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Il Foglio AI
Sinceramente: J. D. Vance ha torto o ragione sull'Europa?
Due europeisti, un progressista e un conservatore, discutono sul senso delle sue provocazioni. Con un confronto sorprendente
Progressista: Ammettiamolo: Vance è arrogante, maleducato e reazionario, ma ci sta facendo un favore. Ci obbliga a guardare in faccia la realtà. L’Europa è ancora troppo dipendente dagli Stati Uniti per la sua sicurezza. E’ troppo lenta, troppo divisa, troppo codarda. Parla di autonomia strategica da vent’anni, ma alla fine aspetta sempre che arrivino i Marines.
Conservatore: Aspetta, non mi schiero con chi vuole un’Europa imbelle, ma il discorso di Vance a Monaco – e quello che ha ribadito in questi giorni – è più cinico che utile. E’ il solito gioco: America first, Europa vassalla. Fa finta di volerci responsabilizzare, ma in realtà ci sta solo minacciando. E’ un modo per dire: o seguite Trump, o vi arrangiate.
Progressista: Ma Trump o non Trump, il punto resta. Vance ha detto: “Gli europei devono prendersi la responsabilità della loro difesa”. E ha ragione. Guarda alla Germania: si è svegliata solo con l’invasione dell’Ucraina. La Francia predica, ma non guida. L’Italia ondeggia. Il risultato? La Nato è ancora un’alleanza americana con partner decorativi.
Conservatore: Decorativi? Un po’ ingeneroso. L’Europa ha fatto molto per l’Ucraina. Ha inviato armi, accolto rifugiati, finanziato la resistenza. E poi la Nato non è una charity, è un’alleanza: la deterrenza americana in Europa serve anche agli Stati Uniti, per contenere Russia e Cina. Vance finge che sia tutto un favore che ci stanno facendo. Ma difendere Kyiv non è filantropia: è interesse strategico.
Progressista: Non sto dicendo che l’Europa non abbia fatto nulla. Ma troppo spesso ha fatto le cose a rimorchio, con riluttanza, come se la guerra fosse un fastidio da amministrare, non una questione esistenziale. La reazione c’è stata, ma non è stata all’altezza della posta in gioco.
Conservatore: Però attenzione a non scambiare prudenza per pigrizia. L’Europa ha i suoi tempi, anche perché è un progetto politico unico, fatto di compromessi e memorie storiche diverse. Non è Washington, e non può diventarlo dall’oggi al domani. Ma proprio per questo va difesa, non umiliata.
Progressista: Certo, ma il punto di Vance è che non può essere solo l’interesse americano a reggere tutto. Se ci crediamo anche noi, dobbiamo dimostrarlo. Ecco perché secondo me la sua sfida è utile: ci toglie l’alibi. Non possiamo più dire “tanto ci sono gli americani”. Dobbiamo fare di più, spendere di più, correre più rischi. E se serve, anche discutere un giorno di deterrenza nucleare europea.
Conservatore: Parliamone. Ma non sotto minaccia. Il tono di Vance non è pedagogico, è punitivo. E poi non è un tecnico, è un politico trumpiano: quando parla dell’Europa, lo fa per scaldare il Midwest, non per aiutarci a crescere. C’è una componente punitiva, anti-intellettuale, perfino vendicativa nel suo modo di trattare l’Europa. Non è una spinta all’autonomia, è un pretesto per scaricarci.
Progressista: Ma anche se la sua intenzione fosse punitiva, la diagnosi resta in parte giusta. L’Europa è troppo compiaciuta, troppo pronta a fare la morale agli altri senza prendersi il carico sulle spalle. Non è questione solo di missili e carri armati. E’ cultura strategica. Gli europei parlano di soft power come se bastasse. Ma la forza, quando serve, non la puoi subappaltare.
Conservatore: Vero, ma la forza da sola non basta. Vance e i suoi vogliono un’America che si disimpegna dal mondo, che costruisce muri e si ritira nelle sue frontiere. L’Europa non può imitarli. L’Unione è nata per superare la logica della potenza. Se diventiamo come loro, abbiamo perso tutto. Autonomia strategica sì, ma senza imitare il nazionalismo trumpiano.
Progressista: Chi parla di autonomia non vuole imitare Trump. Ma dobbiamo riconoscere che i valori europei, se non sono difesi anche con la forza, restano astratti. L’idea di un’Europa geopolitica non è una bestemmia: è una necessità. Magari Vance è il male, ma è un male utile, se ci spinge a crescere.
Conservatore: Capisco il tuo punto, ma temo che sottovaluti l’effetto corrosivo del trumpismo su tutto il sistema occidentale. Quando Vance dice che non c’è nessun “destino comune” tra Europa e America, sta spezzando un’idea che ha tenuto in piedi la libertà europea dal 1945. Non è una critica: è un disconoscimento.
Progressista: E forse è arrivato il momento di ammettere che quella visione condivisa era già in crisi. Non per colpa di Vance, ma per l’evoluzione interna di entrambe le sponde dell’Atlantico. La vera sfida non è difendere un’illusione, ma costruire una nuova alleanza su basi più paritarie. Dove l’Europa non è più junior partner, ma adulto responsabile.
Conservatore: D’accordo, ma per essere adulti non basta comprare armi. Serve visione, coesione, legittimazione democratica. E serve sapere da che parte stare. Vance è ambiguo su Putin, ambiguo su Kyiv, ambiguo sulla Nato. Se davvero vogliamo più Europa, allora dobbiamo anche saper dire con chiarezza che tipo di America vogliamo come alleata.
Progressista: Esatto. Non si tratta di rinunciare all’America. Si tratta di poterle dire, se serve: grazie, ma adesso ce la facciamo anche da soli. Questo non vuol dire antiamericanismo, ma maturità. Forse Vance non lo sa, ma alla fine ci sta aiutando a diventare quello che dovremmo essere.
Conservatore: Forse. O forse ci sta solo dicendo che la festa è finita, e che se non vogliamo svegliarci in un mondo dominato da autocrazie e interessi a somma zero, dobbiamo tenerci stretti i nostri alleati migliori. E uno di questi – malgrado tutto – è ancora l’America.
Postilla finale
Forse Vance ha torto nei toni e ragione nei contenuti. Forse ha ragione nei toni e torto nella sostanza. Forse è l’Europa a dover finalmente diventare adulta, o forse è solo l’ultima a capire che l’America ha già voltato pagina. Ma il punto, in fondo, non è Vance. E’ capire se vogliamo ancora essere protagonisti della storia – o solo spettatori in poltrona, scandalizzati da quello che dicono gli altri.