Il Csm e il caso De Pasquale-Spadaro

L’assoluzione della Cassazione potrebbe non bastare ai due pm per evitare sanzioni disciplinari. Alcuni fatti restano accertati e pongono seri interrogativi sulla capacità dei due magistrati di svolgere la loro attività con imparzialità ed equilibrio

20 GIU 26
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Foto Ansa

Una volta che la Cassazione avrà depositato le motivazioni della sentenza con cui ha assolto definitivamente i pm Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro nel processo per rifiuto di atti d’ufficio nell’inchiesta Eni-Nigeria, il Consiglio superiore della magistratura potrà riprendere il procedimento disciplinare a carico dei due magistrati. E qui l’assoluzione ottenuta in sede penale potrebbe non bastare ai due pm per evitare di essere sanzionati. Anche se l’accusa di aver nascosto scientemente prove favorevoli alle difese degli imputati del processo Eni-Nigeria (poi tutti assolti) è caduta in Cassazione, alcuni fatti restano accertati e pongono seri interrogativi sulla capacità dei due magistrati di svolgere la loro attività con imparzialità ed equilibrio.
Proprio il requisito di cui il Csm, in realtà, ha già riconosciuto l’assenza nel caso di De Pasquale, negandogli la conferma come procuratore aggiunto: “Risulta dimostrata l’assenza in capo al dott. De Pasquale dei prerequisiti della imparzialità e dell’equilibrio, avendo reiteratamente esercitato la giurisdizione in modo non obiettivo né equo rispetto alle parti nonché senza senso della misura e senza moderazione”. Nel procedimento disciplinare, il Csm non dovrà soltanto valutare il comportamento di De Pasquale e Spadaro sul mancato deposito delle prove potenzialmente favorevoli agli imputati. E’ infatti emerso che i due magistrati tentarono, a ridosso della sentenza sul caso Eni-Nigeria, di far ascoltare in aula l’avvocato Piero Amara per fargli riferire di un presunto “accordo” avvenuto fra il presidente del collegio giudicante, Marco Tremolada, e alcuni difensori di Eni, con lo scopo proprio di spingere Tremolada ad astenersi. Il tentativo fallì, ma è stato confermato anche dal pm milanese Paolo Storari: “De Pasquale e Spadaro dissero che bisognava far astenere Tremolada perché aveva un atteggiamento di appiattimento sulle difese”. In che modo, per il Csm, De Pasquale (ancora alla procura di Milano) e Spadaro (ora alla procura europea) possono continuare a fare i pm?