Editoriali
La “sgrammaticatura” di Verini. A Milano la separazione delle carriere sarebbe servita eccome
Per il senatore del Pd, la sentenza del primo processo per l’urbanistica dimostra che le funzioni sono già separate. Ma in realtà le inchieste milanesi evidenziano proprio il contrario
19 GIU 26

Foto Ansa
Walter Verini, senatore del Pd, è politico di cultura riformista e molto attento ai temi della giustizia. Nel referendum sulla riforma Nordio si è schierato per il No, e tra le motivazioni ha sempre affermato che “le funzioni sono già separate. Non esiste appiattimento dei giudici sui pm”. E’ un libero e motivato convincimento. Ma ieri, intervistato dalla Stampa, Verini ha applicato questo convincimento alla sentenza del primo processo per l’urbanistica a Milano, che ha assolto tutti. E qui, per riprendere un termine da lui usato nell’intervista, è incappato in una “sgrammaticatura”. Pur ammettendo che le indagini milanesi siano state “strumentalizzate” da alcuni partiti Verini dice però: “La separazione delle carriere c’è già, non c’era bisogno di farla. Questa è una conferma. La magistratura è tenuta all’esercizio dell’azione penale, poi ci sono vari gradi di garanzia e si può giungere a conclusioni diverse”.
Che il giudice in tribunale bocci, su tutta la linea, un’inchiesta della procura è il minimo sindacale in una democrazia: che c’entra la separazione? Il caso delle inchieste di Milano ha purtroppo dimostrato il contrario, la “sgrammaticatura” in magistratura esiste. Basterebbe citare il più volte denunciato appiattimento del gip sulle richieste del pool edilizio. Il gip Mattia Fiorentini, ad esempio, è stato pesantemente contraddetto dal Riesame anche per aver addirittura ecceduto le posizioni dell’accusa scegliendo “la linea più dura” e parlando di un “consolidato sistema di corruttela e commistione tra interessi pubblici e privati”. Il riesame rispose: “Semplificazione svilente”. Ma ancor più grave quanto denunciato proprio dal Foglio, a proposito di una direttiva informale della presidente dei gip Ezia Maccora, contraria al fatto che possano esistere “diversi orientamenti”, cioè che in sostanza potessero esserci giudizi difformi dalle richieste della procura. Il meccanismo è noto ed è stato denunciato in altri contesti, ma per le indagini milanesi è palese. Se c’è un caso in cui la separazione servirebbe, è questo.