TI ASCOLTO
Non sono più io, il corpo mi tradisce. Il dovere della medicina, restituire fiducia
Il compito più importante, oggi, non è convincere le persone che il loro corpo sia perfetto o invincibile. È fare in modo che smettano di viverlo come un nemico da sopportare in silenzio
20 GIU 26

Foto di Inge Poelman su Unsplash
La fiducia è una delle prime cose che impariamo ancora prima di sapere parlare. È un gesto quasi biologico: affidarsi. Lo fa il neonato quando si abbandona e addormenta in braccio alla madre senza sapere cosa stia succedendo attorno a lui. Lo fa un bambino quando tende la mano per attraversare la strada o per scendere le scale. Lo facciamo anche noi adulti, continuamente, spesso senza rendercene conto.
Ci fidiamo di chi guida l’autobus o il treno su cui saliamo ogni mattina. Ci fidiamo di chi prepara il cibo che mangiamo quando andiamo al ristorante. Ci fidiamo delle persone che amiamo e alle quali vogliamo bene. E, in modo molto più profondo di quanto immaginiamo, ci fidiamo del nostro corpo.
Finché il corpo smette improvvisamente di sembrare prevedibile.
Nella mia professione incontro spesso donne che arrivano in studio convinte che il loro corpo le abbia “tradite”. Una gravidanza che improvvisamente si complica o si interrompe. Un dolore persistente che nessuno aveva ascoltato davvero. Una menopausa vissuta quasi come una sottrazione di sé stesse. Oppure sintomi più silenziosi, meno raccontati, ma capaci di cambiare il modo in cui una donna vive la propria quotidianità: perdite urinarie, dolore durante i rapporti, stanchezza cronica, insonnia, cambiamenti del desiderio sessuale, alterazioni del tono dell’umore.
E quasi sempre, insieme ai sintomi, emerge un’altra frase: “Non mi riconosco più, non sono più io”.
È una frase potentissima. Perché racconta qualcosa che va oltre la medicina. Racconta il rapporto di fiducia che abbiamo con il nostro corpo e quanto possa diventare fragile quando iniziamo a percepirlo come qualcosa di sconosciuto, di lontano, che non ci appartiene.
Per anni la salute femminile è stata raccontata soprattutto in termini di resistenza. Le donne “sopportano”. Sopportano il dolore mestruale, sopportano il parto, sopportano il post-partum, sopportano la menopausa, sopportano la stanchezza, sopportano il giudizio. E spesso imparano a minimizzare i propri sintomi ancora prima che lo facciano gli altri.
“È normale.”
“Succede a tutte.”
“Passerà.”
Ma ci sono parole che, ripetute troppo a lungo, rischiano di diventare una forma di silenzio insormontabile.
Per questo oggi credo che parlare di salute significhi anche restituire fiducia. Fiducia nel fatto che il dolore non debba essere automaticamente normalizzato. Fiducia nella possibilità di chiedere aiuto senza sentirsi esagerate. Fiducia nell’essere ascoltate e non derise o minimizzate.
Viviamo in un’epoca paradossale: abbiamo accesso a informazioni come non mai e allo stesso tempo facciamo sempre più fatica a capire di chi fidarci veramente. Sui social la salute diventa spesso intrattenimento, slogan, paura o semplificazione estrema. Eppure, nonostante tutto, continuo a pensare che le persone non cerchino soltanto risposte. Cerchino qualcuno che le faccia sentire ascoltate e accolte.
Forse la fiducia nasce proprio lì.
Non dall’idea di avere sempre tutte le soluzioni, ma dalla sensazione di poter dire la verità senza essere giudicati, derisi o scherniti. Anche quando riguarda aspetti del corpo ancora considerati “troppo intimi”, “troppo femminili” o semplicemente troppo scomodi da raccontare.
Alla fine, il contrario della fiducia non è il dubbio. È la solitudine.
E forse il compito più importante, oggi, non è convincere le persone che il loro corpo sia perfetto o invincibile. È fare in modo che smettano di viverlo come un nemico da sopportare in silenzio. A volte la medicina non inizia da una diagnosi. Inizia nel momento in cui una persona si sente finalmente capita. E forse è proprio lì che il corpo ricomincia, lentamente, a fare meno paura.
Monica Calcagni
medico chirurgo ginecologa.
Domenica 21 giugno alle 18:30 a Taormina (Giardino di Palazzo Duchi di Santo Stefano), in occasione di Taobuk, terrà l’incontro su Fiducia e percezione del corpo.