GIORNI FUTURI
Posso fare anche meglio. Una possibilità di felicità, dopo dieci anni di silenzio
Nel suo terzo romanzo, Gabriella Dal Lago prova a capire il presente rimasticando il passato con il risultato di produrre nuovo dolore e nuove incomprensioni. L’unico spazio possibile sta in un rilancio continuo che contenga un sentimento possibile di felicità e di futuro
30 MAG 26

Foto di Sasha Freemind su Unsplash
Sarà forse una questione climatica, ma oggi Il grande freddo inteso come il capolavoro di Lawrence Kasdan del 1983 non sembra essere più parte delle possibilità. Crescere, cambiare, perdersi e poi ritrovarsi è stata a lungo la formula perfetta dell’amicizia e di buona parte del cinema americano della seconda parte degli anni Settanta. Sarà anche che i gruppi di amici sono sempre più cosa rara. Difficile crescere con gli stessi compagni di giochi che ci hanno accompagnato nell’infanzia, ma di fatto oltre che sempre più mobili tra città e nazioni, ci si ritrova anche sempre più soli e gli amici ormai si declinano al singolare. Un’amicizia a cui ci si aggrappa spesso disperatamente e che contiene un rischio altissimo di passioni e tensioni, di ambiguità e d’inevitabili mancanze. Una relazione così fondamentale, ma anche così estrema che al primo sospiro spesso poi decade, sciogliendosi al sole assurdamente caldo dei nostri giorni.
Giorni futuri (Einaudi) è il terzo romanzo di Gabriella Dal Lago che già aveva indagato relazioni e futuro nel suo precedente romanzo, Estate caldissima (66thand2nd editore), quasi a confermare di come il caldo abbia preso il posto del freddo in chiave negativa, almeno in questa parte di mondo dove ormai ci si difende più d’estate, un tempo la stagione della scoperta e della libertà dei corpi, che in inverno: oggi la stagione più rassicurante, per quanto noiosa.
Già dalla copertina che potrebbe rappresentare un rave o un concerto in cui le persone ballano e si divertono, ma potrebbe pure indicare un incendio da cui la gente sta disperatamente scappando, si può cogliere l’ambiguità tesissima di una narrazione che non concede nessuna pausa al lettore. Le pagine di Giorni futuri scorrono veloci sotto gli occhi attraverso una scrittura che vive tutta all’interno della protagonista tra dubbi e ossessioni che ricordano il cadenzare assillante di Thomas Bernhard.
Irene, la protagonista, torna a casa sua, torna a Torino, ma in realtà vede se stessa giorno dopo giorno scomparire, andare fuori fuoco. Quello che Irene vede non è quello che lei ha sempre conosciuto. Dopo dieci anni tutto è rimasto uguale, ma sembra terribilmente diverso. Si forma come una patina sugli occhi di Irene, una perdita di lucidità che non si palesa se non attraverso un senso d’insicurezza. Nulla può spaventare più di un luogo noto che si rivela a un secondo sguardo totalmente inedito. Irene, che ha dedicato gli ultimi dieci anni della propria vita a una carriera nel mondo culturale, si ritrova così a indagare la vita dei suoi amici: chi sono e cosa fanno ora. Un movimento ossessivo che ricorda in parte Michele Apicella di Bianca, un disperato tentativo di recuperare i fili di un passato che non sembra più connesso con il presente, consegnando per altro il futuro a una terra straniera più pericolosa che carica di promesse.
Il nodo centrale è Ottavia, la migliore amica di un tempo che sembra essere scomparsa. Gli ultimi dieci anni sono stati invasi da troppe parole non dette. Atti mancati che ora determinano un silenzio e una distanza ostentata, ma che ha preso corpo piano piano, anno dopo anno, elidendo così quelle che erano consuetudini acquisite e un’intimità considerata fino a poco prima ovvia e scontata.
Dentro Giorni futuri c’è tutta la fatica di una giovinezza che paga il prezzo di un impegno imprevisto, un miscuglio di sensi di colpa e di occasioni mancate. Si prova a capire il presente rimasticando il passato con il risultato di produrre nuovo dolore e nuove incomprensioni. L’unico spazio possibile sta in un rilancio continuo che contenga un sentimento possibile di felicità e di futuro: "Comunque sì. E ti dirò: posso fare anche di meglio".
