Foglio AI
Julia, la panda dell’intelligenza artificiale
Julia, l’AI del Comune di Roma basata su GPT-4o, aiuta cittadini e turisti ma sbaglia spesso. È un passo avanti, purché non si pensi che basti la tecnologia senza una voce chiara

Immagine creata con Grok
C'è qualcosa di teneramente goffo, e quindi di molto italiano, nel primo assistente AI lanciato da una pubblica amministrazione. Julia, creata dal Comune di Roma, è la panda dell’intelligenza artificiale: non è la più veloce, non è la più elegante, ogni tanto sbaglia strada, ma quando parte la guardi con simpatia. L’ambizione è enorme – rispondere in tempo reale a cittadini, turisti, pellegrini, guidarli fra sanità, rifiuti, autobus e musei – e la tecnologia non manca: Julia è basata su GPT-4o, l’ultimo modello di OpenAI, parla in ottanta lingue, gira su Telegram, WhatsApp e Messenger. Non male, per un Comune che fino a ieri faceva fatica a caricare un pdf.
Poi però ci parli, e capisci che Julia è ancora un po’ confusa. Confonde San Pietro con San Giovanni in Laterano, ti manda per la via più lunga per arrivare a destinazione, e se chiedi qualcosa fuori script tende a cadere dalle nuvole, come un centralinista alle prime armi che ha saltato il turno di formazione. Ma il problema non è lei. Il problema è l’aspettativa. Abbiamo chiamato “intelligenza” una cosa che, nella sua forma pubblica, somiglia ancora molto a un servizio clienti con il vocabolario aggiornato. Julia non è un oracolo, non è una Siri spirituale, non è una chatbot con l’unzione. È uno strumento, e come tutti gli strumenti dipende da chi lo affila.
Il Comune fa bene a provarci. Fa benissimo, anzi. È giusto usare l’AI per avvicinare l’amministrazione ai cittadini, è giusto testare, sbagliare, correggere. Purché non ci si racconti che è “la prima al mondo”. Purché si capisca che l’obiettivo non è sostituire il sito, o il call center, ma migliorare la fiducia in chi amministra. La tecnologia da sola non basta. Ci vuole anche una voce. E quella, per ora, è ancora tutta da trovare.