Cibo & coronavirus

Una delle vittime della “riduzione della socialità” dettata dalla diffusione del coronavirus Covid-19 nel nord Italia (la definizione è stata coniata dal sindaco di Milano Giuseppe Sala) sono senza dubbio i ristoranti. Gli italiani hanno ridotto drasticamente i pasti fuori, ma un’ancora di salvataggio agli osti e agli chef l’hanno lanciata i servizi di food delivery: se non si può andare al ristorante, l’opzione migliore diventa farsi consegnare il cibo a casa. Ecco alcuni dati sul tema forniti da MVND, un’azienda italiana attiva tra le altre cose con due servizi: Foodys, che fa food delivery nel centro-sud Italia, e OffLunch, che fa consegna di pasti negli uffici a Roma e a Milano. Pillole di Eugenio Cau.
+45 per cento
E’ il tasso di crescita degli ordini di Foodys tra la fine di gennaio e l’inizio di marzo: gli italiani si chiudono in casa e ordinano pasti al ristorante con food delivery.
-64 per cento
E’ il crollo degli ordini di sushi nella medesima settimana. Gli italiani vogliono cibo dai ristoranti, ma hanno ridotto drasticamente le ordinazioni di cibo etnico orientale.
-71 per cento
E’ il crollo degli ordini di cibo cinese.
+28 per cento
La crescita degli ordini di consegne di piatti di cucina italiana, come pasta e secondi tradizionali, nell’ultima settimana di febbraio.
+36 per cento
E’ la crescita degli ordini di pizza. Anche gli ordini di hamburger sono aumentati del 22 per cento.
-61 per cento
Il calo degli ordini della app OffWork, pensata per consegnare pasti negli uffici, a Milano nell’ultima settimana di febbraio e nella prima di marzo. Il crollo è certamente dovuto all’aumento di formule di smartworking nel capoluogo lombardo.
-85 per cento
E’ il calo delle aziende attive sulla app a Milano nelle ultime due settimane, anche in questo caso da imputare all’aumento dello smartworking.
-10 per cento
Il calo delle consegne negli uffici a Roma nelle ultime due settimane. Qui le aziende che fanno smartworking sono ancora poche.