il foglio ai
Difendere l’interesse nazionale, senza sconti
Il mondo è cambiato, e l’Italia deve decidere da che parte stare. Un appello

Immagine generata con ChatGpt
In tempi ordinari, la parola “interesse nazionale” viene evocata per ottenere applausi facili. E’ una formula buona per ogni discorso, uno di quei concetti valigia che ciascuno riempie come vuole: chi la declina in chiave economica, chi militare, chi identitaria, chi diplomatica. Ma nei tempi straordinari – come quelli che stiamo vivendo – l’interesse nazionale diventa un nodo vero. Qualcosa che va definito, articolato, difeso. E per farlo, servono domande. Non slogan.
Per questo è utile e meritoria l’iniziativa della Fondazione Minima & Moralia – Idee per un paese migliore, che ha messo nero su bianco una serie di interrogativi urgenti sull’interesse nazionale. Le domande che, appunto, una politica adulta dovrebbe farsi ogni giorno. A partire da quelle sulla difesa.
L’Italia deve affrontare il fatto che la guerra è tornata in Europa. E che non siamo più in un’epoca in cui si può rimanere ai margini, sperando che la geografia basti a garantire la sicurezza. La domanda sul riarmo – ci serve, lo vogliamo, siamo disposti a pagarlo? – non è retorica. Così come non è più rinviabile il confronto sull’autonomia strategica europea, sull’eventuale costruzione di una deterrenza militare anche oltre il perimetro della Nato, e sul ruolo italiano nei futuri scenari di peacekeeping. Non basta più dirsi europeisti: bisogna scegliere se l’Europa la vogliamo anche forte o solo benintenzionata.
Ma la difesa non è solo militare. E’ anche economica. Il ritorno dei dazi, le tensioni Usa-Cina, le fragilità della globalizzazione impongono scelte: dobbiamo reagire, come Europa o come singoli stati? Dobbiamo accettare di dipendere per sempre dai servizi digitali americani, o costruire alternative? E con quali strumenti riduciamo le nostre dipendenze critiche, dall’energia alle materie prime?
Nessuno, a oggi, ha una risposta definitiva. Ma non avere nemmeno la domanda – o far finta che non esista – è un lusso che non possiamo più permetterci. Perché il tempo in cui l’Italia galleggiava grazie al suo essere “troppo piccola per minacciare, troppo grande per essere ignorata” è finito. Il nostro paese ha bisogno di una strategia, e di politiche industriali e fiscali coerenti con essa. Ad esempio: vogliamo attrarre ricercatori e investimenti? Sì, ma come? Solo con incentivi fiscali o con un progetto-paese credibile in cui valga la pena tornare? Le domande della Fondazione toccano anche questo: la competizione globale per i cervelli, per il capitale umano, per le tecnologie strategiche.