Immagine generata da intelligenza artificiale

Il Foglio AI

Virtù o vizio? Tutti i limiti etici dell'AI

Dialogo tra un progressista e un conservatore su intelligenza artificiale, libertà, innovazione e diritti 

Conservatore: Guarda, io non sono contrario alla tecnologia. So benissimo che l’intelligenza artificiale può essere utile, ma dobbiamo chiederci: chi ne controlla lo sviluppo? Chi decide fino a che punto può spingersi? Senza regole rigide, finiremo con un mondo governato dagli algoritmi, e non dagli esseri umani.

Progressista: Certo, ma le regole non devono diventare un ostacolo al progresso. Se avessimo adottato questo approccio con internet, oggi saremmo indietro di decenni. L’AI può rivoluzionare medicina, istruzione, ricerca scientifica… Bloccarne l’evoluzione per paura sarebbe un errore.

Conservatore: Non è questione di bloccare, ma di prevenire il peggio. Prendi il lavoro: l’automazione sta già sostituendo milioni di posti. Se non interveniamo, il divario tra chi ha potere e chi viene rimpiazzato dalle macchine diventerà insostenibile.

Progressista: Lo stesso discorso si faceva con la rivoluzione industriale. Eppure, nuovi lavori sono emersi. Il punto è gestire il cambiamento, non temerlo. L’AI può liberare l’uomo dai lavori ripetitivi, consentendogli di dedicarsi a mansioni più creative e gratificanti.

Conservatore: Certo, ma non tutti possono diventare creativi o imprenditori. Non stiamo parlando di una semplice evoluzione del lavoro, ma di una sostituzione di interi settori. Se lasciamo che il mercato decida da solo, chi proteggerà le persone meno qualificate?

Progressista: Il problema non è l’AI, ma come la società gestisce il cambiamento. Dobbiamo investire in formazione, creare una rete di sicurezza, adattare l’istruzione alle nuove necessità. Il progresso non si arresta, ma possiamo prepararci meglio.

Conservatore: Questo è il punto: ci stiamo preparando? Oppure ci stiamo lanciando a capofitto in una tecnologia che potrebbe renderci superflui? E poi, che dire delle implicazioni etiche più profonde? Lasceremo che l’AI prenda decisioni che spettano all’uomo?

Progressista: Dipende dal tipo di decisione. Se l’AI può diagnosticare una malattia con maggiore precisione di un medico, perché non usarla? Se un’auto a guida autonoma può ridurre gli incidenti stradali, perché dovremmo impedirlo? L’errore umano causa più danni di quanto immaginiamo.

Conservatore: Ma chi si assume la responsabilità quando l’AI  sbaglia? Se un algoritmo di selezione del personale discrimina inconsapevolmente, di chi è la colpa? Se un giudice algoritmico condanna ingiustamente una persona, a chi chiediamo giustizia?

Progressista: Per questo servono regole chiare. L’AI non può operare in un vuoto normativo. Deve essere supervisionata e progettata per essere equa. Non dimentichiamo che anche gli esseri umani commettono errori, e spesso in modo più arbitrario di una macchina.

Conservatore: Ma c’è una differenza: un essere umano ha una coscienza, può pentirsi, può migliorare. Un’AI no. Se un sistema è addestrato con dati distorti, continuerà a perpetrare ingiustizie senza rendersene conto. Inoltre, chi controlla il codice? La trasparenza è quasi inesistente.

Progressista: Ed è proprio qui che serve regolamentazione. Non per limitare l’AI, ma per garantirne un uso etico e trasparente. Dobbiamo stabilire criteri chiari su come vengono addestrati gli algoritmi, chi li supervisiona e quali sono i meccanismi di responsabilità.

Conservatore: D’accordo, ma chi scrive queste regole? I governi? Le aziende? E se i paesi non si mettono d’accordo? Immagina un’AI etica in Europa, ma senza limiti in Cina o negli Stati Uniti. Finiremmo con una corsa agli armamenti tecnologica senza controllo.

Progressista: Questo è un rischio reale. Ma per questo serve una governance globale. L’AI non è un problema di un singolo paese, ma del mondo intero. Dobbiamo creare accordi internazionali per regolamentarne lo sviluppo, proprio come abbiamo fatto con il nucleare.

Conservatore: Il paragone con il nucleare è inquietante. Stiamo davvero dicendo che l’AI potrebbe diventare così pericolosa? Se è così, perché non fermarla subito, invece di limitarci a regolamentarla?

Progressista: Perché il nucleare ha anche avuto usi pacifici, come la produzione di energia. Lo stesso vale per l’AI: dipende da come la usiamo. Non dobbiamo fermarla, ma guidarla in una direzione che sia benefica per l’umanità.

Conservatore: E come facciamo a essere sicuri che la direzione sia quella giusta? Le aziende tech pensano ai profitti, non all’etica. Senza un intervento forte dello stato, l’AI   sarà usata per aumentare il controllo sociale, per manipolare le persone e per rendere i ricchi ancora più ricchi.

Progressista: Qui tocchi un punto cruciale. La democratizzazione dell’AI è essenziale. Non possiamo lasciare che sia nelle mani di pochi colossi. Servono investimenti pubblici, collaborazione tra università, enti indipendenti che vigilino sul suo sviluppo.

Conservatore: Ma vedi che alla fine torniamo sempre al punto iniziale? Chi controlla il controllore? Anche i governi possono usare l’AI in modo discutibile. Pensa alla sorveglianza di massa, alla censura automatizzata… L’AI potrebbe diventare uno strumento di oppressione.

Progressista: Vero, ma possiamo mettere paletti. Un’AI progettata per rispettare i diritti umani può essere più trasparente di un sistema governato solo da interessi politici o economici. Il punto non è rifiutare l’AI, ma trovare un equilibrio.

Conservatore: Equilibrio, certo. Ma se perdiamo il controllo adesso, non lo recupereremo più. E’ per questo che servono regole severe, prima che sia troppo tardi. La storia ci insegna che l’innovazione senza etica porta sempre a conseguenze disastrose.

Progressista: Ma se blocchiamo l’innovazione per paura, rischiamo di soffocare il progresso e lasciare il potere nelle mani di chi è disposto a ignorare ogni regola. Il nostro compito è guidare l’AI, non ostacolarla.

Conservatore: Finché l’uomo sarà al centro, possiamo discuterne. Ma guai a lasciare che l’AI decida per noi.

Progressista: E guai a rimanere fermi, mentre il mondo va avanti. L’AI è uno strumento: sta a noi usarlo nel modo giusto.