A Pyongyang non resta che la Bomba

La crisi nordcoreana spiegata in quattro analisi. Le differenze di percezione e la difficoltà di interpretare le decisioni di Kim Jong-un, i limiti tecnici della Corea del nord in caso di guerra, il punto di vista americano e i benefici della crisi per Obama, infine il ruolo strategico dell'isola di Guam.
5 APR 13
Ultimo aggiornamento: 03:50 | 11 AGO 20
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Ora che il rischio di guerra tra le due Coree è arrivato al punto massimo degli ultimi sessant’anni – con l’aggravante della presenza di armi atomiche – è difficile decifrare cosa pensano a Pyongyang. John McCreary è un analista americano che scrive un bollettino sulla Corea del nord tutti i giorni (non soltanto nei periodi di allarme rosso) per un’agenzia privata che lavora per il governo di Washington. Indica due grandi criteri per decifrare cosa pensa il regime nordocoreano. Il primo: l’estrema differenza di percezione tra il governo di Kim Jong-un e l’Amministrazione Obama. [continua a leggere]
Erano le 6 e 40 del mattino ieri in Corea (le 23 e 40 in Italia), quando la Kcna, l’agenzia di stampa nordcoreana, ha diffuso le dichiarazioni del portavoce dello stato maggiore militare della Corea del nord: per l’ufficiale, Pyongyang risponderà alla “politica ostile americana” con mezzi nucleari “più piccoli, più leggeri e diversificati”. Nel bollettino si faceva riferimento alla ratifica ufficiale di contrattacchi militari contro i nemici da parte del Comando supremo dell’esercito nordocoreano. La minaccia però, dietro la formalità procedurale, nasconde un particolare. [continua a leggere]
New York. Il copione diplomatico e militare degli Stati Uniti sul dossier nordcoreano è cambiato. Barack Obama è passato dalla fase offensiva a quella difensiva e le manovre del Pentagono confermano la volontà di raffreddare la temperatura nell’area per riallinearsi ai dettami della “pazienza strategica” di Washington. La Casa Bianca aveva messo a punto una strategia di comunicazione aggressiva per rispondere al nervosismo intriso di retorica del regime di Kim Jong-un: ha sottolineato pubblicamente le esercitazioni con i B-52 nucleari, gli stealth B-2 e i caccia F-22 nei cieli sudcoreani – l’unica circostanza inedita riguarda l’impiego dei B-2, il resto è parte di una strategia ordinaria che Washington solitamente mette in pratica a fari spenti. [continua a leggere]
L’isola di Guam ha una superficie di 541,3 chilometri quadrati e 170 mila abitanti, ma le cifre che oggi la portano al centro dell’attenzione mondiale sono altre. Dista 1.500 chilometri dalle coste orientali della penisola coreana e sul 29 per cento dell’isola ci sono installazioni militari americane. In seguito al trattato di Parigi con cui, nel 1898, la Spagna la cedette agli Stati Uniti dopo la sconfitta nella Guerra Ispano-americana e in seguito all’Organic Act con cui nel 1950 il Congresso di Washington la costituì Territorio Non Incorporato, Guam è il lembo più occidentale degli Stati Uniti d’America. [continua a leggere]