GRAN MILANO
Le inchieste fermano i cantieri e Milano torna a discutere del SalvaMilano
Da Quartapelle a Scalfarotto fino ad Azione, il fronte riformista accusa la procura di aver bloccato la politica urbanistica cittadina prima ancora di iniziare i processi
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9 MAY 26

Foto Ansa
Mentre la logica inquisitoria della procura di Milano nelle inchieste sull’urbanistica si va radicalizzando – ieri il Foglio ha raccontato il nuovo episodio del sequestro del cantiere di via Zecca Vecchia, con il risvolto ultra kafkiano che il cantiere non esiste, perché la società che progettava l’intervento (un hotel) e aveva ottenuto il regolare benestare, non ha mai ottenuto dal Comune (per paura di inchieste) il via libera iniziare i lavori: un sequestro in divenire – una volta tanto la politica prova a far sentire la sua Voice, con poche mediazioni. Con parole chiare. “L’urbanistica non è reato”, venerdì 8 maggio alle 18,30 presso la Libreria Claudia di via Francesco Sforza 12 è un incontro dedicato a far conoscere la posizione dei riformista in materia, durissima con le esondazioni dei pm, del Circolo Matteotti.
Spiega Lia Quartapelle, deputata dem: “L’iniziativa nasce dall’idea che non si possa lasciare né ai tempi e ai modi della procura, né a un’idea di decrescita infelice, il futuro di scelte urbanistiche su Milano”. Rincara Ivan Scalfarotto, di Italia Viva: “Chi si è opposto alle scelte politiche fatte dalle giunte in questi anni non ha impostato una piattaforma politica alternativa, ma è ricorso alla procura della Repubblica. Solo il fatto che la procura abbia annunciato l’apertura di un’inchiesta ha comportato ricadute politiche molto pesanti, perché quello che era la piattaforma programmatica di Beppe Sala e della sua giunta è stata bloccata, e io trovo che questo sia un grosso problema democratico. Mi chiedo: che cosa andiamo a votare a fare, se la piattaforma programmatica di chi vince viene devastata dallo strumento inquisitorio dell’indagine?”. Della sola indagine, tra l’altro, per il momento. “Così si sovverte l’esito democratico delle elezioni”, chiude Scalfarotto. Crescendo rossiniano, Francesco Ascioti di Azione: “C’è anche la possibilità che arrivino le richieste di danni da parte dei costruttori. Anche perché io un rimprovero alla giunta e al sindaco devo farlo: si sono fermati immediatamente, passando in poche ore da ‘ok il SalvaMilano’ a ‘facciamo finta che non parliamo più del SalvaMilano’ sulla base di accertamenti della procura, quindi in assenza di giudizio. Che succeda un ulteriore cortocircuito giudiziario è assolutamente possibile. E bisogna evitarlo”.
Si torna a parlare di SalvaMilano senza parlarne, quindi. Quartapelle: “Io penso che le cose debbano essere affrontate su tre livelli: da un lato c’è la necessità di un intervento normativo complessivo. Ma c’è poi una questione milanese impellente: le 150 pratiche ferme. Non credo che questo possa aspettare una revisione della normativa complessiva. Non illudiamoci che questo Parlamento riesca e voglia intervenire. E che la fine anche di questo ciclo amministrativo di Milano sia sia risolto”. Ancora Scalfarotto: “Io faccio il parlamentare in una legislatura nella quale la maggioranza numerica è talmente forte che noi abbiamo votato delle cose assurde, tipo l’introduzione della mototerapia negli ospedali. Ora qui ci vuole una norma nazionale perché sono decenni che la giurisprudenza amministrativa non trova un accordo, e perché le norme sono degli Anni 40 del secolo scorso”. Aridatece il SalvaMilano? Ascioti: “Non era un condono. Aveva dentro delle cose positive. Ma bisogna guardare avanti a un nuovo piano, a una nuova stagione”. Tutti concordi: con il prossimo sindaco. O la prossima sindaca.