Sangue a Hong Kong

18 AGO 19
Ultimo aggiornamento: 00:11 | 19 AGO 19
Immagine di Sangue a Hong Kong
Che cosa sta succedendo a Hong Kong? La polizia da mesi cerca di contenere una protesta con manganellate e gas lacrimogeni, ma la rabbia dei giovanissimi (non solo loro) manifestanti è incontenibile. Numeri di Giulia Pompili per orientarsi in una delle crisi più gravi dell’Asia orientale dell’ultima decade.
5
Sono i mesi trascorsi dall’inizio delle proteste a Hong Kong. La prima manifestazione alla quale hanno partecipato oltre diecimila persone si è tenuta il 31 marzo scorso. Nei giorni precedenti il governo locale dell’ex colonia inglese aveva iniziato a discutere di un emendamento alla legge sull’estradizione, che avrebbe permesso a Pechino di estradare le persone da Hong Kong. Sappiamo com’è andata dopo: le manifestazioni sono cresciute sempre di più, e Carrie Lam, la chief executive del governo di Hong Kong, è stata costretta a “sospenderne” la discussione – ma non a eliminare del tutto l’ipotesi di introdurre la norma.
22
Gli anni trascorsi da quando Hong Kong è tornata alla Cina. Dal 1842 fino al primo luglio di ventidue anni fa era stata una colonia britannica, e la “restituzione” è avvenuta con un controverso accordo tra Londra e Pechino che è arrivato dopo parecchi anni di negoziazione – ma senza mai domandare l’opinione dei cittadini. Il 30 giugno del 1997 si tenne la solenne cerimonia di “handover”, alla presenza del principe Carlo, che pronunciò il discorso di addio, dell’ultimo governatore inglese Chris Patten, del presidente cinese Jiang Zemin e del premier Li Peng, morto a fine luglio e soprannominato “il macellaio” per il suo ruolo nel massacro di piazza Tiananmen.
28
Sono gli anni che mancano prima che il modello definito “un paese, due sistemi” scada definitivamente. Secondo gli accordi tra Londra e Pechino degli anni Novanta, alla “restituzione” della colonia sarebbe dovuta seguire una sostanziale autonomia della stessa, cioè la regione amministrativa speciale di Hong Kong sarebbe stata immune dal sistema socialista imposto dal Partito comunista cinese per almeno cinquant’anni. Per i primi anni è andata proprio così perché l’area funzionava per la Cina come base per gli investimenti stranieri. Ultimamente però la stretta di Pechino sulle libertà garantite dall’accordo si fa sempre più sentire.
2 milioni
Le persone che sono scese in strada per manifestare intorno alla metà di giugno. Già due mesi fa si parlava del 30 per cento dei cittadini di Hong Kong che aderivano alle manifestazioni, un numero che però è cresciuto col passare delle settimane e man mano che la polizia iniziava a usare la mano pesante contro chi protestava.