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Mega tele Trump. Il presidente sogna che tutte le reti televisive gli siano fedeli
Da un approccio “confondiamo il popolo” del primo mandato Trump è passato a un più radicale “controlliamo tutto”. Così prova a piegare le tv, tra aiutini degli amici e prepotenza quanto basta
20 GIU 26

Foto ANSA
Se c’è un amico che è sempre stato fedele a Donald Trump in tutti questi anni è il tubo catodico. La televisione, tramite The Apprentice, è stato il vero strumento che spiega la scalata di Trump da tycoon a imperatore, perché la politica è intrattenimento. In tv giocava all’imprenditore di successo (anche se le sue bancarotte tra casinò nel New Jersey e università fasulle, dicono altro) e così è arrivato nelle case degli americani. E già prima del reality aveva disseminato qui e là la sua immagine apparendo in film come Mamma ho perso l’aereo 2 o in serie di grande successo come Willy, il principe di Bel Air. Dopo la discesa in campo, in scala mobile, ha saputo utilizzare la televisione sempre a proprio vantaggio – anche perché, non essendo un gran lettore, sta tantissimo davanti allo schermo col telecomando in mano, agendo anche, berlusconianamente, con telefonate in diretta ai programmi. “Questo farà dell’ottima tv”, dice nello Studio Ovale quando c’è un momento con un po’ di drama, come quando Zelensky venne criticato per come era vestito. La televisione è servita al Trump politico sia quando i network gli erano fedeli – come Fox News e Newsmax – sia quando lo criticavano – come la Cnn o la Cbs. Se i primi lo coccolavano e lo incensavano, nascondevano i suoi difetti e storpiavano la realtà, diffondendo, ad esempio, teorie cospirazioniste sui “veri” vincitori delle elezioni del 2020, i secondi sono sempre serviti come nemico e bersaglio necessario. “I giornalisti sono tra le persone più disoneste del pianeta”, ha detto il presidente. Le tv a lui ostili, cioè Nbc, Abc, Cbs e Cnn – ovvero la fetta maggioritaria dei telegiornali guardati ogni giorno dagli americani – sono “nemici del popolo” e “fake news”. Ma, in questo suo secondo mandato che sembra iniziato secoli fa, il Trump ottantenne, come su molte politiche e strategie rispetto a quando era l’outsider inesperto del 2016, ha preso la tv di petto. Si sta passando da un approccio “confondiamo il popolo” da Il mondo Nuovo a un “controlliamo tutto” da 1984. Un passaggio da Huxley a Orwell, senza scomodare le autocrazie. E così Trump sta provando a foxizzare la tv, a tingerla di rosso Maga, a piegarla con minacce e vendette, con l’obiettivo di creare una mega-tele-Trump.
Da un approccio “confondiamo il popolo” del primo mandato Trump è passato a un più radicale “controlliamo tutto”. Da Huxley a Orwell
A dare una grossa mano a questo stravolgimento dell’ecosistema mediatico è stato Larry Ellison. Tra gli uomini più ricchi del mondo grazie alla sua Oracle – software e cloud computing – Ellison, amico di Netanyahu, ha comprato un’intera isolona delle Hawaii e ha organizzato nel 2020 un grosso evento di raccolta fondi nel suo ranch californiano per Trump. Suo figlio, David, esperto pilota di aerei, ha fondato Skydance, una casa di produzione di blockbuster come il sequel del più mainstream film gay d’America: Top Gun. Poi, grazie ai soldi di famiglia, l’anno scorso Ellison jr. ha fatto un mega merger, comprando di fatto la Paramount, già proprietaria della Cbs, per otto miliardi (sei dei quali presi dalla borsetta di papà). L’acquisizione ha dovuto ricevere l’approvazione governativa della Fcc, la commissione federale sulle comunicazioni, un tempo più o meno indipendente e ora gestita da un fedelissimo di Trump che già aveva sospeso la messa in onda di un altro show comico serale inviso alla Casa Bianca, quello di Jimmy Kimmel. L’approvazione per il merger che ha fatto diventare Ellison jr. proprietario della Cbs è avvenuta dopo che la Paramount ha pagato a Trump sedici milioni di dollari per chiudere una causa che lui aveva intentato contro la stessa Cbs. Secondo Trump, un’intervista a Kamala Harris l’aveva penalizzato in campagna elettorale. Nessuno credeva che la causa avesse una base per procedere, ma lui si è portato a casa sedici milioni, che da molti è stata definita “una mazzetta”.
