Pichetto Fratin: “Il motore elettrico è il futuro, ma l’Europa ha sbagliato i tempi”

Il ministro dell’Ambiente alla Festa dell’Innovazione: "Le rinnovabili vanno aumentate, ma non garantiscono continuità: per la grande domanda dei data center serve il nucleare”. Il termovalorizzatore di Roma? “Si vada avanti”. Il caso Ilva: “Chiuderla sarebbe una sconfitta anche per l'ambiente”

6 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 10:18
Si parte dall’ambientalismo classico, qualità dell'aria e dell'acqua, ma si arriva presto al cuore più politico della transizione: energia, rifiuti, nucleare, industria. “Com’è cambiata la qualità dell’aria in Italia negli ultimi quattro anni?”, chiede Giuseppe De Filippi a Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente, dal palco della Festa dell’Innovazione del Foglio a Venezia. La risposta non può che partire dalla Pianura padana, dove “la situazione era peggiore” e dove, dice il ministro, c’è stata una presa di coscienza da parte delle istituzioni locali e nazionali. L’orografia della pianura non aiuta, con le Alpi a nord e l'Appennino che bloccano il ricircolo dell'aria, ma “l’industria ha raggiunto gli obiettivi sulla decarbonizzazione” e questo ha aiutato il miglioramento dell'aria nel nord Italia, ha spiegato Pichetto Fratin.
Poi il sistema idrico. L’Italia, dice il ministro, era convinta di non avere un problema serio sulla qualità dell’acqua. “Invece i problemi ci sono. Bisogna ridurre il numero dei gestori, arrivando a 100 o 150 di dimensioni sufficienti da avere risorse per fare manutenzione sugli impianti". Gli acquedotti italiani continuano infatti a perdere circa il 40 per cento dell’acqua. 
Il tema dei rifiuti arriva discutendo del termovalorizzatore di Roma. Dopo il sì dell’amministrazione comunale, "il governo ha sostenuto la scelta. Questo è il modo per evitare nuove discariche modello Malagrotta", dice il ministro. 
Il passaggio più divisivo è il nucleare. Come si contrastano i no ideologici? Pichetto Fratin risponde con i dati della domanda elettrica, destinata a crescere soprattutto per i datacenter. L’Italia importa “40-50 miliardi di chilowattora”, soprattutto dalla Francia. Le rinnovabili vanno aumentate, dice, ma non bastano da sole perché non garantiscono continuità negli afflussi energetici e “non possiamo lastricare il territorio italiano di pannelli e pale eoliche”. Nel mix, per il ministro, serve anche una quota di nucleare. Resta il nodo delle scorie. “Produciamo ogni giorno rifiuti radioattivi ospedalieri”, ricorda Pichetto Fratin. Bisogna avere il coraggio di dire dove andranno, meglio ancora se ci saranno territori pronti ad autocandidarsi. Ma il punto, dice, è spiegare che quei rifiuti, se stoccati correttamente, “non sono pericolosi”.
Sulle rinnovabili il caso Sardegna resta aperto. Davanti ai no locali, il ministro dice che può fare soprattutto “moral suasion ma bisogna spiegare ai territori anche i vantaggi". Sul gas dell’Adriatico, invece, il titolare dell'Ambiente rivendica le nuove autorizzazioni: il governo ha dato circa cinquanta nuove concessioni o riattivazioni di vecchie concessioni, mentre proseguono le valutazioni scientifiche sulle aree più sensibili.
Si passa all’ex Ilva. La sua chiusura sarebbe una vittoria o una sconfitta per l’ambiente? “Una sconfitta”, risponde il ministro. A Taranto, dice, c’è ancora la possibilità di fare “l’acciaieria elettrica più moderna d’Europa”, con una produzione di 6, 8 o 10 milioni di tonnellate, a seconda dei progetti. Chiudere vorrebbe dire "dipendere dall’estero anche sull’acciaio". E con l’energia, ricorda, abbiamo visto quanto costa dipendere dagli altri.
Infine l’auto elettrica. Pichetto Fratin non mette in discussione la direzione di marcia: “Il motore elettrico è il motore del futuro”, dice, anche perché è più semplice da costruire rispetto al termico. Il problema è stato il metodo scelto dall’Europa. L’impostazione voluta dall'ex vicepresidente della commissione Frans Timmermans, con lo stop al motore endotermico nel 2035, ha imposto tempi troppo stretti e ha messo in difficoltà l’automotive europeo, “che vuol dire prevalentemente tedesco e italiano”. Servono tempi più lunghi, dice il ministro. Il futuro resta elettrico, ma non può essere deciso contro l’industria che dovrebbe arrivarci.