La Consulta rigetta il ricorso di Scarpinato contro la commissione Antimafia

La Corte costituzionale ha dichiarato inammissibile la richiesta dell'ex pm spiegando che un parlamentare può promuovere un conflitto contro la Camera di appartenenza, ma non contro un suo organo interno. Una figuraccia per chi ha svolto per 40 anni l’attività di magistrato, rivestendo incarichi apicali

16 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 18:05
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Foto Ansa

La Corte costituzionale ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dall’ex pm, oggi senatore grillino, Roberto Scarpinato contro la commissione parlamentare Antimafia per aver utilizzato intercettazioni telefoniche che lo coinvolgono. Scarpinato è infatti stato intercettato 33 volte nell’ambito di un’inchiesta che vede coinvolto Gioacchino Natoli, ex presidente della Corte d’appello di Palermo, indagato per il presunto insabbiamento dell’indagine mafia-appalti. Nonostante Scarpinato non fosse indagato, e nonostante le chiacchierate con l’ex collega Natoli non avessero rilevanza penale, le conversazioni sono state trascritte dalla polizia giudiziaria. La presidente della commissione Antimafia, Chiara Colosimo (FdI), ha poi chiesto e ottenuto dalla procura di Caltanissetta la trasmissione delle intercettazioni, senza alcuna autorizzazione preventiva da parte del Senato come prevederebbe la Costituzione.
Le intercettazioni sono così state messe a disposizione dei membri della commissione. Con una giravolta surreale, Scarpinato e il Movimento 5 stelle avevano denunciato la “grave violazione dell’articolo 68 della Costituzione” che prevede l’autorizzazione del Parlamento per l’utilizzo delle captazioni: proprio l’articolo più massacrato dalla propaganda grillina negli ultimi anni. Scarpinato aveva dunque chiesto alla giunta delle immunità del Senato di sollevare un conflitto di attribuzione davanti alla Consulta contro la procura di Caltanissetta, ma la richiesta era stata respinta dalla maggioranza di centrodestra (garantista a corrente alternata). A quel punto l’ex pm ha avuto la geniale idea di sollevare un conflitto di attribuzione direttamente contro la commissione Antimafia. Richiesta dichiarata inammissibile dalla Consulta, che ha spiegato che un parlamentare può promuovere un conflitto contro la Camera di appartenenza, ma non contro un suo organo interno. Una figuraccia per chi ha svolto per 40 anni l’attività di magistrato, rivestendo incarichi apicali. Ora arriverà un terzo ricorso?