Meloni ha perso il controllo della scena. Perché il voto anticipato può convenirle

La maggioranza non è in crisi e i numeri ci sono ancora. Ma dopo la sconfitta al referendum Meloni ha perso l’aura di leader inevitabile: il voto anticipato può diventare una mossa per riprendere il controllo

9 MAY 26
Immagine di Meloni ha perso il controllo della scena. Perché il voto anticipato può convenirle

La presidente del consiglio Giorgia Meloni in Parlamaneto (foto LaPresse)

La domanda non è se Giorgia Meloni abbia ancora i numeri per governare. Li ha. La domanda non è se la maggioranza sia formalmente in crisi. Non lo è. La domanda non è neppure se il centrodestra, andando domani alle elezioni, sarebbe automaticamente sconfitto. Non è detto. La domanda vera è un’altra: quanto tempo può permettersi di restare a Palazzo Chigi una leader che ha costruito la propria forza sull’idea di essere invincibile, lucida, sincronizzata con il paese, e che dalla sconfitta al referendum in poi non sembra averne azzeccata più una? La politica, specie quando arriva alla fine di un ciclo, non si misura solo con i voti parlamentari. Si misura con l’odore.
Meloni non è Prodi nel 2008, non è Conte nell’inverno del 2021, non è Draghi nell’estate del 2022. Non è appesa a un gruppetto di senatori inquieti. Ma rischia qualcosa di diverso e forse più insidioso: rischia di diventare prigioniera della propria durata. Rischia di arrivare viva alla fine della legislatura, ma politicamente esausta. Il referendum è stato lo spartiacque. Non perché un referendum perso imponga automaticamente le dimissioni di un governo. Sarebbe una sciocchezza. Ma perché Meloni quel referendum lo aveva trasformato in un test di forza, in una prova muscolare, in un passaggio identitario. Doveva servire a dimostrare che la destra non era soltanto capace di vincere le elezioni, ma anche di cambiare le regole del gioco. E’ accaduto il contrario. Gli elettori hanno detto No, le opposizioni hanno capito di poterla battere, la maggioranza ha scoperto che la premier non è intoccabile, e da quel momento la narrazione meloniana ha cominciato a incrinarsi. Il punto è che dopo una sconfitta del genere un leader ha due strade. O cambia spartito, o cambia campo. Meloni invece ha scelto una terza via: far finta che nulla sia successo. Da qui nasce il ragionamento razionale sul voto anticipato. Non come colpo di testa. Non come fuga. Non come ricatto al paese. Ma come mossa per impedire che siano gli eventi a scegliere per lei. Ogni mese in più può diventare un mese contro.
La tentazione di Meloni è evidente: arrivare al 2027, rivendicare cinque anni pieni, presentarsi come la prima premier capace di dare stabilità all’Italia. Sarebbe un argomento potente, se la stabilità fosse ancora percepita come forza. Ma quando la stabilità diventa immobilismo, quando la durata diventa sopportazione, quando il governo non apre più una stagione ma la trascina, il merito si rovescia nel suo contrario. Andare a votare presto, invece, significherebbe trasformare la debolezza in scelta. Significherebbe dire al paese: dopo il referendum si è chiusa una fase, ora ne apro un’altra. Significherebbe costringere gli avversari a organizzarsi in fretta, prima che il campo largo trovi una grammatica comune. Significherebbe impedire agli alleati di logorare la premier dall’interno. Significherebbe chiedere agli elettori non un giudizio sul consuntivo finale, ma un nuovo mandato prima che il consuntivo diventi troppo pesante. Naturalmente il voto anticipato è rischioso. Ma in politica esistono rischi attivi e rischi passivi. Il rischio attivo è andare alle urne quando si è feriti ma ancora competitivi. Il rischio passivo è aspettare che la ferita si infetti. Meloni oggi non è sconfitta. Ma ha smesso di sembrare inevitabile. Il paradosso è che per salvarsi Meloni dovrebbe fare la cosa più meloniana e meno governativa possibile: rompere lo schema, sfidare tutti, andare davanti agli italiani prima che siano gli italiani ad aver deciso di voltare pagina. Restare può sembrare prudenza. Ma forse è solo paura travestita da senso di responsabilità.
Testo realizzato con AI