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La grande sfida della Beic è in dirittura d’arrivo. Numeri positivi contro i mugugni
La Biblioteca Europea di Informazione e Cultura non è più una chimera. “L’apertura è prevista per maggio 2027. E' un progetto entusiasmante: 30 mila metri quadrati di estensione, 2 mila posti a sedere, 3 milioni di volumi, di cui 168 mila a scaffale aperto”, dice Tommaso Sacchi, assessore alla Cultura del comune
23 MAG 26

Foto Ansa
Il cantiere avanza, siamo più che a metà dell’opera. L’ossatura a piramide, l’esoscheletro che ne delinea il profilo, è pronta per posizionare, in questi giorni, le vetrate esterne: la BEIC, Biblioteca Europea di Informazione e Cultura, non è più una chimera. “I lavori sono partiti a dicembre 2023 e sono contento di come stia procedendo il cantiere. Siamo perfettamente nei tempi: l’apertura è prevista per maggio 2027 e per me rappresenterà l’ultimo atto del mandato”, dice al Foglio Tommaso Sacchi, assessore alla Cultura del comune che sulla BEIC aveva scommesso fin dalle prime ore del suo primo mandato. Prima di dare un po’ di numeri, che in queste storie di “rinascita” funzionano sempre, vale la pena ricordare che la BEIC nasce nella Milano del 1996, quella con il sindaco leghista Marco Formentini (1930-2021) e su proposta di Antonio Padoa Schioppa, giurista, storico del diritto, oggi 88enne, all’epoca preside di Giurisprudenza alla Statale. Milano non era ancora “place to be”, il turismo post Expo era inimmaginabile così come la gentrificazione di certi quartieri (vedi NoLo).
La BEIC nasce in Porta Vittoria, un’area all’epoca da “ricucire”, solo che i soldi, da Roma, tardano ad arrivare, parecchio. La svolta arriva solo di recente (fine 2021, con i fondi del Pnrr) grazie anche all’immissione di denaro da Palazzo Marino (131 milioni, non pochi, ma l’opera è “colossale”). Ecco i numeri di quello che Sacchi definisce “un progetto entusiasmante, che offrirà spazi liberi e gratuiti per tutti”: 30 mila metri quadrati di estensione, 2 mila posti a sedere, 3 milioni di volumi, di cui 168 mila a scaffale aperto. E poi aree ristoro, negozi temporanei, laboratori per la produzione digitale e video e un auditorium. La chicca: i depositi robotizzati interrati che conterranno 2,4 milioni di libri. In pratica: basta lunghe attese, in pochi minuti il prestito librario è servito. Serve però un gran lavoro di preparazione: con tutta probabilità comincerà a gennaio, quando saremo nella fase di “arredamento” degli interni, anche l’organizzazione del deposito con il trasporto dei volumi, tra cui quelli della storica Sormani. Affinché il “cuore tech” della BEIC possa andare a regime, ogni singolo volume deve essere adeguatamente registrato nel software, per poter poi essere “riconosciuto” velocemente all’occorrenza. “Questo – dice al Foglio Sacchi – è il vero cervello della struttura e sarà in grado di stoccare milioni di volumi e di soddisfare le richieste di chiunque in pochi secondi”. Ma come si gestisce una biblioteca così? Quante persone servono? Non ci sono risposte certe, anche se il dato non ci appare trascurabile: la Fondazione “sta lavorando sulle stime del personale” e, per quanto riguarda la gestione futura, al momento non ci sono novità da Roma (vedi alla voce Mic).
Il Comune ha previsto, intanto, l’assunzione di 31 persone destinate all’intero comparto bibliotecario (quindi non solo per la BEIC) e sul fronte biblioteche, va detto, Palazzo Marino ha investito parecchio (200 milioni totali). Altri dati: la rete bibliotecaria è solida e composta da 26 biblioteche comunali con un milione di prestiti annui per oltre 92 mila iscritti (20 per cento di incremento degli utenti under 18: c’è speranza). Qualche mal di pancia (via social) sulla possibile chiusura della Sormani era prevedibile, ma va detto che la BEIC non sostituirà le biblioteche di quartiere e per quanto riguarda la Sormani – biblioteca comunale dal ’56, leggendaria per ogni studente che sia passato da Milano per numero di titoli conservati, competenza dei bibliotecari e, va detto, tempi di attesa – resterà un polo culturale per il quale sarà indetto apposito bando pubblico di gestione. Per il momento mettiamo in agenda che a fine anno saranno di nuovo visibili a Palazzo Sormani, ultimato il restauro, gli affreschi seicenteschi del Grechetto sulla Favola di Orfeo. Infine, una questione non proprio secondaria che curiosamente accomuna, di questi tempi, alcune realtà culturali cittadine: chi guida la BEIC? Come la Triennale, ancora nel limbo di una data certa sull’insediamento del cda che dovrebbe nominare il presidente successore di Stefano Boeri, o come Miart, la fiera d’arte moderna e contemporanea attualmente senza direzione, anche la BEIC è acefala: la presidenza, dopo le improvvise dimissioni nel luglio del 2025 di Giovanni Fosti, è vacante. “Bisogna procedere”, ammette Sacchi.