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Gran Milano

Breve slalom tra i lavori olimpici. Le ultime curve col fiatone

Daniele Bonecchi

Completata la pista di bob a Cortina mentre procedono le opere relative alla viabilità, ma mancano infrastrutture di grande respiro per risolvere i problemi di accesso alla valle. Il 6 febbraio ci sarà la cerimonia inagurale, con l'onore delle armi per lo stadio di San Siro

C’è un punto fermo in vista delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina che debutteranno a San Siro il prossimo 6 febbraio 2026: il cuore azzurro (o tricolore) batterà per Federica Brignone e Sofia Goggia, campionesse di un circo bianco pop che, dopo Alberto Tomba, non aveva più trovato nessuna stella di tale grandezza per cui accendersi. Per il resto la macchina olimpica perde qualche colpo, ma è il destino dei grandi eventi. Niente paura, basta ricordare le cassandre di Expo Milano 2015, che a poco più di un mese dall’apertura dell’evento agitavano l’elenco degli appalti in ritardo: l’80 per cento. Poi andò come tutti sanno: un successo planetario. Ma alla guida della slitta olimpica non c’è Beppe Sala il decisionista e l’ultimo miglio delle Olimpiadi potrebbe essere tutto in salita. 

Partiamo dagli impianti sportivi. Completata la pista di bob a Cortina, le opere milanesi, in conto ai privati e cioè il Villaggio olimpico allo scalo Romana e l’Arena Santa Giulia, sono completate o in fase di ultimazione. Ci sono extracosti per un centinaio di milioni, per il momento se li stanno palleggiando la Fondazione Milano-Cortina, Simico e il Cio (Sala ha però rassicurato: la soluzione si troverà). C’è chi fantastica, per risparmiare, di tagli alle auto blu durante l’evento, senza contare però i rilevanti costi per la sicurezza che sicuramente si aggiungeranno; l’impressione è che toccherà al governo Meloni dipanare (pagare) la matassa. Si vedrà.

Le opere relative alla viabilità procedono. “Sulla statale 36, la Milano-Lecco – spiega Gian Mario Fragomelli, consigliere regionale Pd, valtellinese – sono numerosi i cantieri ma si tratta di manutenzione ordinaria o piccoli interventi di allargamento, poca cosa, interventi di razionalizzazione, qualche svincolo a Colico e Dervio. Il nodo sono le gallerie. Gli interventi più pesanti – ci ha spiegato l’assessore regionale Terzi – saranno programmati dopo le Olimpiadi. Il quarto ponte di Lecco, opera strategica, è in costruzione”. Mancano però infrastrutture di grande respiro per risolvere i problemi di accesso alla valle. Le Olimpiadi potevano essere l’occasione giusta. “Non ci sono grandi opere in cantiere, per esempio il completamento della Lecco-Bergamo e poi il ponte di Paderno, per rafforzare l’asse est-ovest. Sono in fase di realizzazione una serie di opere da nord-a sud migliorative ma di piccolo cabotaggio, l’asse est-ovest resta senza interventi strategici”.

Poi c’è il nodo delle ferrovie, sotto il cappello finanziario del Pnrr. Al netto della rivolta dei comuni tra Lecco e Colico causata dallo stop dei treni con l’obiettivo di eliminare qualche passaggio a livello. “Sull’asse Milano-Lecco-Sondrio non ci sono interventi importanti: servirebbe un raddoppio dei binari selettivo, fuori dalle gallerie, per velocizzare la tratta. La ferrovia in Valtellina, è rimasta la stessa da 150 anni. C’è poi la linea Como Lecco da elettrificare, perché ancora oggi viaggia coi treni diesel, più moderni, ma sempre diesel”, conclude Fragomelli.

L’ospitalità sull’asse Milano-Bormio è un altro tema sensibile. Le previsioni parlano, nell’arco di una ventina di giorni, di due milioni tra sportivi e turisti. Se Bormio, con l’ultima Coppa del mondo, e Livigno grazie ai numerosi eventi sportivi, hanno collaudato un’ospitalità strutturata, Milano, divenuta capitale delle grandi manifestazioni, può avvicinarsi alla soglia del sold out. L’anno scorso Demoskopea ha fatto un’analisi delle città preda dei turisti e Milano è risultata a rischio. Ma Beppe Sala – oggi all’inaugurazione del nuovo hub di di EasyJet a Linate – ha ricordato che il turismo a Milano è cresciuto di un altro 6 per cento, senza temere l’overtourism. “Potrebbe esserci qualche minima sovrapposizione con eventi fieristici, come la Moda e Mido – spiega Maurizio Naro, presidente di Federalberghi Milano – speriamo davvero che arrivino due milioni di visitatori anche se si tratta di una cifra complessiva, che riguarda tutte e tre le aree interessate dall’evento. Parliamo di centomila persone al giorno: i posti letto a Milano ci sono, tra alberghi e appartamenti. Un numero importante che si somma alle esigenze della famiglia olimpica, circa dodicimila camere per le tre zone di gara”, conclude Naro. Milano è ormai un brand planetario, chi verrà alle Olimpiadi non rinuncerà ad una visita con pernottamento nella città dello shopping.

Regione Lombardia, con una nota di ottimismo, ha lanciato “Cuori Olimpici”, un viaggio che toccherà le dodici province raccontando, attraverso eventi dedicati, l’anima della Lombardia olimpica. Con l’auspicio che gli appassionati di sport, oltre a seguire l’evento olimpico si possano permettere una visita nelle città d’arte lombarde, da Mantova e Bergamo alle rive del Garda.

Il 6 febbraio, con la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali 2026, ci sarà anche il passo d’addio allo stadio di San Siro: l’onore delle armi per l’impianto che ha accompagnato la storia dello sport più bello del mondo. E l’ultimissimo saluto anche a Peppino Meazza, eroe di un calcio che non c’è più.