La nemica Cbs si è avvicinata al mondo Maga grazie a Ellison jr., che ha cacciato Stephen Colbert e messo Bari Weiss a capo della divisione news
E così la ex nemica Cbs di colpo ha cambiato proprietà, avvicinandosi al mondo Maga. Ellison jr. ha agito già mentre ne prendeva le redini. Ha cacciato il comico più politico della scena dei late show, il catto-progressista super fan di Tolkien Stephen Colbert, che in questi anni ha martellato senza limiti il trumpismo. “Una scelta puramente finanziaria”, che però non aveva senso, visti gli ascolti. Colbert è stato visto come simbolica moneta di scambio, un omaggio al re, e come un segnale che le cose sarebbero cambiate presto nell’emittente Tv. Ellison jr. ha messo dentro la Cbs Kenneth Weinstein, vicino a Trump e già capo di un think tank conservatore, ma senza esperienze giornalistiche. E poi a capo della divisione news ha messo Bari Weiss, giornalista millennial che se n’era andata in polemica col New York Times per la sua wokizzazione. Il programma 60 minutes, odiatissimo dal presidente ma di grande successo (con oltre nove milioni di spettatori settimanali), ha perso due veterani e noti volti giornalistici: uno se n’è andato, l’altro è stato licenziato in tronco, attaccando Weiss.
Sui social Trump aveva più volte criticato il programma, soprattutto quando ha invitato gente che gli sta antipatica, come Papa Leone o la ex deputata fedelissima Marjorie Taylor Greene. In privato il presidente avrebbe più volte chiesto di far saltare del tutto il programma. Weiss ci sta provando, svuotandolo di collaboratori. Nel riequilibrio di linea editoriale alcuni giornalisti di Cbs News, parlando con Vanity Fair, hanno raccontato che Weiss avrebbe modificato personalmente alcune frasi nei notiziari per mettere tutto sotto una luce più “benvoluta al presidente”, tra cui la “vittoriosa” cattura di Maduro in Venezuela, o di tagliare i video sull’Ice per “mostrare i manifestanti più violenti”. Weiss ha anche cambiato l’intervistatore di Benjamin Netanyahu all’ultimo momento per paura di domande scomode, tanto che alla fine del programma l’ambasciatore israeliano in America ha twittato: “Grazie Bari Weiss”. E la nuova boss della Cbs ha bloccato la messa in onda di un servizio sui rimpatri degli immigrati irregolari, perché “non era pronto, mancavano dei punti di vista diversi”. Dopo quella che Weiss ha chiamato de-Baathificazione della Cbs – facendo riferimento all’epurazione Usa in Iraq del partito Ba’th di Saddam Hussein – Trump ha concluso il boicottaggio della rete concedendo un’intervista. “Non la conosco ma è una persona fantastica. Da quello che so”, ha detto il presidente, “la ragazza che sta guidando la vostra rete è bravissima”.
