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Le risse tra Bertolaso e Zangrillo e i veri problemi della sanità lombarda
Bertolaso rivendica il Niguarda come fiore all’occhiello della sanità pubblica e provoca la risposta del San Raffaele. Dietro la polemica, resta il nodo politico: quanto spazio dare ai privati in un sistema che vuole restare universalista
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14 MAY 26

Guido Bertolaso e Alberto Zangrillo (Foto Ansa)
Era scritto che finisse a sportellate tra Guido Bertolaso, ruvido servitore dello Stato prestato alla Sanità lombarda e Alberto Zangrillo, chief clinical officer del San Raffaele, cresciuto al capezzale di Silvio Berlusconi. Due medici, professionisti capaci, abituati a difendere le proprie idee. Ma non è stato un gesto di ostilità, quello di Bertolaso, perché l’idea che l’assistenza sanitaria universalista debba passare prima di tutto dalle strutture pubbliche è la sua. Una scelta difficile, visto che il bilancio dello Stato langue. Tutto è nato – “complice” la trasmissione tv “Report” – da una battuta un tantino unnecessary dell’assessore al Welfare: “San Raffaele, fiore all’occhiello? Della sanità privata…quello lombardo è il Niguarda”. Va ricordato per – al di là della querelle – che la classifica “World’s Best Hospitals" di Newsweek ha confermato Niguarda come il miglior ospedale pubblico in Italia e tra i migliori al mondo. La replica di Alberto Zangrillo non si è fatta attendere: “Ora chieda scusa a tutti i direttori generali. Anche chi lavora nel privato dà l’apporto al sistema sanitario. E cosa dovrebbero dire i colleghi del Policlinico, del San Gerardo, del Papa Giovanni XXIII?”. “Probabilmente Bertolaso non ha mai creduto fino in fondo alla forza della sanità privata”, bisbiglia qualche consigliere di maggioranza, mentre c’è anche chi attribuisce le scintille al carattere spigoloso dei due contendenti. Certo è che il gruppo San Donato ha infilato una serie di “incidenti” che hanno lasciato il segno.
A partire dalla vicenda della cooperativa di infermieri Auxilium Care, non in grado di curare i pazienti del reparto “Iceberg” del San Raffaele (vicenda nota e già chiarita, anche senza i “segugi” di Ranucci). Che la stagione, per l’ospedale fondato da don Verzè, sia tra le più turbolente lo testimoniano anche le dimissioni dell’ad Francesco Galli e del vicepresidente del gruppo Paolo Rotelli (che ha scelto la via del rap in Francia), sostituito ai vertici dell’università Vita-Salute San Raffaele (UniSR) dall’ex ministro dell’Interno Luciana Lamorgese. Il Gruppo San Donato (che assembla oltre al San Raffaele, l’Istituto Galeazzi e il Policlinico San Donato) resta uno tra i più prestigiosi nel campo della sanità e della ricerca, premiato come primo classificato nella categoria “gruppi privati di eccellenza” ai Best Italian Hospitals Awards 2025. Ha chiuso l’anno in crescita, con ricavi pari a 2,7 miliardi di euro (e un indebitamento complessivo pari a 1,5 miliardi di euro), ha iniziato a esportare il proprio modello sanitario all’estero, con una presenza oggi in Iraq, Egitto, Albania, Arabia Saudita e Siria. Dal prossimo anno poi il Gruppo San Donato assumerà la gestione del New Heliopolis Hospital, in costruzione al Cairo, mentre in Libia ha siglato a gennaio un accordo del valore complessivo di 2 miliardi di euro per interventi nel settore ospedaliero e per la realizzazione di un impianto waste-to-energy. Obiettivi ambiziosi, di cui sarà ovviamente interessante monitorare nel tempo la riuscita, soprattutto in un momento internazionale così traballante anche per i costi industriali.
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Idee che faranno bene al bilancio del gruppo ma destano qualche perplessità in chi si occupa della sanità sotto la Madonnina.
Nel frattempo il confronto sulla salute dei lombardi è sempre aperto e se sul “fine vita” Bertolaso cerca sponde anche a sinistra – “Garantiremo diritti e cure, serve testo condiviso con gli alleati, noi allineati alla Consulta” – sul fronte delle liste d’attesa ha deciso di investire, mettendo sul tavolo 91 milioni per aumentare l’offerta sanitaria, allungare gli orari degli ambulatori e smaltire l’arretrato. Le risorse stanziate sono ripartite su tre fronti: 61 milioni per il piano operativo regionale (41 ai soggetti pubblici e 20 ai privati accreditati), 10 milioni per manifestazioni di interesse rivolte ai privati e 20 milioni dedicati al recupero dei ricoveri ancora in lista d'attesa al 1° gennaio 2026. In totale, 52 milioni andranno agli erogatori pubblici e 39 ai privati accreditati. In pratica, gli ambulatori e i centri di diagnostica continueranno a estendere l'attività nella fascia pomeridiana, dalle 16 alle 20, e il sabato mattina. Gli enti pubblici dovranno garantire ogni mese almeno il 70 per cento dei volumi erogati nei corrispondenti mesi del 2025, mantenendo come riferimento il volume massimo di prestazioni raggiunto tra il 2024 e il 2025. Tra le misure previste anche il recupero delle prestazioni di ricovero, il coinvolgimento delle ATS e il rafforzamento della prescrizione digitale, con l’obiettivo di raggiungere il 90 per cento delle ricette online.
Bertolaso ora è alle prese col paziente inglese, ricoverato al Sacco, sospetto di essere contagiato dall’Hantavirus, ma l’assessore rassicura: “Il cittadino britannico sottoposto nella serata di ieri ad accertamenti virologici è risultato negativo, così come il suo accompagnatore”. Ma non abbassa la guardia, pensa già all’Hub delle emergenze a Gallarate, nel cosiddetto “Casermone”. E’ “una struttura logistica imponente, importante, in decadenza che va assolutamente rivalutata per organizzare un grande centro logistico per tutte le attività legate alla sanità e alla protezione civile” ha ricordato nei giorni scorsi. “Abbiamo appena avuto dall’Agenzia del demanio l’autorizzazione a entrare in possesso di questo compound e quindi adesso possiamo dare seguito alle attività di progettazione e poi di realizzazione”.