Sono stufa di questo non andare da nessuna parte. Sheila Heti, amore e guerra

Il libro della scrittrice canadese è un'autobiografia severa e ostile al perbenismo. Al suo interno sono raccolti pensieri in un flusso atemporale dove prevale l’incertezza sul fatto di essere amata e sul proprio valore d’artista

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L’insospettabile regalo del caso e un proficuo sodalizio tra estro umano e gesto meccanico. O ancora un notevole sforzo di traduzione sostenuto con coraggio da un editore. "Diari Alfabetici" di Sheila Heti (traduzione di Federica Aceto, il Saggiatore) è anche questo, ma prima di tutto è un’autobiografia severa e ostile al perbenismo. L’autrice ha riunito il contenuto di dieci anni di diari, per lasciare che il computer riordinasse migliaia di pensieri, rispettando l’ordine alfabetico della prima lettera dei singoli frammenti. Per non tradire la casualità, l’articolo contiene soltanto alcune frasi tra quelle che includono la parola amore, cercando, attraverso l’originale contrapposizione dei frammenti, di offrire un assaggio di quanti significati inesplorati attendano a lato del nostro desiderio di linearità. “Alcune persone prendono un sacco di soldi. Alcune persone trovano il vero amore”.
“E il fatto che in questo momento non sto lavorando. E il fatto che l’amore mi attiri come una dipendenza. E il fatto che non dormo abbastanza. E il fatto che sono attratta dalle persone con dipendenze. E il fatto che sto lavorando troppo. È il mio terzo peanut party in un anno!”.
“In realtà non è tanto il sesso che cerco, quanto quel cambiamento dell’atmosfera che provocano le storie d’amore. In realtà sto spendendo tutti i miei soldi in libri. In realtà, la gente non si aspetta molto da te. In realtà, la gente si aspetta da te meno di quanto pensi. In realtà, lui non ti ama. In realtà, lui non ti vuole. In realtà, lui sta cercando un’altra ragazza in giro per il mondo e, dato il tipo di persona che è, la troverà e si metterà con lei”.
“Ma io volevo solo sottolineare che sono felice. Ma l’amore non basta. Ma l’amore può resistere. Ma l’amore senza compatibilità è una sofferenza continua. Ma la cosa essenziale è perseverare per non deviare dalla retta via”.
“Nessun amore è perfetto. Nessun posto dove devo andare. Nessuna giustificazione necessaria. Nessunissimo bacio. Nessuno ha nemmeno detto grazie. Nessuno pensa che tu sia chissà chi”.
“Non è giusto. Non è mai certo, mai sicuro. Non è qualcosa che si risolve facilmente. Non è razionale. Non è responsabile. Non è una vita basata sull’intelletto. Non esattamente. Non esiste l’amore ideale. Non esistono unioni che non abbiano degli spazi vuoti. Non essere avida. Non essere fatalista. Non essere frivola. Non essere infelice. Non essere mai stata così triste. Non essere né bella, né famosa, né eccentrica”.
“Perché c’è un solo piacere che non svanisce, e non è l’amore: è l’arte. Perché cerco simboli? Perché le donne impazziscono? Perché ci ho riflettuto molto e mi sono resa conto che è quello che faccio sempre: vado a vivere con qualcuno e subito cado in depressione. Perché con i tacchi alti si cade sempre, si cade in avanti”.
“Sì ho risposto. Sì, il fatto di vendere la propria anima. Sì, le dita curate di quelle ragazze. Sì, penso che l’amore sia importante. Sì, scopo e senso. Sì, ti senti davvero come se avessi fallito in qualcosa. Sì, vabbè”.
In questo flusso atemporale prevale l’incertezza sul fatto di essere amata e sul proprio valore d’artista. “Sono stufa di questo non andare da nessuna parte, di questi giochetti. Sono stufa di questo non sapere, di queste congetture, di questa incertezza e instabilità”. Per poi ritrovare, grazie a quel basso continuo dell’esistenza quotidiana, la speranza necessaria: “Questo libro sarà separato dalla mia vita reale tanto quanto l’ultimo era invece un tutt’uno con la mia vita. Questo mese non è successo davvero niente. Questo mi dà speranza per le cose in genere, mi fa credere che tutto possa andare bene”.