L’adolescenza nella sua burrasca, in una ricca città di provincia

Sullo sfondo di una Brescia borghese e misurata, Andreoli usa la fiction per mostrare ciò che il saggio non riesce a dire: l'adolescenza come territorio franoso in cui un ragazzo insegue se stesso oltre i confini del corpo che gli è stato dato

28 MAR 26
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Brescia è il sottofondo e il contro canto dell’ultimo romanzo di Vittorino Andreoli, "Desiderio" (Solferino), il racconto di un’adolescenza che vive d’improvvise esplosioni e di cambi bruschi di traiettorie. Un movimento apparentemente isterico e anche irrazionale che pure è necessario nel momento in cui ci si trova ad accogliere dentro di sé una pienezza di vita imprevista e difficile da gestire che attraversa corpo e mente. Vittorino Andreoli ha da tempo abituato i suoi lettori a una forma di divulgazione per mezzo della forma letteraria capace, più di un saggismo spesso didascalico e freddo, di mostrare le forme della psiche e le sue varianze all’interno dei vari contesti sociali. In fondo nulla più di una storia aiuta a rivelare oltre che banalmente a spiegare i motivi, le pulsioni e le contraddizioni che attraversano l’esistenza.
Brescia è così forse l’emblema più preciso di quella che in Italia ha la forma della città di provincia del nord: ricca e benestante, ma decisamente molto poco appariscente. Una città fatta da una borghesia diffusa, da scuole pubbliche di prim’ordine e che si caratterizza principalmente per una misura a tratti repressiva (e depressiva) più ancora che per un’eclettismo che pure attraversa come un fiume carsico la sua società. Una città infatti segnata non solo da meri lavoratori, aspri e duri e da tinelli familiari severi, ma anche da una genialità pratica che sa annusare i tempi con un’inedita prontezza di riflessi. Banchieri come Giovanni Bazoli e artisti come Francesco Vezzoli sono nati sotto lo stesso cielo. Ed è in questo contesto - puntualmente annotato da Andreoli, che abita la famiglia Alfonsi, per la precisione in: “un appartamento che si trova in via delle Colonne numero 18, al terzo piano, composto di 70 metri quadrati, sui 90.000 chilometri quadrati di cui è fatta Brescia”.
La famiglia Alfonsi come capita ancora nelle province italiane ha la forma immutabile di una qualunque famiglia italiana del Novecento: due genitori lavoratori e due figli: la primogenita Lucia e il più piccolo Mario. E proprio Mario è al centro del racconto di Desiderio. La sua storia è raccontata analiticamente da Andreoli che ne osserva i movimenti come dall’alto, definendo e mostrando i contorni di una relazione che prima agisce in complicità con la sorella, fino a liberarsi nell’opposizione ai genitori, visti e interpretati come il potere contro cui combattere. Non si tratta di una forma d’odio diretta, ma di un’interpretazione delle parti, un gioco di ruolo serissimo e necessario a Mario per liberarsi e liberandosi per scoprire se stesso e le proprie più urgenti necessità e quindi i propri più intimi desideri. Il lettore viene accompagnato da Vittorino Andreoli per mano, all’interno della crescita di Mario e delle sue dinamiche. La relazione fisica con la madre e il rapporto con il materno, l’imporsi della figura del padre e tutti i piccoli strappi infantili che determinano successivamente i movimenti interiori e i propri sentimenti, tra senso di abbandono e paure inconsce. Un percorso comune, ma al tempo stesso unico e privato che necessita poi di nuove urgenti scoperte e di potersi rivelare pienamente al mondo, determinando il proprio sé: “Il desiderio che sembrava coltivare era di essere come la sorella e, se fino ad allora aveva richiesto sempre di andare dove lei andava, di fare quello che lei faceva, adesso voleva un corpo esattamente come il suo”. Andreoli racconta la necessita di trovare il proprio genere al di là della forma data dal corpo, l’urgenza di uno svelamento che porti a scoprire la propria identità come nel caso di Mario che adolescente insegue sé stesso in un altro corpo e per farlo lotta per sé e per i propri affetti perché lo riconoscano e lo amino per quello che lui sente e sa di essere.