“Dalle inchieste sull’urbanistica danni per tre miliardi”, dice il costruttore Carlo Rusconi

Parla uno degli otto imputati assolti nel processo su Torre Milano: "In due anni e mezzo ho sentito dire dal pubblico ministero parole di una violenza pazzesca. Una cosa umiliante. Mi sono sentito calpestato. Sala? Si è piegato ai pm"

18 GIU 26
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Carlo Rusconi (foto Ansa)

“Come mi sento? Un po’ stordito. In due anni e mezzo di processo ho sentito dire dal pubblico ministero parole di una violenza pazzesca. Una cosa umiliante. Mi sono sentito calpestato ed è stato insopportabile”, dice al Foglio Carlo Rusconi, presidente di Impresa Rusconi, azienda storica di costruzioni attiva a Milano da 119 anni, assolto martedì, insieme al figlio Stefano, nel processo su Torre Milano. “Con le loro inchieste sull’urbanistica i pm hanno distrutto un intero settore. Hanno bloccato un comparto che per la città corrisponde a 14 miliardi di euro di investimenti all’anno, pari allo 0,6 per cento del pil nazionale. Consideri che l’Italia è rimasta sotto procedura di infrazione europea per uno sforamento dello 0,1 per cento del rapporto deficit-pil”, aggiunge Rusconi.
Il prossimo sindaco di Milano si ritroverà con un debito di qualche miliardo di euro. Non lo dico per fare terrorismo. E’ dimostrato. Se consideriamo che a causa delle inchieste sono bloccati 200 progetti edilizi e ogni progetto vale in media circa 15 milioni di euro, tra acquisto del terreno, progettazione e altri investimenti, parliamo di circa tre miliardi di euro. Danni che il comune sarà costretto a pagare ai circa duecento operatori, in quanto derivanti dalle determine di modifica del Pgt adottate dai suoi funzionari e poi dalla giunta in violazione della legge”, spiega Carlo Rusconi, che nel corso del processo su Torre Milano è stato difeso dall’avvocato Federico Papa (il figlio Stefano è stato assistito dall’avvocato Michele Bencini).
La procura ha sostenuto che Torre Milano, come decine di altri interventi edilizi autorizzati dal comune, fosse in realtà una nuova costruzione mascherata da ristrutturazione, frutto di un utilizzo illegittimo della Scia. “Parliamo di una procedura prevista dalla legge (articolo 3 del decreto 380 del 2001), che estende il concetto di ristrutturazione a interventi di demolizione e ricostruzione anche con caratteristiche molto differenti rispetto al preesistente, salvo il mantenimento della dote volumetrica. Se prima ho un edificio di un solo piano sono autorizzato a costruire, come abbiamo fatto, una torre di ottanta metri rispettando la volumetria esistente. E’ la legge che lo consente, non l’interpretazione della legge”, puntualizza Rusconi alzando la voce di un tono. “Il problema non è che all’epoca della costruzione c’era un’interpretazione rispetto a certe norme diversa da quella di oggi. Il problema è che la procura di Milano ha creato un mostro dove il mostro non c’era”.
Per questa ragione, Rusconi confida che si sarebbe aspettato un’assoluzione perché il fatto non sussiste, anziché con la formula “perché il fatto non costituisce reato”, come ha fatto il tribunale di Milano, dando adito a letture semplicistiche secondo cui gli imputati avrebbero commesso l’illecito contestato ma sarebbero stati assolti perché “in buona fede”. “Una semplificazione a cui ha contribuito – sottolinea Rusconi – il comunicato emesso dal presidente del tribunale milanese, Fabio Roia, quasi in coincidenza con l’emissione della sentenza. Un fatto inusuale che mi ha molto colpito”.
Ma al centro delle critiche di Rusconi c’è anche la timidezza mostrata dal sindaco Beppe Sala di fronte alle iniziative dei pm. “In questi due anni non ha mai, dico mai, rivolto una parola a favore di chi, sulla base di decisioni della politica urbanistica che la sua amministrazione nel tempo ha deciso di adottare, si trova al cospetto dei magistrati unicamente perché ha seguito le norme di cui il comune si è dotato”, dice Rusconi. “Il sindaco ha idea di cosa voglia dire aumentare gli oneri e le monetizzazioni senza un periodo di salvaguardia, rendendo antieconomico qualsiasi intervento pensato e attivato almeno tre anni prima delle decisioni attuali del comune di Milano? Ha idea di cosa voglia dire introdurre in corsa, su progetti originati due o tre anni fa, le determine e delibere che cambiano radicalmente la normativa vigente, delle quali i funzionari applicano poi solo la parte più restrittiva?”, si chiede l’imprenditore. Quanto ai funzionari comunali, prosegue Rusconi, questi sono ormai diventati “dei professionisti del ‘vietiamo tutto, non rispettiamo alcun termine di legge, non decidiamo nulla, così non corriamo alcun rischio’. Questo è il loro motto, questo è il loro modo di agire”.
Una domanda sorge spontanea: quanto ha ancora voglia di continuare a investire a Milano? “Io zero. Infatti mio figlio, che è un po’ più sveglio di me, ha già cominciato a muoversi fuori Milano”, replica Rusconi.