Ellison sta comprando anche la Cnn, tramite l’acquisto della Warner Bros. Secondo Trump la rete è amministrata “da disgraziati”
Dopo la Cbs ora è il turno della Cnn. Anche qui, secondo i gruppi di osservatori sulla libertà di stampa, si prospetta una rapida trumpizzazione. La Cnn, il canale all-news per eccellenza, fondata dal cowboy sudista Ted Turner nel 1980, è la più detestata dal presidente, principale diffusore di “fake news”. I suoi giornalisti sono “dei perdenti”, e i reportage sono “spazzatura”. A una delle giornaliste di punta della rete è stato detto di sorridere di più, notando “l’odio che ha negli occhi” durante le conferenze stampa. A molti non risponde nemmeno “perché le loro domande sono stupide”. Trump ha addirittura detto che il canale è responsabile “di azioni illegali”. Ma ora, appunto, tutto potrebbe cambiare. Perché Ellison jr. sta comprando anche la Cnn, tramite l’acquisto deciso per luglio della Warner Bros Discovery per 111 miliardi. Il Wall Street Journal ha riportato che l’anno scorso Ellison jr. avrebbe assicurato a Trump che, comprando la Warner, avrebbe fatto dei grossi cambiamenti dentro il canale. Pochi giorni dopo Trump ha dichiarato: “E’ imperativo che la Cnn venga venduta”, aggiungendo che è amministrata “da disgraziati”. Secondo alcuni interni Ellison jr. vorrebbe mettere anche lì Bari Weiss, dato che è stata così ubbidiente dentro la Cbs. Un ex giornalista di 60 minutes ha detto a Variety: “Spero non ci mettano lei, perché tutto quello che Bari tocca diventa merda”. Ma prima di poter cambiare i quadri e mandare a casa i giornalisti liberal, anche qui per l’acquisto della Warner serve l’approvazione della Fcc (l’approvazione del dipartimento della Giustizia è già avvenuto il 12 giugno). Serve cioè il nulla osta di Trump, che in cambio – oltre a uno stravolgimento della linea editoriale – vorrebbe una purga dell’attuale amministrazione della rete. Le prime che dovrebbero esser cacciate, si dice, sono le odiatissime Erin Burnett e Brianna Keilar, le regine del fact-checking sulla Casa Bianca, che non mollano mai di fronte a membri del gabinetto che presentano numeri inventati o frasi contraddittorie. Il presidente si sarebbe incontrato con l’amico Ellison senior per dargli una lista di nomi di possibili volti da mettere alla conduzione dei programmi (si spera nessuno della sua famiglia).
Sulla Nbc il fastidio del presidente è viscerale. E’ la rete che lo ha cacciato dopo i suoi commenti sgradevoli sugli immigrati
Un po’ come al Thanos della Marvel, “distruttore di mondi”, che cerca le gemme cosmiche da incastonare nel suo guanto, per avere il totale controllo dell’informazione televisiva – o per distruggerla – a Trump mancano ancora Abc e Nbc. La prima, la American Broadcasting Company, nata nel 1943, rete dell’inviso Kimmel, è di proprietà della Walt Disney Company. Anche i giornalisti Abc vengono spesso bullizzati nello Studio Ovale quando fanno domande scomode o troppo precise. “Sei una persona terribile, e una giornalista terribile”, ha detto Trump a Mary Bruce dopo una domanda sugli Epstein files. L’azienda aveva provato una strada diplomatica con Trump, ad esempio piegandosi ai diktat sull’eliminazione dei parametri per l’inclusione, o pagando al presidente, due anni, fa un patteggiamento di quindici milioni per una causa intentata contro il giornalista George Stephanopoulos. Ora però alla Disney c’è un nuovo ceo, Josh D’Amaro, arrivato a marzo, che prima supervisionava i parchi divertimento. D’Amaro ha deciso di scontrarsi apertamente con la presidenza. Dopo una battuta sulla first lady di Kimmel, Trump ha chiesto il licenziamento del comico. Poi per vendicarsi della rete ha sguinzagliato il capo della Fcc in modo che mettesse in esame le licenze di radiodiffusione della Abc, minacciando di chiudere alcune stazioni locali. La Fcc ha anche lanciato un’investigazione sul talk-show The View, perché avrebbe invitato senatori democratici e non repubblicani in vista delle midterm violando la par condicio. Ma D’Amaro, invece di capitolare come fanno molti, ha deciso di resistere. Sull’affaire Kimmel ha preso posizione in difesa del comico invocando il primo emendamento, e cioè quello sulla libertà di espressione. Anzi, la sua squadra legale si sta attivando contro il governo, accusandolo di usare la Fcc come arma contro i media liberi. Il ceo ha anche deciso di lanciare sui canali Abc News dei segmenti educativi per spiegare ai telespettatori come le azioni governative possano avere un impatto sulla libertà di informazione nel paese.
