Parlare di big data, professioni del design e palazzi con Ricuperati

Intervista al direttore creativo di Domus Academy a Milano sul ruolo che la città ricopre come trampolino di lancio per gli incontri tra discipline e per la formazione dei talenti
23 GEN 17
Ultimo aggiornamento: 04:08 | 11 AGO 20
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Gianluigi Ricuperati, romanziere (il 23 febbraio esce per Feltrinelli “La scomparsa di me”, poco prima “Mind Game” in Francia per Gallimard), curatore, direttore creativo di Domus Academy a Milano, campione dell’interdisciplinarietà tra le arti e le scienze, poliedrico inventore di situazioni inedite e talk polifonici, convertitore di austeri convegni in appassionanti concerti di voci d’amici, uomo pubblicamente ubiquo che alle nove di mattina è a Torino, alle dieci a Milano, alle undici a Roma, alle tredici in aereo per New York. Non c’è miglior persona con cui parlare del ruolo che Milano ricopre come trampolino di lancio per gli incontri tra discipline e per la formazione dei talenti. “Gianluigi – gli chiedo – un giorno ti svegli, o ti addormenti, ed ecco che sei sindaco di Milano. Quale cambiamenti attueresti nel sistema dei musei civici milanesi?”. Ha la risposta fulminante: “I musei dovrebbero diventare sempre più istituzioni crossdisciplinari, capaci di stimolare la curiosità grazie all'impollinazione reciproca di diverse discipline intorno alle collezioni. Nel 2012 ho partecipato a un evento torinese con Giorno per Giorno della Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea, che si chiamava 'Museum of Words': invitavamo autori letterari a fare descrizioni (Ekphrasis) di alcune opere presenti nelle collezioni dei musei della città. Qualche tempo dopo un'idea simile è spuntata da qualche parte a Milano. Credo sia importante lavorare su un progetto di classificazione tassonomica-verbale che unisca poesia e Big data per imparare a conoscere il corpus artistico in modo sistematico ma anche letterario, analitico e insieme emotivamente intenso. Se fossi nel sindaco chiamerei tre o quattro fra i migliori autori del mondo e chiederei loro di trovarne altri e iniziare a descrivere tutte le opere di Milano, poi della regione, poi di altre città. Userei l’infrastruttura museale per lanciare progetti di produzione di conoscenza pubblica rischiosi e avventurosi, e unici al mondo. E’ anche con le idee che Milano deve competere con New York, Londra, Berlino e Parigi”.
Gli chiedo quali mestieri interdisciplinari, inediti e vincenti abbia visto nascere presso Domus Academy, prestigiosa accademia privata che a Milano organizza corsi post-graduate e d’avvio professionale nell’ambito del design e del fashion. Risponde: “Vedo che sempre più spesso si esce dalla sicurezza, dall’usato sicuro. Non è solo questione di profili professionali, ma di profili mentali. Ho notato che si creano situazioni di particolare interesse quando si sviluppa la tecnologia da un punto di osservazione umanistico”. I talenti hanno bisogno di spazi, studi ove lavorare indefessamente, di palazzi da risanare, nuovi mattoni da abitare. Giunge dunque il momento della domanda wrecking ball: “Quali palazzi abbatteresti? E quali palazzi vorresti che risorgessero?”. “Non abbatterei palazzi, al massimo ospiterei famiglie di migranti: si potrebbe fare una scuola dei migranti a Milano, al termine della quale ricevono un passaporto di una nazione europea, invece di un diploma. Una scuola di cittadinanza: anche se temo che abbiano più da insegnare loro agli insegnanti, che il contrario. Per quanto riguarda edifici da far risorgere, non ne ho: sono a favore di un programma di riabilitazione collettiva dalla nostalgia. E Milano può essere capofila in questo senso: si può adorare il passato senza essere tossicomani della nostalgia. E’ il tempo, l’urgenza del nostro tempo, che lo domanda visceralmente”.
Concludo domandando a Ricuperati di farmi i nomi degli eccellenti eventi e kermesse milanesi cui ha contribuito negli ultimi anni. Nessuna esitazione: “Il Salone del Mobile, di sicuro: ogni anno inventiamo qualcosa con Domus, con Naba, con Patricia Urquiola o Italo Rota. Poi MiArt. MIA, una piccola fiera di fotografia che si svolge a Milano e che è organizzata da Fabio Castelli, uno dei pochi gentiluomini in un cosmo di personalità bizzarre. A MIA abbiamo curato un bellissimo programma culturale l’anno scorso con Alice Rawsthorn e Hans Ulrich Obrist che leggevano insieme a me “Miti d’oggi” di Roland Barthes, in tre lingue. Ci tengo anche a segnalare il festival di Studio in Triennale, un bellissimo confronto d’idee. Io però guardo sempre al possibile: m’interessa ciò cui mi dedicherò domani: credo farò qualcosa anche con il nuovo Salone di Milano, e in generale penso che Milano sia la città ideale per chi ha impostato la propria vita contro l'ideologia triste dell’usato sicuro”.