Il buon auspicio di Alexis Mac Allister

Il centrocampista (che assomiglia a Messi, ma non per come gioca), è stata la chiave tattica che ha rialzato l’Albiceleste nel momento del bisogno. Stando a quel che fa vedere in Premier League, non c’è da sorprendersi
30 NOV 22
Ultimo aggiornamento: 03:58
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Foto Ap, via LaPresse

Chiamateli scherzi della natura. Ormai da qualche giorno, si aggira per le strade di Doha un finto Neymar: inganna i media, spopola fra i tifosi, si prende i riflettori sugli spalti durante Brasile-Svizzera. Ecco. Con Leo Messi sarebbe impossibile fare altrettanto. Perché il sosia della Pulce – fisiognomico ovviamente: il talento è uno – si trova nella medesima nazionale argentina. Baricentro basso, barba rossiccia, sguardo accigliato. Figurarsi lo spavento degli avversari, già marcarne uno è un bel da fare. L’altro è Alexis Mac Allister. Sulla maglia – doppione perfetto – ha il 10 più 10, gioca a centrocampo e contro il Messico è stata la variante tattica che ha levato dai guai la Selección.
È un po’ presto per parlare di talismano. Ma nelle 9 partite del classe ‘98 con la maglia albiceleste, l’Argentina non ha mai perso. E durante l’harakiri contro l’Arabia Saudita, lui assisteva dalla panchina. Per uscire dal tunnel serviva una magia: a quella ci ha pensato Messi. Una scossa liberatoria, come il destro a giro di Enzo Fernandez. E ordine: è qui che entra in gioco Mac Allister. Tra il debutto e la seconda partita, il ct Scaloni ha cambiato 5 uomini su 11. Ma uno solo, al posto dell’ex romanista Paredes, ha ridisegnato l’assetto della squadra. Che è rimasta brutta a vedersi, d’accordo. Eppure si è riscoperta solida, efficace, tosta da attaccare. Tanto basta per rimanere aggrappati al Mondiale, stasera con la Polonia.
E pensare che non era cominciata in discesa, l’avventura del centrocampista in Nazionale. Innanzitutto, un cognome anglofono laggiù – “las Malvinas son argentinas”, si continua a leggere per le strade – viene sempre visto con sospetto. Anche se Mac Allister è di comprovata origine scozzese-irlandese e per Alexis garantisce papà Carlos, ex difensore ai tempi di Maradona e segretario di stato con delega allo Sport durante il governo di Mauricio Macri. Poi, durante le prime convocazioni, tutti i compagni lo chiamavano ‘colo’: l’analogo del nostro pel di carota. “Non mi piaceva granché”, ha ammesso in un’intervista a The Athletic, “così intervenne Messi”. Che prese Mac Allister sotto la sua ala. “Smettetela, disse in spogliatoio. E nessuno si azzardò più: Leo va oltre quel che fa vedere in campo”.
Era il 2019. All’epoca Alexis aveva intrapreso il percorso che dal Pibe de oro in poi si è rivelato un classico del calcio locale: giovanili nell’Argentinos Juniors, scalata fra i grandi con la 10 sulle spalle, quindi dritti al Boca. In quella squadra giocavano Carlos Tevez e Mauro Zarate, altre due vecchie conoscenze del calcio italiano. “L’uno mi diceva che il campionato migliore del mondo era la Premier, l’altro sosteneva la Serie A”. E siccome Mac Allister è cresciuto nel mito di Tevez, Messi e Aguero fino ad arrivare a giocare con loro, facile intuire chi avrebbe ascoltato. Il Brighton l’aveva già comprato per 10 milioni di euro e lasciato in prestito in patria. L’anno dopo, il trasferimento in Premier League. Dove il ragazzo, complice una prestanza fisica congeniale al calcio inglese, cresce esponenzialmente. Fa il mediano, ma è tecnico e segna. Tre gol alla sua prima stagione da titolare, cinque alla seconda, altrettanti nelle 14 partite di quella in corso. E di pari passo sale di livello la squadra, da candidata alla retrocessione a splendida ammazzagrandi: nona in classifica nel 2021/22, settima oggi con Roberto De Zerbi in panchina.
Ci sarà tempo, dopo il Qatar. Ora il mantra è quel Mondiale che per l’Argentina sa di maledizione. Alexis riusciva a immaginarselo sin da piccolo: ogni sera, nella grande casa di famiglia nella Pampa, tutti – anche i fratelli maggiori Kevin e Francis sarebbero diventati calciatori professionisti – ascoltavano le storie della buonanotte di papà Carlos. A tema fútbol, naturalmente. “Non riuscivo mai a terminarle”, rivelerà Mac Allister senior, “perché mi addormentavo sempre prima di loro. E la mattina dopo tutti a chiedermi: come va a finire, come va a finire? La verità è che non avrei mai immaginato che i sogni dei miei figli si sarebbero realizzati nell’Argentions Juniors”. Fu così, per tutti e tre. Ma per Alexis, il calcio ha in serbo qualcosa di ancora più grande. Forse già a Doha, chissà.