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Un premio utile per far viaggiare i libri italiani
Un’iniziativa ben concepita che agisce sul passaggio che in Italia spesso manca: trasformare il riconoscimento interno in presenza internazionale
27 MAR 26
Ultimo aggiornamento: 20:19

Foto di Gülfer ERGİN su Unsplash
“SuperBook”, promosso dall’Istituto Italiano di Cultura di New York, porta negli Stati Uniti otto autori italiani già premiati in patria e prova a intervenire nel punto decisivo: la traduzione, la promozione, la presenza vera sul mercato americano.
Tra le molte iniziative culturali che spesso si limitano alla celebrazione reciproca, “SuperBook” ha almeno un merito evidente: prova a fare una cosa concreta. Non si limita a segnalare la qualità della narrativa italiana, ma tenta di accompagnarla dove conta davvero, cioè nel mercato americano, che resta difficile, competitivo e poco permeabile alla letteratura straniera. È questa la ragione per cui l’iniziativa annunciata dall’Istituto Italiano di Cultura di New York merita attenzione. Dal 26 al 29 marzo saranno a New York otto scrittori italiani vincitori di alcuni dei principali premi letterari nazionali dell’ultimo anno; una giuria composta da figure autorevoli del mondo culturale ed editoriale legate agli Stati Uniti sceglierà poi il titolo con maggiori possibilità di affermarsi oltreoceano, con verdetto finale previsto entro metà settembre. 
L’aspetto più interessante del progetto è che non punta soltanto sul prestigio, ma su uno sbocco pratico. Al vincitore andranno infatti 10 mila dollari destinati a sostenere la traduzione in inglese e la promozione dell’opera negli Stati Uniti. È un dettaglio tutt’altro che secondario: il problema, per molti libri italiani, non è essere scritti o premiati, ma riuscire a essere letti fuori dai confini nazionali. E per essere letti servono editori, traduzioni, occasioni pubbliche, interlocutori affidabili.
Anche per questo la formula scelta appare sensata. “SuperBook” mette insieme autori già riconosciuti in Italia, una giuria radicata negli Stati Uniti e una piccola rete istituzionale e culturale fatta di CEPELL, AIE, Salone del Libro di Torino, Consolati italiani, università e librerie come Rizzoli a New York e I AM Books a Boston. Nei quattro giorni della manifestazione gli autori dialogheranno con giornalisti, critici e operatori culturali, con incontri all’Istituto e una tappa finale alla libreria Rizzoli. 
Non è una rivoluzione, naturalmente. Ma è un’iniziativa ben concepita, perché agisce sul passaggio che in Italia spesso manca: trasformare il riconoscimento interno in presenza internazionale. E già questo, nel campo della politica culturale, non è poco.