il caso
Arrestato e a processo per voto di scambio mafioso, ma il presunto clan non esiste
La surreale storia di Francesco Seminario, ex sindaco di Casabona. Nel 2024 è stato incarcerato con l'accusa di aver chiesto voti a una cosca di 'ndrangheta, mentre il comune è stato sciolto per mafia. Nei giorni scorsi il tribunale di Crotone ha stabilito che la cosca non esiste: tutti assolti. Ma lui aspetta ancora di essere giudicato

Francesco Seminario (Ansa)
Arrestato e a processo con l’accusa di aver chiesto voti alla mafia, anche se intanto è stato accertato che il presunto clan mafioso non esiste. E’ la surreale situazione in cui si trova Francesco Seminario, ex sindaco (per il Partito democratico) di Casabona, piccolo comune in provincia di Crotone. Tutto comincia il 4 ottobre 2024, quando l’allora sindaco Seminario viene arrestato su richiesta della Dda di Catanzaro nell’ambito dell’inchiesta “Nemesis”, con le pesanti accuse di concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio politico-mafioso. Per i pm catanzaresi (il procuratore reggente, Vincenzo Capomolla, e i sostituti antimafia Paolo Sirleo, Domenico Guarascio e Pasquale Mandolfino), Seminario aveva stretto “un autentico patto criminale” con la presunta cosca di ’ndrangheta guidata da Carlo Mario Tallarico per farsi eleggere come sindaco alle elezioni del 2021. In questo modo, sostengono i pm con affermazioni nette seppur zoppicanti sul piano linguistico, i mafiosi “ottenevano la messa a loro disposizione da parte del sindaco così eletto per l’elargizione di una serie varia e nutrita di favori e benefici nei confronti della cosca tutta”. In altre parole, Seminario aveva stretto un patto con il presunto clan mafioso per ottenere voti e poi, una volta eletto sindaco, garantire favori lavorativi ai figli del boss e l’assunzione di un presunto affiliato in un’impresa che si occupava della raccolta dei rifiuti a Casabona.
La notizia venne ripresa dai quotidiani nazionali, anche perché Seminario e il presunto boss Tallarico finirono in carcere insieme ad altri sei indagati. Seminario trascorse 20 giorni in carcere. Pochi giorni dopo l’inizio della detenzione, la sua compagna, malata da tempo, morì. Seminario non venne autorizzato dal tribunale neanche a presenziare al funerale. Dopo venti giorni, il Riesame annullò l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, disponendo i domiciliari (l’ex sindaco ci rimarrà per otto mesi) e facendo cadere l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.
Nel corso del procedimento cautelare, il Riesame si accorse anche che un’intercettazione a carico di Seminario era stata trascritta in modo parziale dalla polizia giudiziaria per far apparire l’allora sindaco di Casabona come a disposizione del presunto clan di ’ndrangheta.
Come se non bastasse, in seguito all’arresto di Seminario, il 18 aprile 2025 il Consiglio dei ministri sciolse il comune di Casabona per infiltrazioni mafiose, affidando l’amministrazione dell’ente a una commissione straordinaria per 18 mesi.
Nei giorni scorsi l’inchiesta “Nemesis” è crollata clamorosamente di fronte al primo giudizio di merito. Il gup di Crotone ha infatti assolto tutti gli imputati che avevano scelto di procedere con il rito abbreviato dalle accuse di associazione mafiosa e scambio elettorale politico-mafioso: Carlo Mario Tallarico (colui che era stato indicato dai pm come capo della cosca), Ludovico Tallarico, Sergio Tallarico, Giuseppe Pullerà, Daniele Tallarico e Cataldo Poerio. Il giudice ha accolto integralmente le istanze della difesa secondo cui non vi sono prove dell’esistenza di una locale cosca di ’ndrangheta nel comune di Casabona. L’unica condanna, estranea al cuore dell’indagine, è stata emessa nei confronti di Carlo Mario Tallarico per il solo reato di approvvigionamento abusivo di acqua a favore di una ditta edile (2 anni e 8 mesi di reclusione).
Insomma, la cosca Tallarico non è mai esistita, anche se l’accusa dei pm ha portato il sindaco Seminario in carcere e allo scioglimento del comune, cioè alla sospensione del sistema democratico.
Seminario, intanto, non avendo scelto il rito abbreviato bensì quello ordinario, resta a giudizio insieme ad altri sette imputati di fronte al tribunale di Crotone. L’ex sindaco, difeso dagli avvocati Giovanni Ettore Sipoli e Giuseppe Napoli, si ritroverà quindi ad affrontare l’accusa di voto di scambio politico-mafioso nonostante un giudice abbia già stabilito l’inesistenza del clan. I paradossi della (mala)giustizia italiana.
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Classe 1991, abruzzese d’origine e romano d’adozione. E’ giornalista di giudiziaria e studioso della magistratura. Ha scritto "I dannati della gogna" (Liberilibri, 2021), "La repubblica giudiziaria" (Marsilio, 2023), "Massacro giudiziario" (Liberilibri, 2026). Su Twitter è @ErmesAntonucci. Per segnalazioni: [email protected]
