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Il Foglio AI
L'Europa di fronte a Musk e Trump: rinascita o crisi?
Confronto tra due intellettuali, un progressista e un conservatore, sul futuro dell'Unione europea
Da un lato, c’è Elon Musk, il magnate della tecnologia che con le sue aziende – da Tesla a SpaceX, fino a Twitter/X – ha imposto un modello basato sulla disintermediazione, sull’innovazione senza vincoli e su una libertà di espressione radicale. Dall’altro, Donald Trump, il presidente che ha messo in discussione l’ordine globale con il suo “America First”, portando avanti politiche protezionistiche che hanno sfidato il libero mercato e il multilateralismo su cui si basa l’Unione europea. Due figure apparentemente diverse, ma unite da una comune attitudine iconoclasta, che oggi pongono un dilemma cruciale per l’Europa: esempio o minaccia?
La posizione progressista: Musk e Trump sono un pericolo per l’Europa
Intervento di Paolo Ferri, economista e analista delle politiche europee
Se c’è una cosa che l’Europa deve imparare dall’èra di Musk e Trump, è che la stabilità istituzionale non è mai garantita. Questi due uomini hanno messo in discussione pilastri fondamentali della politica e dell’economia occidentale, ma il loro impatto in Europa rischia di essere disastroso.
Prendiamo il caso di Elon Musk. Con l’acquisizione di Twitter, ha trasformato un social network globale in un’arena di disinformazione senza freni, lasciando campo libero a fake news e discorsi d’odio. Questo ha avuto un impatto diretto sull’Europa, che da anni cerca di regolamentare le piattaforme digitali per garantire trasparenza e sicurezza. La reazione della Commissione europea non si è fatta attendere: con il Digital Services Act, Bruxelles ha imposto regole più severe sulla moderazione dei contenuti, scontrandosi apertamente con la visione ultraliberista di Musk.
Ma la sfida più grande è arrivata con il modello di Trump. Il suo “America First” ha spinto gli Stati Uniti a un nazionalismo economico che ha costretto l’Europa a rivedere molte delle sue politiche commerciali. Il Protectionist Inflation Reduction Act, voluto da Biden ma in continuità con le politiche trumpiane, ha messo in difficoltà l’industria europea, favorendo le aziende americane con sussidi statali massicci. Se l’Ue non investe in un piano industriale, rischia di perdere la competizione globale.
Inoltre, l’atteggiamento di Trump verso la Nato e le alleanze internazionali ha messo in pericolo la sicurezza europea. Il presidente ha ridotto ulteriormente l’impegno degli Stati Uniti nella difesa del continente, lasciando l’Europa più vulnerabile alle minacce esterne, dalla Russia alla Cina.
La deregulation sfrenata e il nazionalismo economico rischiano di smantellare decenni di progressi sociali e politici. La risposta non deve essere imitare il loro modello, ma rafforzare quello europeo, investendo su innovazione sostenibile, coesione sociale e regolamentazione equa. L’Ue ha dimostrato con il Green Deal e la leadership nelle regolamentazioni digitali di poter competere senza rinunciare ai suoi princìpi.
La posizione conservatrice: Musk e Trump sono un’opportunità per l’Europa
Intervento di Alessandro Galli, politologo e autore di saggi sull’economia globale
L’Europa è in crisi da anni. Un sistema burocratico soffocante, un’economia sempre più inefficiente e un’incapacità cronica di prendere decisioni rapide hanno reso l’Ue un gigante dai piedi d’argilla. Ecco perché l’approccio di Elon Musk e Donald Trump non è una minaccia, ma un’opportunità.
Musk rappresenta l’innovazione senza compromessi. Ha dimostrato che il progresso non nasce da regolamenti asfissianti, ma dalla libertà di creare. La sua sfida all’Ue, dal settore automobilistico (dove ha imposto un’accelerazione nell’elettrico) fino alla libertà di parola su Twitter/X, costringe Bruxelles a fare i conti con la sua rigidità. Se l’Europa vuole competere con gli Stati Uniti e la Cina, deve smettere di frenare l’innovazione con normative eccessive e lasciare spazio a una maggiore libertà d’impresa.
Trump, dal canto suo, ha dimostrato che il protezionismo può funzionare. Le sue politiche economiche hanno rilanciato la manifattura americana e costretto l’Europa a riconsiderare la sua dipendenza da mercati esterni. L’Ue ha sempre puntato sul libero mercato senza proteggere le proprie industrie strategiche, ma il successo delle politiche di Trump dovrebbe far riflettere: è ora che l’Europa pensi a una politica industriale forte, proteggendo settori chiave come la tecnologia, l’energia e l’aerospazio.
In politica estera, l’Ue si è sempre nascosta dietro la Nato e gli Stati Uniti per la propria sicurezza, ma l’isolazionismo di Trump potrebbe essere un’occasione di diventare finalmente autonoma in materia di difesa, sviluppando un esercito europeo e una politica estera più indipendente.
Musk e Trump non devono essere visti come una minaccia, ma come una scossa necessaria. L’Europa deve uscire dal suo immobilismo e imparare a competere in un mondo che non aspetta.
Conclusione: adattarsi o resistere?
L’Europa è a un bivio. Da un lato, il modello di Musk e Trump sfida molte delle certezze su cui si basa l’Ue, costringendola a ripensare il suo ruolo nel mondo. Dall’altro, aderire a questa visione significherebbe abbandonare princìpi fondamentali come la regolamentazione equilibrata e il multilateralismo.
L’unica certezza è che l’Europa non può restare immobile. Che scelga di resistere o di adattarsi, deve trovare una strada che le consenta di restare competitiva senza perdere la propria identità.