Per Art week, flash mob di Maurizio Cattelan (LaPresse) 

Granmilano

Come sopravvivere in tre mosse a una settimana tutta d'arte 

Francesca Amé

Dall'Art Week a MiArt, tra eventi, mostre e padiglioni. Ecco tre idee su mille, a nostro gusto, per non perdersi

È la settimana di Art Week, fino al 6 aprile, ma è anche la settimana di MiArt, 4-6 aprile, giunta alla 29esima edizione. Si respira letteralmente arte, in ogni via e angolo di Milano. Ecco tre idee su mille, a nostro gusto, per non perdersi.

Artweek vegetale /1. Prima tappa fogliante di questa Art Week: corso Venezia, Fondazione Rovati. Al Padiglione d’arte nel giardino segreto del palazzo interviene, fino al 13 aprile, Matteo Cibic, classe 1983, cognome importante (è nipote di Aldo, tra i fondatori del Gruppo Memphis) e orgogliosamente autodidatta. “Lakapoliesis” (“una nuova nomenclatura vegetale”) è il fascinoso titolo attorno cui gravitano sculture in alluminio riciclato, luminose e azzurre che tanto abbiamo fotografato, e composizioni in legno, lana e polvere di marmo. Riflessione non scontata sul rapporto uomo-natura: e se inventassimo piante al nostro servizio (come il prototipo di vegetale-profuma-ambiente)? Pausa-bellezza classica dentro il museo: fino al 3 agosto ci sono gli “Etruschi del Novecento” ovvero gli artisti italiani del secolo scorso che più di altri subirono la fascinazione etrusca. Le perle in mostra, realizzata in collaborazione con il Mart di Rovereto: i vasi anni Venti di Gio Ponti nella sala ipogea, le “Copertine” di Alighiero Boetti al piano nobile. 

Artweek vegetale /2. Seconda tappa: Palazzo Reale + GAM. Nico Vascellari “semina” la Sala delle Cariatidi (fino al 2 giugno) e la sua “Pastorale”, curata dal fiorentino Sergio Risaliti, ha il merito di non violentare, come accaduto troppe altre volte, quello spazio struggente di specchi e colonne segnate dai bombardamenti. Nella sala c’è un campo di terriccio con al centro un corpo meccanico circolare in acciaio che, a intervalli regolari, grazie a un impianto a pressione, rilascia una pioggia di semi di piante che pian piano cresceranno. Una ‘malerba’ ostinata e tenace, irrigata da un tubo collegato con il bar-ristorante Giacomo, tutto molto chic e paradossale, metafora onesta di quel che siamo. Produzione raffinata di Codalunga, contributo di Banca Ifis e catalogo in uscita per Skira. Nota eco-radical: tutti i materiali usati saranno riconvertiti, il terreno reimpiegato, le piante donate. Sul tema della terra ragiona anche l’italosvizzero Ugo Rondinone alla GAM (fino al 6 luglio): i suoi alberi candidi allestiti davanti al museo-gioiello sono preludio di “Terrone” (titolo tenuto furbamente sottotraccia nel programma ufficiale) per una mostra che parla anche di migrazioni. Alla Triennale, per la cronaca, espone negli stessi giorni il fu di lui marito: John Giorno (1936-2019), pioniere della performance poetry.   

Artweek vegetale /3. Ultima tappa: Portanuova. Il fotografo americano di origine iraniana Ramak Fazel guarda il cielo sopra Milano in “All the feel, within an evolving landscape”, installazione ambientale pubblica e temporanea (4-15 aprile), un progetto per Volvo Studio Milano a cura di Viasaterna. In piazza Alvar Aalto, all’incrocio tra via Melchiorre Gioia e viale della Liberazione, in uno dei punti di passaggio più frettolosi della città (che l’artista ben conosce: ci ha vissuto diversi anni), Fazel ha confezionato un belvedere. Cinque visori in alluminio sono puntati sulla costellazione di edifici attorno, Biblioteca degli Alberi e Bosco Verticale inclusi: un invito alla concentrazione, ché anche il paesaggio naturale urbano può regalare sorprese. 
 

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