Unioni civili e fondelli vari. Che cosa riempie il toupet di Trump

Al direttore - Vi dichiaro aggiunto e sostitutivo.
Giuseppe De Filippi
Giuseppe De Filippi
Al direttore - Unioni civili. Dice Renzi che ha vinto l’amore. Che vince sempre sull'invidia e sull’odio.
Marco Marini
Marco Marini
Al direttore - Mi sento preso per i fondelli, giuro, ad ascoltare per un verso le dichiarazioni delle associazioni omosessuali e lesbiche che strepitano ma per carità non la vogliamo questa legge sulle unioni civili che non prevede neppure la stepchild adoption, per l’altro l’indignazione quasi generale seguita alle parole di Alfano che assicura di avere scongiurato, bocciando la stepchild adoption, un “atto contro natura” (“non contemplato dalla natura”, sarebbe stata la definizione giusta) e per l’altro ancora il pronunciamento degli abbonati Sky, che giudicano a grande maggioranza l'affermazione della ministra Boschi “da oggi non ci sono più cittadini di serie B” non veritiera in quanto la legge sanzionerebbe secondo loro le coppie omosessuali e lesbiche come coppie di serie B. Ma quali balle sugli ospedali che non ammetterebbero il compagno/a al capezzale del partner ammalato, ma quali questioni pensionistiche e compagnia bella: volevano semplicemente i figli, da adottare o produrre con le più svariate spericolatezze genetiche, come ormai usa. Il resto, per loro, è fuffa. Bene, accontentiamoli, non diamogli neppure il resto. Non fosse che proprio questo vorrebbero, che non succedesse nulla, per continuare a piangersi addosso, atteggiarsi a vittime e accusare di prevaricazione tutti quelli che non la pensano come loro. E dunque, e per quanto preso per i fondelli, mi sento di dire: avanti tutta con questa legge sulle unioni civili.
Roberto Volpi
Roberto Volpi
Al direttore - Come ho sempre sostenuto la stepchild serviva solo per alzare la posta e nascondere la vera truffa della legge sulle unioni omosessuali (civili) della quale Renzi e Alfano per mantenere la poltrona se ne assumeranno le responsabilità di fronte alla storia. Per chi ancora ha speranze nella democrazia c’è da organizzare il referendum abrogativo come hanno fatto in Slovenia dove la legge è stata cancellata. Noi non ci fermeremo e non ci fermeranno a combattere la Buona Battaglia.
Valentino Castriota
Valentino Castriota
Al direttore - Wall Street Journal e New York Times, finalmente, mentre parecchi giornali nostrani la buttano ancora – e tra insofferenze e distanze antropologiche – nel colore, si sono decisi a sperimentare la proiezione di un Donald Trump alla Casa Bianca, dal gennaio prossimo. Come gestirebbe i rapporti col Congresso, The Donald? A partire dalla maggioranza repubblicana guidata da uno speaker, Paul Ryan, che lo detesta. Sono “materia e antimateria”. Trump, “larger than life”, sarebbe il solito elefante nello zoo di vetro di Capitol Hill? Deputati e senatori già si esprimono sui punti del suo programma: dalla grande muraglia col Messico al disgelo con Putin allo smantellamento delle basi Usa in Europa, a meno che gli europei non ci mettano i loro soldini. Si tasta il terreno, si raccolgono reazioni. Forse dovrebbero cominciare a farlo anche cancellerie e Farnesine varie, in giro per il mondo. E attrezzarsi, sia pure con i diti incrociati, come direbbe Fracchia.
Luca Rigoni
Luca Rigoni
Non credo che gli Stati Uniti siano pronti per una Trump adoption. Credo però che se Trump è arrivato a questo punto la colpa non è, come vorrebbero far credere a sinistra, della stupidità del popolo bue ma è di chi ha lasciato un vuoto gigantesco (mister Obamaaa) che Trump sta semplicemente riempiendo con il suo toupet. Tutti i peccati, come suggerì Simone Weil, sono sempre dei tentativi di colmare dei vuoti.
Al direttore - Questa legge sulle unioni civili è un po’ petalosa.
Gino Roca
Gino Roca
Al direttore - Forgiare neologismi è indicativo di lingua vitale, non morta. Così non fosse parleremmo come Dante, mentre oggi bisogna tradurlo. D’Annunzio inventò che la pioggia bruiva (onomatopeico). Petaloso non mi piace molto, troppo sdolcinato e mi ricorda altro, ma ci sta. Lo slang, sarà che a me interessano i dialetti, nel tempo può diventare lingua. Conosco poco lo slang anni Ottanta, ma alcune parole le trovo fantastiche. Tipo “squinzia” o “gallo”. Alcuni amici mi suggeriscono l’aggettivo inzupposo, che è pubblicitario ma interessante. Fra un po’, grazie a questa infatuazione collettiva per la globalizzazione, si diffonderanno parole arabe o africane e rimpiangeremo la “dominazione” linguistica anglosassone. Io non faccio testo, ma per me la parola “drugo” dovrebbe entrare nel linguaggio aulico. Stanley Kubrick che la inventò per definire il gruppo di “Arancia meccanica”, fu geniale. Per me drugo e gallo sono karashò. Condivido Gurrado quando afferma che giocare con le parole significa scherzare e oggi si scherza poco. Se ci pensate bene significa approfondire la lingua perché per creare una parola nuova devi conoscere quella “arcaica”. Più colto affermare che il processo di formazione di nuove parole attiene alla neologia. Ma arcaica mi sembra una gallata. Inshallah.
Franco Bolsi
Franco Bolsi