Eppure noi due
Un tentativo fallito di suicidio, un’ecografia, e la curiosità che salva la vita
Si apre allo stesso tempo drammaticamente e comicamente l’esordio letterario di Giulia MarzialI. Un romanzo maturo che vive tra l’estraneità americana e la soffocante vicinanza romana
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Foto di Rey Seven su Unsplash
Come succede anche con i colpi di stato, nulla appare più ridicolo e sconclusionato di un suicidio non riuscito. Con una sostanziale differenza però, che nel caso del colpo di stato mancato tutto resta immutato quasi a dimostrazione che il rovesciamento non riuscito sia l’esito di una forza del paese e dei suoi organi istituzionali. Nel caso invece del suicidio non avvenuto occorre cambiare tutto affinché i motivi della disperazione e del dolore non restino ancora inculcati nella mente e nelle ragioni di chi ha malamente provato a farla finita. E proprio questo scarto possibile, totalmente casuale, finisce come una potenziale forma di salvezza tra le mani di Filippo Scola, studente romano in trasferta ad Harvard e ben deciso fino a poche ore prima a ingollare sonniferi e detersivi pur di farla finita. L’unico risultato ottenuto da Scola è stato quello di avvelenarsi lo stomaco riducendosi a uno straccio maleodorante, umido e sudaticcio. L’opportunità per Filippo ha la forma di un’ecografia capitatagli tra le pagine di un libro mentre in mezzo a una serie infinita di equivoci si è ritrovato a sistemare dei volumi in biblioteca. La curiosità per Filippo ha la forma dell’ossessione che inizia a farsi spazio nella sua mente rimuovendo ogni assurda idea di suicidio.
Si apre allo stesso tempo drammaticamente e comicamente l’esordio letterario di Giulia Marziali, Eppure noi due (Einaudi). Come in un film di John Landis o di Blake Edward tutto va a folle velocità, pagina dopo pagina Filippo si ritrova inciampo dopo inciampo a passare da un suicido a un’indagine quasi poliziesca, un noir che si traduce subito in una possibile per quanto disperata storia d’amore. Quasi come un ritorno, un déjà vu che porta con sé l’inquietudine di chi torna sul luogo del delitto. Eppure noi ha la forma di una commedia un po’ nera e un po’ tragica che vive soprattutto nel perenne un po’ che è quasi il simbolo di una generazione che vive all’interno di una sospensione temporale messa a continua verifica. Una generazione di expat per obbligo e per scelta al tempo stesso, senza famiglia ma sempre con una famiglia alle spalle, con tutte le garanzie e tutti i maledetti vincoli imposti che non mancano mai, nemmeno nelle situazioni più agevoli. Così s’incontrano Filippo e Amelia, per mezzo di un’ecografia che precede una foto che a sua volta precede una persona che ancora deve nascere e di cui ora si scorge appena il profilo coperto da un braccio e gli occhi ancora chiusi. Nume tutelare del romanzo e del suo organizzato caos che vive di coincidenze che si confondono a intuizioni e casualità che si mischiano a profezie è Julio Cortazar, che apre le due parti che compongono il testo. Due parti come due sono i protagonisti che si ritrovano in cerca più che di una vicinanza di una giusta distanza, di un modo di stare che sia in equilibrio con le paure di entrambi che come sempre appaiono sempre chiare e visibili all’altro e mai a se stessi: "La testa è mia nemica da sempre e io penso ogni giorno a come ci siamo incontrati".
Due storie che vivono parallele anche nel momento della loro coincidenza, intrecciate a distanza per mezzo di movimenti magnetici difficili da comprendere e tanto meno da interpretare. Esistono infatti forze che uniscono e che separano, l’abilità è quella di trovare l’energia giusta, né troppa, né troppo poca. Marziali dà corpo a un romanzo maturo che vive tra l’estraneità americana e la soffocante vicinanza romana. Un fragile equilibrio che muta in continuazione e dentro al quale cambiano di ruolo passato e presente in un’alternanza dentro cui ritrovarsi è faticoso. Almeno fino a quando riconoscersi significa guardare gli occhi dell’altro dando così spazio a una possibilità in grado di opporsi a quel dolore tremendo che troppo a lungo si è confuso con la vita.