Il Foglio Ai
L’America si innamora dei suoi fantasmi digitali, dalla “modalità adulti” AI alle soldatesse trumpiane
Dalla “modalità adulti” dell’AI alla soldatessa virtuale diventata simbolo patriottico online, due episodi che rivelano come tecnologia, desiderio e propaganda stiano ridefinendo il modo in cui negli Stati Uniti si costruisce attenzione (e consenso) politico
28 MAR 26

Foto realizzata da ChatGpt
C’è qualcosa di profondamente rivelatore, quasi imbarazzante, nella coincidenza tra due fenomeni apparentemente lontani: da un lato il dibattito sulla “modalità adulti” di OpenAI, dall’altro il successo virale di una soldatessa americana inesistente, creata con l’AI e diventata icona patriottica e oggetto di desiderio per milioni di utenti. Non sono episodi isolati. Sono sintomi. E raccontano molto dei tic, delle ossessioni e delle fragilità della politica americana contemporanea.
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Testo realizzato con AI
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Il primo tic è la difficoltà a distinguere tra libertà e infantilizzazione. Quando si dice “trattiamo gli adulti da adulti”, si sottintende che la maturità coincida con l’assenza di limiti. Ma la verità è opposta: la maturità è la capacità di convivere con limiti sensati. E invece, nel dibattito americano, ogni discussione tecnologica viene rapidamente tradotta in una battaglia ideologica tra libertari e moralisti, senza passaggi intermedi. O tutto è permesso, o tutto è proibito. Non esiste più l’arte del confine. Il secondo tic è la sessualizzazione della politica. La storia della finta soldatessa pro Trump – seguita da centinaia di migliaia di persone, nonostante segnali evidenti di artificialità – è paradigmatica . Non è solo propaganda: è propaganda erotizzata. Patriottismo e desiderio mescolati in un unico prodotto, pensato per catturare attenzione e generare engagement. La politica non cerca più consenso: cerca eccitazione. E qui emerge un elemento più profondo. L’AI non inventa nulla: amplifica ciò che già funziona. Se funziona una “Maga dream girl” digitale, è perché intercetta un immaginario già esistente, fatto di nostalgia, virilità, idealizzazione e bisogno di appartenenza. E’ la politica che diventa fantasy, non il contrario. Il terzo tic è la credulità selettiva. Migliaia di utenti interagiscono con contenuti evidentemente falsi – soldatesse che incontrano Trump, Zelensky, Putin nello stesso giorno, con uniformi incoerenti e dettagli improbabili – eppure scelgono di crederci . Non perché siano ingenui, ma perché vogliono crederci. La verità diventa opzionale, subordinata alla gratificazione emotiva. E’ lo stesso meccanismo che alimenta le teorie del complotto, ma qui assume una forma più sofisticata: non si tratta più di credere a qualcosa contro le prove, ma di sospendere volontariamente il dubbio. E’ una forma di consumo narrativo: se mi piace, è vero abbastanza.
Il quarto tic è la monetizzazione sistematica dell’attenzione politica. La finta soldatessa non è solo propaganda: è anche un funnel commerciale che porta gli utenti verso contenuti a pagamento più espliciti . Politica, intrattenimento e pornografia si fondono in un unico modello di business. Non è un incidente: è un’evoluzione. E dice molto su come viene costruito oggi il consenso, non più attraverso idee, ma attraverso flussi di attenzione convertibili in valore economico. Infine, c’è il tic più inquietante: la progressiva dissoluzione del reale. Quando una figura completamente inventata riesce a inserirsi nel flusso degli eventi politici – accanto a leader veri, in scenari plausibili – il confine tra realtà e finzione non si rompe: si sfuma. E in quella zona grigia prosperano sia la propaganda sia la manipolazione. Non è un problema solo americano, ma negli Stati Uniti assume una forma più evidente perché lì si incontrano tre elementi: una cultura profondamente mediatizzata, una tecnologia avanzatissima e una polarizzazione politica estrema. È il laboratorio perfetto per una nuova fase della comunicazione politica: quella in cui non si compete più sulla verità, ma sulla capacità di costruire mondi credibili.