L’altra gemma cosmica che Trump vorrebbe guadagnare è la Nbc, e in un arco narrativo sarebbe l’ultima da prendere in mano. Perché il presidente ha un fastidio viscerale che va oltre il suo contrasto con la libertà di stampa. Perché la Nbc era la rete che trasmetteva il suo The Apprentice, la rete che l’ha cacciato nel 2015 quando lui, già lanciato nell’arena politica, aveva fatto dei commenti spiacevoli sugli immigrati che non erano piaciuti all’azienda – c’era ancora un certo pudore. Trump venne sostituito dall’attore ex governatore Mr Universo Arnold Schwarzenegger, che durò una sola stagione facendo fallire il programma. Un anno fa Trump diceva che le due reti, Abc e Nbc erano “le peggiori”, che erano “un braccio del partito democratico”, oltre che “una minaccia per la nostra democrazia”, minacciando anche qui di sguinzagliare l’Fcc per far revocare le loro licenze televisive. “Dovrebbero perdere le loro licenze”, ha scritto su Truth Social, “per via della loro ingiusta copertura dei repubblicani e/o dei conservatori, o come minimo dovrebbero pagare TANTO per avere il privilegio di usare le frequenze più importanti quando vogliono!!!”. Se i suoi amici non le comprano, se i ceo non si piegano, il tentativo è quello di provare a zittire queste reti tv “ribelli”. Minacciarle, o fuggire dal confronto. A inizio mese Trump si è alzato a metà intervista, nel programma della Nbc Meet the press dopo una domanda sul 6 gennaio. “Chiudiamola qui, ne ho avuto abbastanza”, ha detto togliendosi il microfono, “dovete dare una raddrizzata al vostro modo di fare giornalismo”. Ma ha anche detto che se n’è andato perché pioveva, e questo lo ha fatto arrabbiare.
Certo, poi resta l’adorata Fox News, seguitissima, che per un momento ha rischiato di perdere la sua vocazione populista–allarmista e post-conservatrice. Ma dalle lotte à la Succession degli eredi del mogul dei media Rupert Murdoch si è deciso a lungo – perché gli affari sono affari – di mantenere la linea politica del network. Il pubblico doveva venire prima dell’informazione. Dopotutto una Fox News che parla all’America trumpiana funziona, anche quando invita i complottisti a spiegare come le elezioni siano state rubate da Biden e dagli immigrati, anche quando diventa il caso studio per spiegare cos’è la “post-truth”. Solo adesso che Trump affonda nei sondaggi, Murdoch, a cui il presidente non è mai stato simpatico e che con un gioco dei due forni bastona ogni tanto dal suo Wall Street Journal, pensa di iniziare a distaccare l’ammiraglia Fox dall’essere il megafono del mondo Maga. O così si dice, in attesa di vedere come andranno i repubblicani alle midterm. L’Hollywood Reporter ha parlato di “un matrimonio di convenienza che si avvia verso uno spiacevole divorzio”. Ma se tutte le reti diventano come la Fox, tranne forse la Fox – a prescindere dalla libertà di espressione – come fanno a monetizzare tutte quante se parlano allo stesso pubblico? Ma forse, per citare il Joker del Batman di Cristopher Nolan, per i nuovi proprietari dei media amici di Trump, “non è una questione di soldi, ma di mandare un messaggio”, e continuare a essere invitati agli spettacoli di lotta libera con spettacoli pirotecnici sul selciato della Casa Bianca.
