La visione della Compagnia delle Opere sull’IA per imprese, scuole e no profit

Dalla Fiera di Rho-Pero agli Stati Generali IA, Milano discute di intelligenza artificiale come leva economica e culturale. Paolo Casadei (Cdo) avverte: le piccole e medie imprese non possono restare fuori, ma serve una mediazione seria

23 MAG 26
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Capire cos’è l’Intelligenza artificiale, quali sono le implicazioni sul lavoro, la società e la nostra esistenza sta diventando un’urgenza cui Milano cerca di dare una risposta in tempi rapidi (mentre, come racconta un altro articolo in questa pagina, è in corso una difficile partita politica sui data center, che dell’Ai sono i “granai”, ndr). Solo in questo inizio di settimana due eventi hanno attirato da tutta Italia imprese, studiosi e anche più semplicemente gente che vuole comprendere. Alla Fiera di Rho-Pero si è svolta la Ai Week, un evento sull’Intelligenza artificiale dedicato a manager, imprenditori e professionisti: si sono ritrovati oltre 700 speaker internazionali disposti su 17 palchi tra cui esperti di settore e innovatori. Ieri sera invece si sono tenuti gli “Stati Generali IA”, con figure come Giorgio Parisi e il filosofo Sebastiano Maffettone: si è discusso del ruolo di hub dell’Ai che la Regione Lombardia intende assumere e dell’impiego virtuoso che già viene fatto nelle politiche regionali come dimostra il progetto “Developing Green Budgeting Practices” – di cui si è fatto il punto durante l’incontro – che ha l’obiettivo di rendere la sostenibilità parte integrante delle scelte economiche.
Il dibattito non si esaurisce sulla tecnologia: intervenendo all’Ai Week, la Compagnia della Opere ha affrontato il tema del rapporto tra etica, educazione, no profit e l’intelligenza artificiale con la Cdo Innovation Hub, 24 speech con 25 aziende iscritte. Paolo Casadei, membro del comitato esecutivo di Cdo nazionale, spiega al Foglio che siamo di fronte a un’opportunità storica che va colta senza tentennamenti: “Milano è il luogo dell’innovazione, è il luogo più deputato per fare commodity, per affrontare nuove sfide. L’intelligenza artificiale sta cambiando il modo di fare impresa con una velocità impressionante, ciò di cui parlavamo dieci mesi fa è già vecchio. Posso citare il vibe coding che consente di creare da zero un software con cui si programma indicando i risultati desiderati, è uno strumento in grado di trasformare l’attività di un’impresa”.
Questa rivoluzione rischia di essere rallentata dalla particolare geografia del mondo imprenditoriale fatto di piccole e medie imprese che faticano a digitalizzarsi e quindi accogliere l’Ai. Secondo Casadei esiste un problema culturale che va affrontato con decisione: “Il discorso riguarda tutti, sia la realtà del profit che quella del no profit dove siamo presenti con 1000 aziende e 800 scuole paritarie, il 90-94 per cento hanno dai 5 ai 40 dipendenti. Occorre promuovere la responsabilità della conoscenza, chi fa impresa dev’essere consapevole che non può restare fuori e che deve compiere uno sforzo serio evitando di informarsi da soli, senza confronto o affidandosi a consulenti improvvisati: dobbiamo dare loro contenuti, una formazione seria ma questo necessita di una mediazione culturale”.
Come detto il tempo è un fattore fondamentale. L’Italia e l’intera Europa è in ritardo rispetto agli Usa da cui proviene questa la tecnologia, ammette Casadei. Ma forse il pericolo più grande è rappresentato dalla paura verso un futuro deumanizzato in cui saranno i robot a dettare legge: “Stiamo alla realtà dei fatti, evitiamo fantasie, non dobbiamo confondere un cattivo uso che è sempre possibile con le potenzialità intrinseche che sono dell’Ai: Anthropic è un’azienda leader nel settore, è riuscita a scoprire la vulnerabilità nei sistemi bancari, cosa sarebbe successo se l’avesse fatto un hacker?”. Non meno inquietanti sono i sempre più continui tagli di personale da parte di aziende a causa dell’Ai che rende superflua la manodopera: anche in questi casi l’esponente della Cdo non vede un imminente tracollo dell’occupazione: “E’ possibile operare ricollocazioni del personale, c’è chi lo fa mentre chi preferisce licenziare si comporta in modo poco etico. Siamo in una fase cruciale, ritengo che l’enciclica di Leone XIV che sarà pubblicata lunedì’ prossimo possa essere di orientamento per coloro che nutrono paure e di stimolo verso un cambiamento che dobbiamo affrontare con sapienza e fatica”.