Fai primavera

Aumentano i luoghi visitabili in occasione delle giornate Fai di primavera, previste sabato 23 e domenica 24 marzo. L’iniziativa, giunta alla 27esima edizione, attira l’attenzione e i fondi verso il patrimonio culturale italiano, per il quale la spesa pubblica ci colloca al penultimo posto in Europa. Pillole di Onelia Onorati.
1.100
I luoghi e le opere d’arte e cultura, tra affreschi, giardini, castelli e chiostri, normalmente chiusi, protagonisti delle giornate Fai. Di questi, 296 sono luoghi di culto, 227 palazzi e ville, 30 castelli e 50 borghi per un totale di 430 località e 20 regioni. Tra le chicche: Villa Doria D’Angri a Napoli, il Castello di Melegnano, Palazzo Isimbardi, sede della Città metropolitana, a Milano. A Roma saranno accessibili Palazzo della Consulta, sede della Corte costituzionale, Palazzo Firenze, Palazzo della Rovere.
100
Le guide straniere cooptate, su circa 40 mila “apprendisti” ciceroni: un esperto d’arte siriano mostra il pavimento del Castello di Masino in Piemonte, che viene da Palmira, mentre un sudanese e un guineano illustrano le maschere tribali a Villa Panza (Varese). Una guida romena e una ucraina guidano la visita alla chiesa ortodossa del Santo Spirito a Ravenna.
200.000
Gli iscritti al Fai, Fondo Ambiente Italiano, secondo il suo presidente, Andrea Carandini. L’archeologo, prevede una crescita a 250 mila entro l’anno. Le giornate del Fai, istituite per la prima volta nel 1993, hanno coinvolto quasi 11 milioni di visitatori. A organizzare l’evento 2019, in tutto, sono 325 gruppi di delegati sparsi in tutte le regioni.
2
Gli euro di contributo volontario che il Fai suggerisce di elargire in occasione delle giornate, anche attraverso sms, per poter continuare a proteggere e promuovere il patrimonio culturale italiano. Le visite della “primavera” sono, tuttavia, gratuite. Per tutto il resto, 39 euro è la tariffa annua per associarsi, ma ci sono sconti per i giovani (20 euro), le coppie (60), le famiglie (66), le scuole (38).
174 miliardi
Il valore in euro del patrimonio artistico italiano, compresi biblioteche e archivi, che rappresentano il 10,4 per cento del pil, secondo il Dipartimento della Ragioneria generale dello stato. La percentuale di spesa pubblica destinata alla cultura è dell’1,4 per cento, contro una media europea del 2,1. Il ritorno economico dei beni culturali della Francia e del Regno Unito è rispettivamente 4 e 7 volte più alto di quello italiano.