daje all'hydrogen
Verdi e “signor No” si mobilitano contro l’innovazione del treno all’idrogeno
Con l'apertura dei cantieri in Val Camonica, puntuali arrivano le voci contrarie alla linea ferroviaria a idrogeno. Che nel frattempo si diffonde anche nel resto d'Europa
9 LUG 26

Foto Getty
Il signor No è un genere antico, come l’oscurantismo. Basta pensare che i primi “no vax” nacquero in Inghilterra a fine ’700, subito dopo l’invenzione del primo vaccino della storia, quello contro il vaiolo. Sul suolo patrio i no vax più feroci si sono affacciati alla fine del 2020, con il Covid. Ancora prima i patrioti del no si sono mobilitati negli anni ’80 contro gli inceneritori e nel 2004 addirittura contro i termovalorizzatori, che ancora oggi trasformano i rifiuti in energia, senza produrre inquinanti. Per arrivare poi – dal 1990 ai giorni nostri – ai bellicosi no Tav, contro i collegamenti ferroviari veloci. Nessuna sorpresa dunque se, in Val Camonica, stanno crescendo le prime barricate contro la “Hydrogen Valley”, su una vecchia linea ferroviaria diesel che la Regione e Fnm hanno deciso di realizzare. Di più, sono arrivati alla conclusione i lavori di costruzione degli impianti di produzione e distribuzione di idrogeno di Iseo ed Edolo. Si tratta di un passaggio decisivo verso l’avvio della prima sperimentazione italiana dei treni a idrogeno su una linea ferroviaria, lungo la tratta Brescia-Iseo-Edolo. L’impianto produrrà idrogeno dal biometano con recupero della CO2 generata dal processo.
A settembre partirà la sperimentazione dei treni e all’inizio del 2027 il servizio. Ma il signor no è in agguato e mentre in tutta Europa industria e istituzioni locali lavorano a progetti che vedono l’impiego di grandi veicoli alimentati a idrogeno, in casa nostra Europa verde (a volte con la giacca di Legambiente) si schiera contro i treni a idrogeno, affermando che “un’analisi costi benefici per l’Hydrogen Valley avrebbe dato risultati negativi. Quasi 400 milioni per un investimento che manterrà gli stessi tempi di viaggio, lasciando inalterata la frequenza dei treni. Solo un management, inadeguato e politicamente orientato, avrebbe potuto assecondare questo assurdo progetto della Regione Lombardia”. Meglio il vecchio diesel forse? Intanto – con le difficoltà di una tecnologia complessa – l’impiego dell’idrogeno verde per la mobilità dei mezzi pesanti (bus e camion) viaggia oltre le ferrovie e cresce anche sulle autostrade, con una quarantina di distributori. Ma è presto per dire se sarà la risposta più efficace alla crisi dei carburanti fossili.