I pm di Firenze tirano dentro pure Urbano Cairo nel teorema sulle stragi mafiose

L'editore di La7 chiamato a testimoniare sulle ragioni che lo spinsero a sospendere la messa in onda della trasmissione di Giletti. Per i pm lo fece per impedire che si parlasse dei rapporti tra Silvio Berlusconi e Cosa nostra. I magistrati fiorentini indagheranno per favoreggiamento della mafia anche Cairo?

10 GIU 26
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Urbano Cairo e Silvio Berlusconi (LaPresse)

Quando Urbano Cairo, editore di La7, nell’aprile 2023 decise di sospendere la messa in onda della trasmissione “Non è l’Arena”, condotta da Massimo Giletti, lo fece veramente per ragioni economiche oppure cercò di impedire al giornalista di continuare a trattare i temi che riguardavano presunti rapporti tra Silvio Berlusconi (con cui Cairo era legato da una lunga amicizia) e Cosa nostra? Sarà questa la domanda al centro della testimonianza che Cairo renderà oggi al tribunale di Firenze nel processo in corso a carico di Salvatore Baiardo, accusato di calunnia aggravata dall’agevolazione a Cosa nostra. Come abbiamo raccontato ieri su queste pagine, si tratta di un processo singolare, attraverso cui i pm fiorentini sono riusciti a far rientrare “dalla finestra” l’accusa contro Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri di essere i mandanti esterni delle stragi mafiose del 1993-1994. Questa accusa era al centro di un’indagine riaperta per l’ennesima volta dalla procura di Firenze e archiviata lo scorso gennaio. I pm, però, sono riusciti con un’abile iniziativa a stralciare dal filone principale il fascicolo su Baiardo e, attraverso questo, a rilanciare le accuse contro il Cavaliere, nel frattempo deceduto, e il suo storico collaboratore. Senza che questi possano neanche difendersi.
Il trucco dei pm fiorentini (che hanno raccolto il testimone da Luca Tescaroli, oggi procuratore di Prato, e da Luca Turco, andato in pensione) sta tutto nell’aggravante contestata a Baiardo, condannato trent’anni fa per favoreggiamento dei boss Giuseppe e Filippo Graviano. Il processo ruota intorno alla fotografia che Baiardo avrebbe mostrato in un incontro privato a Giletti nel 2022. La foto risalirebbe ai primi anni Novanta e ritrarrebbe Silvio Berlusconi insieme al boss Giuseppe Graviano e all’ex generale Francesco Delfino. Chiamato dai magistrati a chiarire la vicenda, Baiardo ha negato tale circostanza e per questo è stato accusato di calunnia con l’aggravante di aver favorito Cosa nostra. Nella prospettiva dei pm fiorentini, infatti, Baiardo ha negato di aver mostrato la foto a Giletti per screditare l’ipotesi accusatoria, portata avanti dalla stessa procura di Firenze, secondo cui Berlusconi sarebbe legato alla stagione delle stragi di Cosa nostra del 1993 e 1994 come mandante esterno.
Prima dell’episodio, ospite (retribuito) in tv della trasmissione di Giletti, Baiardo aveva raccontato di aver incontrato Paolo Berlusconi, fratello di Silvio, nel febbraio del 2011 negli uffici milanesi del Giornale, lasciando nell’ombra le ragioni dell’incontro. I pm fiorentini sono convinti che il colloquio servisse a stabilire un contatto con Silvio Berlusconi per conto del boss mafioso Giuseppe Graviano. Paolo Berlusconi ha invece riferito ai magistrati che Baiardo si era recato da lui per screditare suo fratello Silvio.
Ai pm Giletti ha raccontato che, dopo la messa in onda della puntata, Cairo gli riferì che Paolo Berlusconi “non era proprio contento” del fatto che a Baiardo fosse stato permesso di avanzare quelle gravi allusioni.
Questi due episodi – le parole di Baiardo sull’incontro con Paolo Berlusconi e la vicenda della fotografia (di cui nel frattempo Cairo sarebbe venuto a conoscenza, non si sa in che modo) – per i pm avrebbero indotto Cairo a sospendere la messa in onda della trasmissione di Giletti, così da impedire a quest’ultimo di approfondire ulteriormente il tema dei rapporti con la mafia di Silvio Berlusconi, con cui l’editore di La7 aveva lavorato per tanti anni per poi diventarne amico. Insomma, Cairo avrebbe mentito quando pubblicamente ha spiegato che la ragione della sospensione del programma era economica (la trasmissione costava circa 150 mila euro a puntata, per una perdita complessiva stimata in circa 5 milioni di euro all'anno).
I pm di Firenze ne sono convinti: anche Cairo ha svolto un ruolo nella grande strategia volta a impedire che si facesse verità sui rapporti tra Berlusconi e Cosa nostra. Tanto che viene da chiedersi, ironicamente ma non troppo, quando i magistrati fiorentini indagheranno direttamente per favoreggiamento della mafia anche Urbano Cairo, suo malgrado vittima del circo mediatico-giudiziario alimentato da Giletti proprio su La7. Nella fantagiustizia dei pm di Firenze tutto è possibile.