Da Castellucci a Moretti: l’Italia incarcera i manager e spaventa gli investitori

Castellucci, Soprano, Moretti, Elia: si moltiplicano gli amministratori delegati ritenuti responsabili colposamente di incidenti o disastri a distanza di 15-20 anni. Con questi precedenti, chi dall’estero potrà mai accettare con serenità di guidare una grande azienda italiana?

26 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 18:28
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Giovanni Castellucci e Mauro Moretti

C’è un’immagine dell’Italia che all’estero comincia a circolare e che rischia di diventare il principale deterrente agli investimenti nel nostro paese. E’ quella degli amministratori delegati di grandi aziende finiti in carcere a distanza di quindici o vent’anni da incidenti o disastri perché la magistratura è arrivata a rintracciare nella loro condotta una responsabilità colposa. Giovanni Castellucci, Vincenzo Soprano, Mauro Moretti, Michele Mario Elia. Nomi diversi, vicende diverse, ma un unico messaggio: se sei al vertice di una grande organizzazione, in Italia la responsabilità penale può arrivare fino a te anche quando la tragedia nasce, molti livelli più in basso, da una catena di errori tecnici, omissioni, carenze nella manutenzione e decisioni assunte lungo una filiera complessa.
E’ appunto il caso di Castellucci, ex ad di Autostrade per l’Italia (che gestisce una rete di 2.800 chilometri), in carcere da oltre un anno dopo la condanna definitiva a sei anni per la strage di Acqualonga del 28 luglio 2013: un autobus precipitò da un viadotto, causando la morte di 40 persone. I periti hanno appurato che il guardrail cedette per la carente manutenzione, e i giudici sono giunti a legare questo fatto a una presunta scelta aziendale adottata da Castellucci finalizzata al risparmio.
Leggendo le carte che hanno portato alla condanna di Castellucci (che in primo grado era stato assolto) si rintraccia un percorso opposto a quello che dovrebbe seguire un normale processo penale: prima si è individuato l’imputato da condannare, Castellucci, e poi si è andati alla ricerca delle argomentazioni che potessero sorreggere questa tesi.
Lo stesso sembra essere avvenuto nel caso della strage di Viareggio, che il 29 giugno 2009 costò la vita a 32 persone, a causa del deragliamento e dell’esplosione di un treno che trasportava Gpl. Anche in questo caso è stato accertato che la tragedia è stata causata dalla rottura di un assile difettoso montato sotto un carro cisterna. E proprio per questo erano già stati condannati i responsabili dell’impresa tedesca proprietaria del carro cisterna (noleggiato da un’azienda del gruppo Fs), gli operai che avevano tragicamente sbagliato la manutenzione e i dirigenti delle officine che avevano revisionato e montato l’assile difettoso.
Queste condanne non bastavano all’opinione pubblica: serviva lo “scalpo” dei capi. Così il 15 gennaio 2024 la Corte di cassazione ha confermato le condanne nei confronti delle figure di vertice di Ferrovie, Trenitalia e Rfi. L’assile difettoso? Per i giudici è stato montato come risultato di una scelta di politica aziendale finalizzata al contenimento dei costi sulla sicurezza, scelta di cui però non è mai stato rintracciato alcun atto o comunicazione da parte dei manager.
Il primo a finire in carcere è stato Vincenzo Soprano, ex amministratore delegato di Trenitalia, condannato a quattro anni e due mesi. Dopo circa un anno ha ottenuto l’affidamento in prova ai servizi sociali.
Ora, dopo la terza e definitiva conferma della condanna, tocca a Mauro Moretti, prima ad di Rfi e poi di Ferrovie, e a Michele Mario Elia, suo successore alla guida di Rfi. Anche per loro la giustizia ha individuato una responsabilità colposa nella gestione complessiva della sicurezza ferroviaria. Vanno in carcere, a 17 anni di distanza dai fatti. Come se l’amministratore delegato fosse una figura onnisciente, a conoscenza di tutto ciò che accade in ambito aziendale (in questo caso di tutti i 17 mila chilometri di linea ferroviaria), e per questo motivo responsabile.
Con questi precedenti, chi dall’estero potrà mai accettare con serenità di guidare una grande azienda italiana?