Ora il Kashmir diventa davvero pericoloso

6 AGO 19
Ultimo aggiornamento: 00:12 | 7 AGO 19
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Milano. Lunedì il governo nazionalista dell’India ha inviato migliaia di soldati nella regione del Kashmir dopo aver annullato lo stato di autonomia di cui da decenni ha goduto quel territorio, a maggioranza musulmana e conteso tra India e Pakistan. Il Parlamento indiano ha approvato in maniera lampo una legge che ha dissolto l’articolo 370 della Costituzione (che garantisce autonomia al Kashmir) e ha spezzato lo stato di Jammu e Kashmir, dividendolo in due “Territori dell’Unione” privi dell’autonomia dello stato precedente: da un lato Jammu e Kashmir, che mantiene il nome e mantiene un Parlamento locale, ma perde la libertà originaria; dall’altro Ladakh, territorio che sarà governato direttamente da Nuova Delhi. L’eliminazione dell’autonomia del Kashmir è un elemento di propaganda fortissimo nei movimenti nazionalisti hindu di cui Narendra Modi fa parte, ed è stato uno dei temi di campagna elettorale del premier. Il Kashmir, territorio conteso tra Pakistan e India fin dalla loro fondazione, nel 1947 scelse di unirsi all’India dietro garanzia del mantenimento di una certa autonomia. Da allora, tuttavia, le contese per la regione hanno provocato guerre e scontri tra Islamabad e Nuova Delhi, e attratto attacchi terroristici da parte di movimenti separatisti e islamisti. L’ultimo, a febbraio, ha colpito un convoglio di truppe indiane e fatto 40 morti. La scorsa settimana il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ricevendo il primo ministro pachistano Imran Khan alla Casa Bianca si è proposto come mediatore sulla questione del Kashmir. L’India ha rifiutato.