo”. La magistratura, pochi mesi fa, ha stravinto un referendum contro la “delegittimazione” voluta da (certa) politica, dunque i magistrati dovrebbero essere ancora più legittimati di prima, ma Sannino certifica: “Se quello che lei osserva è vero, c’è il rischio di ingessare o intimidire nuove generazioni di magistrati?”. Tescaroli: “Tornerei al punto: c’è l’intolleranza ormai esibita al controllo di legalità”. La famosa intolleranza esibita del gip che boccia un’inchiesta di cui non ha riscontrato la validità. I Delirium. Applausi.