La terza via della fiducia in un mondo troppo veloce, per ritrovare l’orizzonte

La velocità è diventata la struttura ontologica della realtà in cui siamo immersi. Tutto scorre, come sosteneva già nel VI secolo a.C. Eraclito con i suoi discepoli, solo che oggi il mutamento è rapidissimo e in costante accelerazione

13 GIU 26
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Foto di Ian Taylor su Unsplash

Stiamo attraversando una stagione del mondo estremamente fragile. La velocità è diventata la struttura ontologica della realtà in cui siamo immersi. Tutto scorre, come sosteneva già nel VI secolo a.C. Eraclito con i suoi discepoli, solo che oggi il mutamento è rapidissimo e in costante accelerazione. Lo spazio e il tempo che faticosamente abitiamo, soprattutto in Occidente, sono caratterizzati da una rivoluzione tecnologica e digitale permanente che porta con sé dei cambiamenti così repentini che travolgono tutto, dissolvendo ogni certezza, grande o piccola, vera o illusoria. Il senso del nostro vivere è sempre più sfuggente: gli esseri umani faticano a trovare un significato alle loro esistenze. Ogni sfera dell’umano è precipitata nella liquidità teorizzata nel passaggio tra XX e XXI secolo dal sociologo Zygmunt Bauman: dal lavoro all’amore, dalle istituzioni allo sport, dalla scuola all’arte, dalla politica all'economia, la precarietà e la frammentazione sono il motore che al contempo muove o inceppa ogni cosa. L’età della fragilità sembra aver divorato non solo la speranza di un futuro, ma soprattutto quella di poter vivere in un presente in cui poter dare un senso a ciò che forse un senso non c’è l’ha, ma senza il quale l’umano è destinato a vagare disorientato tra i meandri del mondo. Ma in tale contesto di incertezza è possibile il sentimento della fiducia? La prima reazione alle tante fragilità della nostra epoca potrebbe essere abbracciare il pessimismo, il quale si presenta come un’interpretazione convincente di una realtà in cui trionfano guerra, violenza, cinismo, sopraffazione, ma rimane un vicolo cieco, una strada che conduce all’immobilismo e all’accettazione dello status quo individuale e politico. La seconda reazione, all’opposto, potrebbe essere quella di essere ottimisti sempre e comunque; si tratta in questo caso di una strada ingenua, anch’essa però destinata a rapportarsi in modo passivo alle tante crisi che stiamo vivendo. Tra questi due estremi vi è una fertile terza via, ed è proprio quella della fiducia. Dinanzi alla crisi di tutte le grandi narrazioni collettive occidentali essere fiduciosi è un atto politico, perché significa immaginare l’alba dopo il crepuscolo, significa essere costruttori di mondi anche quando questi mondi ancora non esistono e magari non esisteranno mai. Ma la fiducia innesca spiriti vitali, in quanto essa comporta fare delle scelte e mettersi in gioco. La scuola dovrebbe diventare il luogo principe in cui coltivare quotidianamente il sentimento della fiducia: essa infatti accende la creatività intellettuale e potrebbe stimolare gli studenti a cercare gli strumenti per affrontare le tante difficoltà della nostro tempo al fine di vivere il nostro tempo con consapevolezza e magari provare anche a cambiarlo. La scuola senza speranza si trasforma in un nonluogo, anonimo come un centro commerciale o un aeroporto. La fiducia conduce alla vertiginosa bellezza della responsabilità, dell’essere padroni del proprio tempo e artefici del proprio destino. La fiducia porta con sé la consapevolezza che noi siamo le scelte che facciamo. Noi oggi, liberati dalla forza rassicurante degli dèi onnipotenti, dei padri padroni, dello Stato condottiero, della scuola che punisce, della famiglia perfetta, del mercato infallibile e dalla pretesa di protezione di ogni altra neo e post divinità (tecnologia, social, consumo e denaro in primis), ci scopriamo anime fragili ma libere, sempre in bilico tra paure e speranze, con in mano la responsabilità di scrivere il nostro destino, di dipingere il nostro orizzonte di senso. La fiducia non solo è possibile, è necessaria.
 
Matteo Saudino, scrittore. Giovedì 18 giugno alle 20 a Taobuk (Taormina, Giardino di Palazzo Duchi di Santo Stefano)  terrà la sua lectio dal titolo “La fiducia nell’era della fragilità”.